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Dal centro del nostro cuore alla periferia di Manaus: Nardò-Gallipoli in Brasile

 

Diario di bordo:

missione in Brasile

–Estate 2009-

 

a cura di Teresa NATALI,

volontaria-missionaria di Neviano (Le)

 

 

Preparazione esperienza missionaria

Il viaggio in Brasile è stato realizzato a conclusione di un anno voluto dal nostro Vescovo Mons. Domenico Caliandro e portato avanti egregiamente dal nostro direttore uff. missionario don Pierluigi Strafella. Scopo del progetto era la sensibilizzazione e la raccolta di fondi a favore della missione di P. Massimo Ramundo in Brasile. Sono stati raccolti € 25.000!

Abbiamo iniziato la preparazione all’esperienza missionaria con degli incontri periodici presieduti da P. Massimo e don Pierluigi. In uno di questi incontri P. Massimo ci ha regalato un anello dicendo: “Con questo anello voi state sposando la causa dei poveri”. Ci siamo sentiti carichi di responsabilità. La giornata vissuta insieme, in campagna, è stata interessante; il tema dell’incontro era : <conosciamoci>; il gruppo era composto da persone provenienti da diversi paesi della nostra Diocesi. Al centro del gruppo P. Massimo commentava con entusiasmo e forza il significato dei simboli della missione sparsi per terra.

Finalmente tutto è pronto: passaporto, vaccini ecc. Prima di partire siamo andati a salutare il nostro Vescovo che insieme alla Sua benedizione ci ha fatto dono di un Crocifisso. L’appuntamento per tutti è all’aeroporto di Brindisi Venerdì 7 Agosto alle ore 13.00 per il volo delle ore 15.45. Alle ore 16.00 siamo in volo; in aereo ci offrono biscotti, salatini, acqua, the, ecc. Atterriamo a Roma alle ore 16.35; dalle 16.35 alle 22.00 siamo in aeroporto, telefonate varie ecc. Ore 22.00: si parte per S. Paolo, 12 ore di volo, altre 4 da S. Paolo a Manaus.

                                    

All’aeroporto di Manaus ad accoglierci, sorridente ed emozionato, c’è P. Massimo che ci saluta ripetendo più volte: << Che emozione!>>. Con la sua automobile e due taxi arriviamo alla casa dei Padri missionari. Le famiglie che devono ospitarci ci accolgono con canti e cartelloni di benvenuto. Ci offrono un succo di frutta e il pranzo. Subito dopo P. Massimo con la sua Fiat “sgangherata” accompagna il gruppo, due per volta, a destinazione. Impatto traumatico con le Famiglie, indescrivibili le difficoltà di ogni genere.

La periferia di Manaus, dove noi abitiamo, è costituita da case basse, solo qualche strada è asfaltata, il resto è terra battuta. Lungo i marciapiedi rivoli di acqua sporca e, all’interno delle case, niente porte, niente mobili, niente bagni, niente sedie! Solo disordine e sporcizia dappertutto! Ma le persone sono sempre con il sorriso, sensibili a qualunque nostro bisogno; si sentono orgogliose di averci nella loro casa: “Siamo poveri”, ci dicono, “ma voi per noi siete importanti, perché siamo credenti e tutto quello che abbiamo lo condividiamo”. Si respira il senso sacro dell’ospitalità che ci mette in crisi, quel poco che hanno lo mettono a disposizione di un missionario e del suo gruppo.

                                        

Tradizioni, cibo e costumi

Al mattino sveglia prestissimo per tutti: i ragazzi devono prendere il pullman per andare a scuola e i genitori per andare al lavoro; si ritorna nel pomeriggio tardi. Il pranzo si fa la sera quando la famiglia è al completo. Sono famiglie del ceto medio. La colazione al mattino consiste in succhi di frutta fatti in casa con molto zucchero, uova fritte, farina fritta e non, caffè; a pranzo e/o cena carne o pesce (il pesce è di fiume, buonissimo), fagioli, farina sempre (come per noi il pane); da bere: succhi, acqua o birra. Se i posti a tavola sono insufficienti perché l’unico tavolo, se c’è, serve per posare le pietanze, si mangia seduti con il piatto sulle ginocchia; se mancano le sedie ci si siede per terra a gambe incrociate, senza problemi. Niente tovaglioli.

