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“Dal centro del nostro cuore alla periferia
di Manaus: Nardò-Gallipoli in Brasile”
<< … Sul volto stanco ed affaticato dal lungo viaggio oltreoceano si è lasciata da subito trasparire, agli occhi poveri ma ricolmi di grazia di chi ci ha ospitato, la “bruttezza” del nostro mondo ricco
ma vuoto di Dio.
Non si troverebbero facilmente le parole per descrivere la fisionomia di questa “bruttezza” che si avverte venire fuori da ciascuno nel momento in cui ci si trova dinanzi alla periferia di Manaus: estese valli e colline su cui si adagiano, quasi appoggiate in atteggiamento di transito, casette di teli, tavole, mattoni, lamiere, eternit o altro materiale disponibile ad accogliere una persona umana.
Nelle zone più periferiche della periferia, poi, non esistono vere e proprie strade che permettono di oltrepassare questi ambienti provvisori di vita umana. Ci s’imbatte così in piccoli, scoscesi e disastrati, sentieri modellati dalle acque piovane sulla terra argillosa che un tempo dava vita
ad un tratto di foresta.
Il nostro sguardo si spalanca letteralmente a 360° di stupore frammisto ad indignazione dinanzi a scenari, a dir poco, disumani ancora in piedi nell’ormai inoltrato III millennio.
Ma … in realtà, il nostro, è lo sguardo “brutto”
di un mondo ricco ma vuoto di Dio…
E’ iniziata così in noi a venir fuori la “bruttezza”
di un mondo che ciascuno si portava dentro: quel volto deforme che
puntando esclusivamente sul progresso ed il benessere
esasperati all’infinito irraggiungibile
esclude Dio che dà vita e mantiene in vita.
Dal centro del nostro cuore, del nostro ricco mondo,
del nostro pensare solo e soltanto a se stessi,
alla periferia di Manaus era proprio l’itinerario
che Dio aveva da un po’ di tempo sognato che
qualcuno intraprendesse per ritornare a vivere di vera,
autentica, piena ed eterna vita.
E questo viaggio inizia dall’abbraccio
del nostro piccolo ma grande missionario padre Massimo Ramundo
assieme a quello delle famiglie povere
della periferia di Manaus che ci hanno accolto
come loro familiari ed amici.
E’ il viaggio missionario che va
dalla “bruttezza” alla “bellezza” della vita
passando attraverso la foresta amazzonica
lasciandosi, infine, abbracciare
dalle comunità indigene del nord-Brasile.
E’ nel cuore della foresta amazzonica che,
abbracciati da un’estesa quantità di acqua ed una
strabiliante multiforme vegetazione naturale,
si è percepito la “bellezza” dell’essere in Dio.
Avere la possibilità di soffermarsi in quei posti inimmaginabili
di foreste ancora vergini significa infatti
ritornare alle origini del nostro essere in Dio
Sua immagine e chiamati a diventare ogni giorno Suoi Figli.
L’ “eden paradisiaco della Genesi”,
il giardino di Dio,
si ripropone a ciascuno quanto più ci si abbandona
a ciò che si è vissuto in terra amazzone
nel farsi poveri con i poveri …
ed il cielo
quasi più vicino,
più stellato e più maestoso
al buio più profondo delle notti di agosto,
sembra discendere dall’alto per attirare a se
tutto e tutti e
dal basso innalzarci
a vita nuova,
evangelica,
eterna … >>.
don Pierluigi Strafella
Corrispondenza con Padre Massimo
dopo l'esperienza missionaria estiva 09
ed il bonifico di 25.000 euro (venticinquemila)
che la diocesi di Nardò-Gallipoli
gli ha inviato "per sostegno
pastorale indigena Manaus "
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