Culto

Chiese cristiane  se ne trovano diverse e di differenti confessioni, comunque poche quelle cattoliche rispetto alle altre che sembra contendersi i fedeli. Tutto ruota attorno alla figura del Vescovo e del Sacerdote. I Sacerdoti sono pochissimi, trovarne uno è difficile. Le chiese evangeliche sono tante e i pastori e gli agenti pastorali sono disponibili a tutte le ore. Molti cristiani brasiliani sarebbero disposti a diventare preti, ma non ritengono di avere la vocazione al celibato. Le celebrazioni eucaristiche non suscitano interesse, mancano corsi biblici, scuole di preghiera e di meditazione. Le chiese evangeliche sono molto frequentate, viene usato un linguaggio che la gente capisce. La chiesa cattolica, in Brasile, si è rinnovata con la nascita delle “ Comunità Ecclesiali Di Base” che non sono ancora valorizzate. Dal 21 al 25 Luglio si è celebrato il 12° incontro interecclesiale. Il tema scelto per l’evento è stato “ecologia e missione”; il motto:  “Il Grido viene dall’Amazzonia, ventre della terra”. (art. Giornale NIGRIZIA)

VISITA DELLE DIVERSE REALTA’ IN MANAUS

Punta Negra, grattacieli e turismo

  

Il Brasile è un paese ricchissimo di risorse naturali; il suo popolo è una miscela di tutte le razze del mondo. Ciò che rovina il Brasile è il sistema socio-economico-politico, che dà valore solo a chi produce. Gli altri, che rappresentano la maggioranza, sono esclusi e sono destinati ad essere marginalizzati, se non addirittura eliminati. “Valore della persona umana, fraternità, giustizia” sono parole vuote. Ci sono zone bellissime, con grattacieli, strade larghe asfaltate, alberghi, bar, ristoranti ben attrezzati dove è sviluppato il turismo. In centro le strade sono piene di negozi grandi, forniti di articoli di ogni genere e firmati da nomi di prestigio.

Traffico intenso, veloce e disordinato, classico delle grandi metropoli.

Che confusione! Ci sono due porti: uno da turismo e un altro commerciale. Il primo è molto grande, con negozi, punti vendita per il ristoro e un ristorante di lusso. Il secondo  viene utilizzato per il trasporto di merci di ogni genere (alimentari mobili ecc.) dalle città nella foresta.

Mercato

 

Il mercato “coperto” è enorme: tantissima frutta, fresca e secca, verdura, cereali, formaggi ecc. C’è anche il mercato del pesce di fiume, buonissimo, che viene preparato in tanti modi.

Curia, Vescovo, uffici ecclesiali, Centro Indigenista Missionario

Abbiamo visitato il “vescovado”. L’Arcivescovo ci riceve con un’accoglienza sorprendente, ci offre e ci serve lui stesso la colazione: succo di frutta, caffè, biscotti e nel contempo racconta: << Dal 1967 c’è un flusso migratorio di indigeni in cerca di lavoro verso le città. La chiesa non ce la fa a seguire tutti. Sono sorte molte chiese protestanti. I cattolici sono in minoranza. La pastorale familiare sta lavorando in questa realtà, c’è un’equipe che accompagna le famiglie in crisi. C’è il problema delle vocazioni sacerdotali: in tutto, tra religiosi e diocesani, siamo 130. In questi mesi si sta preparando la settima assemblea, si sta lavorando da un anno con i Padri e con i laici. La metodologia è: vedere – giudicare – agire. Il grande tema sarà: “Discepoli Missionari di Cristo” perché la nostra popolazione abbia Gesù nella vita. Evangelizzazione globale, non solo Vangelo, ma anche testimonianza, dialogo ecumenico per trasformare la società. Organizzazione in tre livelli :  1) lavorare in maniera personale: libertà e autorealizzazione; 2) Comunitario, il nostro mondo è individualista; 3) Società, cambiare la società ingiusta. Sono le grandi sfide che la chiesa di Manaus ha nei confronti della società. La chiesa prenderà due azioni concrete a livello personale, comunitario, sociale. Nascerà il piano pastorale che ha la validità di tre anni. >> Domanda: “Che cosa vuole dire al nostro vescovo?” << Un abbraccio, che la Diocesi non perda lo spirito missionario.>> Continua: << I ricchi hanno deciso di vivere lontano dai poveri, tra i poveri c‘è ancora questo spirito comunitario. La città è formata da tante altre città, da classi sociali differenti>>. Ancora: << Il grande problema è la periferia, Manaus ha ricevuto molti soldi perché è zona franca, ci dovrebbero essere già tutti i servizi. Solo adesso si sta iniziando a mettere le fogne. La chiesa sta facendo pressione, si va avanti a piccoli passi. Il Governo federale del Brasile “si lava le mani”: per non espropriare aspetta che la gente occupi e poi interviene a costruire strade ecc. Il Governo, con un progetto edile, sta tirando fuori le persone dalle palafitte, ma le abitazioni non hanno il servizio fognante. La fogna va nel fiume e poi ritorna nelle case dai rubinetti … un parco che sta in mezzo alla fogna. Prima non c’erano molti popoli indigeni, ora gli indios sono in città. Che pastorale fare? Sono popoli risorti, fino a qualche anno fa non si riconoscevano>> Domanda: “La causa indigena è a cuore della Chiesa missionaria?” << Si, soprattutto alcune Regioni dove la chiesa è minacciata di morte>>. “Il rapporto con Roma?”, chiediamo. <<Prima si respirava un’aria di diffidenza all’interno del Vaticano approfittando forse della grandezza e della santità del papa Giovanni Paolo II … oggi tutte le volte si va negli ambienti vaticani ci si sente in un clima più disteso, fraterno ed amorevole e con l’attuale papa Benedetto XVI si sta cooperando molto con la missione, specie con lo stato dell’Amazzonia>>.

Centro indigenista missionario    Caritas

Abbiamo visitato alcuni  locali della Parrocchia del centro di Manaus gestiti dalla Caritas. Alcune ragazze, volontarie, operano intrattenendo bambini, figli di genitori che lavorano o che sono in difficoltà. I genitori di questi bambini, e a volte anche questi ultimi, si recano nei mercati, all’ora di chiusura, a cercare nei rifiuti frutta e verdura, puliscono quello che trovano, lo impacchettano e la rivendono.

Palafitte

Famiglie intere vivono in pochi metri quadrati, sull’acqua; ciò che c’è all’interno cade o si butta di sotto; con l’umidità e il caldo, poi, imputridisce restituendo esalazioni che si respirano. Tanta povertà negli occhi, tanto dolore nel cuore di questa gente. In fondo alla “passerella” ci sono le palafitte di un gruppo di missionari itineranti composto da tre suore e due Padri Gesuiti. Lo scopo della missione è l’evangelizzazione in posti anche lontani, la palafitta è solo un punto d’appoggio; ogni tanto fanno visita alle famiglie “vicine di palafitta”. Uno dei Padri Gesuita ci racconta che ultimamente sono impegnati in zone dove c’è la guerra per l’oro, per la cui ricerca viene utilizzato l’uranio che è nocivo alle persone.

 

Zone di occupazione, Favelas / case costruite dal Governo

               

Francesco è un laico volontario, arrivato a Manaus 32 anni fa da seminarista, ci accompagna e ci racconta:<<  Manaus era una piccola città, ogni anno ci sono 330 occupazioni di abitazioni. Le persone, attratte dal progetto del Governo: “Mia casa e mia vita” continuano a venire dalla foresta e da altre zone del Brasile. Non esiste un programma di “abitazione”, un piano regolatore, il Governo non s’interessa. Le famiglie cercano di arrangiarsi senza servizi, ma per gli indios, abituati a vivere sul fiume, l’acqua è sacra ed è vita, se non c’è manca tutto. Ci sono i “faccenderos”, pagati dai politici e anche dal governo, che controllano la situazione delle occupazioni “mafia”. A volte mandano via intere famiglie con la scusa che non hanno il documento per dimostrare che la terra occupata è la loro. In un secondo momento le richiamano e le fanno pagare per riavere la terra. I politici approfittano di questa situazione: durante il periodo delle votazioni promettono acqua, luce, strade ecc. … La più grande occupazione a Manaus è “Nuova Vittoria” dove c’è tanta violenza. Le zone migliori sono occupate dai “faccenderos” che con documenti falsi si appropriano di terreni. Io sono assessore, cerco di creare una coscienza critica nei confronti delle organizzazioni che fanno i propri interessi.>>.  Che confusione!

Abbiamo visto una zona occupata. E’ una confusione totale, le case costruite disordinatamente, senza regole, strade in terra battuta, sentieri, canali, dirupi; “quando piove è un disastro” ci dice Francesco. Entriamo in una “casa”dove vivono tre persone: due adulti e una bimba nipotina (la mamma? Non si sa) Un signore seduto (non su sedia a rotelle), non può camminare: gambe e polsi rotti, i polmoni ammalati. Vivono senza acqua e luce. Il “bagno” è un piccolo vaso che poi viene svuotato all’esterno. Devono pagare 70 reals= 35 €  di affitto ad una persona amica. Tante sono le situazioni analoghe. Francesco ci dice che spesso fa delle raccolte di cibo, indumenti,  soldi ecc. per queste persone.

Comunità di recupero,  

per tossicodipendenti, opera dei missionari. Tanti ragazzi e ragazze dai 16 ai 30 anni. Tre parole balzano ai nostri occhi: Spiritualità – Famiglia – Lavoro. E’ un posto dove c’è la presenza di Dio perché c’è gente che soffre. Slogan: VITA SI, DROGA NO!. Il recupero è più difficile per le ragazze perché hanno delle storie complesse alle spalle, spesso anche con bambini. Il posto è bellissimo, la struttura è situata in mezzo al verde, gli ambienti sono dislocati  in delle costruzioni di case basse circondate da giardini e prati;  in prossimità delle case, all’esterno su una pianta o su una pietra, c’è scritto il nome che serve a distinguere l’abitazione e il gruppo che vi abita. Gli spazi esterni, adibiti ad orto, giardino, prato  sono curati dagli stessi ragazzi. Ci sono altre attività all’interno della struttura: un allevamento di galline e uno di pesci in costruzione. Le ragazze invece svolgono attività di laboratori: ricamo, maglia,uncinetto, cucito. I prodotti vengono venduti. Noi abbiamo comprato degli asciugamani ricamati, delle magliette, ecc.

Emozionante, per tutti noi, è stata la partecipazione alla celebrazione dell’Eucaristia insieme ai ragazzi, sotto un grande gazebo sito al centro della struttura. Vedere tanti giovani, tutti della stessa età, partecipare alla messa, cantare e pregare con negli occhi espresso il desiderio di salvezza e di speranza, fa pensare a quanto importante e necessario sia il lavoro dei missionari e a quanta gratitudine e sostegno morale ed economico dobbiamo avere nei loro riguardi.

Comunità Indigena in Manaus

                                       

Siamo in un’altra comunità e Francesco, il nostro accompagnatore, ci dice che  sono indigeni venuti dalla foresta, vivono mantenendo tradizioni e cultura proprie. Le abitazioni sono capanne di  legno e paglia. Alcune signore ci fanno accomodare sotto un gazebo, è una scuola. Il capo indigeno è uno che traffica con e per le occupazioni “mafiose”, però si racconta che fa parte di un popolo pacifico che vuole solo conservare le proprie tradizioni.

Il maestro della scuola ci fa vedere dei cartelloni  e illustra il metodo che adopera per l’alfabetizzazione dei ragazzi. Usano i nostri stessi caratteri. I ragazzi non conoscono l’alfabeto, riproducono graficamente i suoni. Con le lezioni giornaliere il maestro sta costruendo un libro che servirà a tutti per lo studio. Il Governo, racconta il maestro, si occupa della formazione dei docenti però non riconosce gli stessi come dipendenti a parità degli altri. Ricevono anche visite di controllo, ma la scuola non è riconosciuta. Che confusione! Il Governo, dicono le persone presenti, vuole far morire la nostra cultura e le nostre tradizioni e vuole che i nostri bambini frequentino la scuola pubblica, dove sono emarginati; né noi abbiamo la possibilità di farlo.

VISITA COMUNITA’ INDIGENA NELLA FORESTA

Mercoledì ci imbarchiamo per la foresta. Percorriamo i fiumi RIO NEGRO E RIO SOLIMONES. Sbarchiamo a Careiro Castanho, presso la casa dei Padri missionari: una casa situata sulla riva del fiume e in mezzo al verde. In uno stanzone fornito di angolo cottura, sistemiamo le amache; ci sono anche 2 bagni, uno all’interno e uno all’esterno; tutto da pulire naturalmente! Alcune di noi, insieme a Padre Massimo e don PierLuigi usciamo a comprare il necessario per i 4 giorni di permanenza nella Foresta.

Carcere

Nel pomeriggio andiamo a trovare due ragazzi in carcere. Entrano soltanto P. Massimo e Don PierLuigi, noi possiamo solo “sbirciare” perché la sig.ra ci lascia la porta socchiusa solo per pochi minuti.  Quello che riusciamo a vedere è scioccante: 18 ragazzi divisi in due stanze di 4 mq. l’una; a dorso nudo con la luce accesa, perché le stanze sono prive di luce naturale stando all’interno. Alla vista dei Sacerdoti i ragazzi indossano subito le magliette e, all’invito di P. Massimo alla preghiera, prendono tutti la Bibbia. All’uscita incontriamo la madre dei due ragazzi: un figlio ucciso e due in carcere per aver tentato di difendere il fratello ucciso. Ci sembra di vedere Maria ai piedi della Croce, viene a portare da mangiare ai due figli. << Non sempre mi fanno entrare,>> ci dice <<oggi c’è alla porta una signora brava che mi fa passare>>. Ha due occhi asciutti, che lasciano trasparire dal profondo dell’animo l’immenso dolore. Cerchiamo di darle coraggio, non ci sono parole, P. Massimo le dice di avere fede nella giustizia, però ci vuole tempo, bisogna aspettare. La salutiamo con la morte nel cuore; per noi è un’esperienza forte.

Careiro Castanho è un Comune situato al centro della Regione Amazzonica. Gli abitanti sono circa 35000 di cui 7/8000 nella città, il resto sparsi su un territorio di circa 20.000 kmq, suddivisi in 70 comunità lungo i fiumi, canali laghi o sentieri. La città è nata all’incrocio della strada “transamazzonica” con il fiume Castanho. All’inizio sembrava avesse un grande sviluppo: era la speranza di insediamento per molte famiglie. Dopo pochi anni la terra si è rivelata poco fertile e la strada debole per la mancanza di roccia. Il Governo non si è interessato e le famiglie hanno ricominciato la peregrinazione.

Chiesa e realtà sociali

Sono in tre i Frati Missionari presenti a Castanho. Alcide Mazzoldi, diacono permanente, è in Amazzonia dal 1976; Frate Roberto Sangalli dal 1999 e Padre Iginio Mazzucchi dal 1960. Seguono gli orientamenti della Chiesa locale. La priorità è la formazione e la valorizzazione dei laici. Visitano le comunità dell’entroterra ogni 3 o 4 mesi. Seguono le opere sociali: a) 2 Scuole Materne che accolgono 240 bambini da uno a sei anni. I bambini ricevono educazione, alimentazione, vestiti, assistenza sanitaria. La Scuola è aperta dal lunedì al venerdì dalle 7.00 alle 17.00; b) Recanto (Oasi): è un terreno di circa 700.000 mq. (80% di foresta nativa) a 4 km dalla cittadina dove hanno costruito strutture rustiche, alla “moda” indigena, ma molto funzionali. Il Sabato e la Domenica 300 adolescenti, dai 7 ai 15 anni, lo frequentano, ricevendo educazione, alimentazione, divertimento, assistenza medica, insegnamento (teorico e pratico) di artigianato, musica, danza ecc. Anche i movimenti pastorali lo utilizzano per incontri, riunioni, assemblee. Lo scopo principale è togliere i ragazzi dalla strada. c)  Una Scuola professionale Lanteriama, frequentata da 60 adolescenti dai 13 ai 18 anni, tutti i giorni per tutto l’anno. Sono ragazzi che vengono dall’entroterra, ricevono insegnamento professionale di base in agricoltura, falegnameria, musica, informatica, meccanica ecc. Inoltre i Padri Missionari si occupano di orientare la costruzione di canoe e barche per il trasporto di alcuni ammalati (ambulanze fluviali). Una fabbrica di ghiaccio  e una camera frigorifera per la conservazione degli alimenti. Accompagnano operatori della salute fornendo loro benzina e aiutando nei corsi di formazione e di aggiornamento.

RADIO

                       

Dal 20 ottobre 2007 hanno la concessione di un canale radio FM. “Radio Castanho è in onda e sta facendo furore” ci dice P.Iginio. E’ ascoltata da molte persone soprattutto dall’entroterra. E’ un mezzo di comunicazione importante per la regione che è molto grande dove è difficile comunicare.

IMBARCAZIONE 6 ORE DI FIUME

Giovedì mattina alle ore 8.15 lasciamo Carreiro Castanho  per raggiungere la prima comunità indigena nella foresta. Ad accompagnarci sono un pastore protestante, Juan, che guida la barca, e la moglie “Vautelussu”. Lungo il percorso il paesaggio naturale è indescrivibile: un’enorme distesa di acqua, con delle piccole isole di vegetazione che si specchiano nel fiume; un vero spettacolo della natura. Arriviamo a destinazione alle ore 13.30, dopo 6 ore di viaggio. Ad attenderci e a farci festa c’è un cane che abbaia felice e scodinzola alla vista del suo padrone, il Pastore. E’ una Chiesa protestante l’ambiente nel quale dobbiamo trascorrere i 4 giorni. Spostiamo i banchi e montiamo le amache per la notte. Nella chiesa non c’è il bagno, ne hanno costruito uno apposta per noi all’esterno: una piccola casetta di legno senza porta e senza water, con un buco nel centro. Fa caldo, tanto, ci laviamo sulla zattera che si trova di fronte, sulla riva del fiume, a pochi metri dalla chiesa. Sulla zattera le donne fanno tutto: lavano le stoviglie, i vestiti, il pesce ecc., oltre a farsi la doccia. Padre Massimo con naturalezza entra nel fiume per lavarsi e rinfrescarsi, mentre  noi abbiamo paura; l’acqua sembra sporca mentre per P.M. è argillosa e fa bene alla pelle. Il gruppo non si fida e qualcuno inizia ad insaponarsi facendosi versare l’acqua con una bacinella. Due di noi trovano il coraggio e si buttano in acqua. Dopo l’impresa del bagno, mangiamo frise con il pomodoro, portate da noi dall’Italia. Alle 18.00 è già buio, Don PierLuigi e P.Massimo  celebrano l’Eucaristia a lume di candele su una panca, al’esterno sotto una copertura di legno e paglia. Dopo, sullo stesso tavolo, ceniamo; pesce preparato dalla coppia protestante. Il pesce è di fiume ed è buonissimo.

Giornata tipo nella foresta: sveglia alle 6.00 – 6.30, ci laviamo al fiume sulla zattera stando in equilibrio; colazione con latte in polvere, caffè, farina di manioca, biscotti. Dopo si esce sul fiume per incontrare altre comunità oppure per la caccia e/o pesca. Si ritorna per la preparazione e la consumazione del pranzo: farina, carne e/o pesce; si lavano i piatti sulla zattera. Nel pomeriggio si esce sul fiume, stesso itinerario del mattino. Alle ore 18.00 celebrazione; poi cena con farina, carne e/o pesce, riso.

CHIESA PROTESTANTE

La casa che ci ospita, nella foresta, è proprio una chiesa protestante. Il Pastore e la moglie sono stati tutto il tempo con noi ad aiutarci. Negli spostamenti, sul fiume, è stato Juan a guidare la barca; mentre la moglie, di una dolcezza unica, ci ha aiutati a far da mangiare. Durante la celebrazione della Messa loro hanno partecipato con disinvoltura, sorridenti e sempre pronti a qualunque nostra necessità. Le famiglie che abitano le rive del fiume, a parte qualche eccezione cattolica, sono protestanti, per loro c’è poca differenza tra una religione e l’altra, non si rendono conto. I Pastori delle chiese evangeliche spesso le visitano portando loro qualcosa in dono: alimenti, quaderni, libri ecc.; queste per riconoscenza aderiscono.

SCUOLA

Ne visitiamo una con circa 30 bambini di tutte le età; proviamo a far loro qualche domanda, anche in portoghese; ci guardano con gli occhi sgranati ma nessuno parla. La maestra ci dice che stanno facendo una lezione di ecologia: rispetto per le piante, per l’ambiente. Abbiamo saputo,dopo, che la maestra è un’abusiva, nel senso che svolge un compito che non le compete, comunque i bambini hanno un pasto sicuro al giorno. Trascorriamo buona parte della giornata in questa comunità, giocando e pranzando insieme.

CASE SPARSE E FAMIGLIE SEPARATE

Lungo le rive del fiume ci sono delle case sparse, alcune visibili altre più all’interno. Le famiglie preferiscono vivere lontane tra loro perché litigano per questioni di occupazione di terra. A volte, quando alcune famiglie non vanno d’accordo, la comunità le mette nelle condizioni di andarsene. Il concetto di famiglia c’è e non c’è perché stanno insieme, si separano, nascono i bambini e i papà non ci sono, ecc. In questa realtà i missionari, con molta cautela, cercano d’incoraggiare, dare speranza con le celebrazioni e con i Battesimi.

PESCA E CACCIA NELLA FORESTA

A  caccia di coccodrilli non siamo andate perché pericolosa. Una sera, verso mezzanotte, mentre dormiamo, gli indios ci svegliano per farci vedere un coccodrillo, pescato per noi, disteso per terra a pochi metri dalla casa dove dormiamo. Il giorno dopo, lo tagliano in due: dalla cintola in giù lo cucinano (fritto e arrostito), l’altra metà la ributtano nel fiume.

Un pomeriggio siamo andati prima a pesca poi a caccia. I pesci si prendono con facilità, gli indios dalla canoa buttano le reti e in pochi minuti molti pesci sono già nella rete.

Per la caccia ci addentriamo, con la canoa, nella foresta. E’ uno spettacolo meraviglioso tutt’intorno. Arriviamo sulla terra ferma, nella foresta. Juan, il Pastore protestante che ci fa da guida, con l’ascia taglia i rami creando un percorso per facilitarci il passaggio. Percorriamo un bel tratto di foresta e all’improvviso sentiamo degli spari: sono gli indios che ci hanno preceduti. La preda si è infilata nel tronco di un albero ma sono riusciti a prenderla e, felici, si mettono in posa per la foto. La sera ceniamo tutti insieme con carne e pesce.

FARINA DI MANIOCA

Alcune famiglie che abitano la riva del fiume si occupano della lavorazione della farina, la cui materia prima si ricava da una pianta. Per la preparazione utilizzano dei contenitori, delle pale e del fuoco. La farina viene venduta ed è l’unica fonte di guadagno per queste persone.

LA STRADA DA CASTAGNO A NUOVO CELO

                                             

Rientriamo dalla foresta e ci troviamo a Castanho presso la casa dei Padri. Nel primo pomeriggio di martedì carichiamo i bagagli sulla Toiota “scassata” dei Padri e ci avviamo verso la comunità di Nuovo Celo. A guidare è P. Massimo. Lungo la strada, in prossimità del paese, ci sono delle capanne di indigeni. P.M. ci dice che sono delle famiglie che hanno litigato nella comunità dov’erano. Arriviamo a Nuovo Celo in serata, le famiglie che ci devono ospitare ci accolgono calorosamente. 5 del gruppo andiamo presso una famiglia che ci ospita in una stanza di tre metri per tre, però con il condizionatore e il bagno in camera; altre 2 presso un’altra famiglia; i due Sacerdoti vanno nella casa dei Padri.

Nuovo Celo è un paese di  circa 6.000 abitanti. Non ci sono strade asfaltate, è tutta terra battuta. Nella stagione della pioggia è un disastro. C’è un’unica strada larga che attraversa tutto il paese fino al fiume e delle stradine laterali. Ci sono 8 chiese protestanti e due chiese cattoliche. C’è una scuola primaria che accoglie bambini da tre anni in su per 8 anni; una scuola secondaria obbligatoria per tre anni; ed infine altri tre anni di frequenza libera per il Dottorato.

FIUME PER RAGGIUNGERE LA COMUNITA’ INDIGENA DEI  “MURA”

    

C’è un’altra comunità indigena, detta dei “Mura” a pochi km da Nuovo Celo, che si può raggiungere attraverso il fiume. Lungo le rive del fiume ci sono delle abitazioni: palafitte o case galleggianti sulle zattere oppure capanne di legno sulla terraferma. La Scuola indigena in questa comunità è bene organizzata. La Direttrice, felicissima di incontrare P.M. e tutti noi, ci fa visitare gli ambienti. All’ingresso ci sono cartelloni che evidenziano organigramma e programmi vari. Le maestre ci accolgono sorridenti e con piacere ci parlano dei loro programmi; anche i bambini sono più vivaci e più socievoli rispetto a quelli dell’altra comunità indigena. Nella scuola sono presenti delle insegnanti incaricate dal governo (Ministero) a monitorare la situazione, con osservazione diretta sui reali bisogni dei bambini, per poi stilare dei programmi ministeriali validi per tutte le scuole indigene. La scuola è molto bella, spaziosa e luminosa. Anche questa scuola accoglie bambini da 2 anni in su per 8 anni di scuola primaria, per tre obbligatori ed infine per altri 3 facoltativi per il Dottorato.

CHIESA

      

Si celebra raramente. Visitiamo la chiesa, sul tavolo c’è una piccola statua di San Antonio con tanti nastrini colorati appesi. P.M. ci dice che le persone di questa comunità sono devoti del Santo e ogni volta che si celebra un Battesimo appendono un nastrino. Per l’occasione si sarebbero dovuti celebrare molti battesimi, ma la responsabile della comunità ci dice che c’è stato un errore di comunicazione di data alla radio, perciò non c’è nessuno. In queste comunità i Padri Missionari vengono 1 o 2 volte l’ anno.

VIAGGIO DI RITORNO

Lunedì tutto è pronto per il viaggio di ritorno. P.M deve passare alle ore 21,00 per accompagnarci all’aeroporto di Manaus. Tutti siamo in fibrillazione, c’è gioia e nello stesso tempo tristezza per l’abbandono. Queste persone tra tante difficoltà e disagi ci hanno spalancato le porte della loro casa e senza conoscerci hanno lasciato che noi entrassimo nel loro quotidiano, mettendosi a nostra disposizione per qualunque nostra necessità. Ora che stiamo per partire  ogni tanto una lacrima bagna il volto di tutti. Siamo stati bene insieme, tutti abbiamo condiviso tutto, dal pranzo ad ogni piccolo gesto; queste famiglie hanno fatto di tutto per farci sentire a nostro agio, privandosi delle loro “comodità” e delle loro libertà, mettendo tutto quello che avevano a nostra disposizione.  Noi partiamo con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza indimenticabile che lascia il segno nel cuore. All’aeroporto ci accorgiamo di avere tutti un piccolo dono ricevuto dalle rispettive famiglie ospitanti: si tratta di oggetti di poco conto, ma per chi ce li ha donati e per noi hanno un valore inestimabile. Esprimono amore autentico, quello che solo i poveri sanno dare. Guardandoci, commossi, piangiamo, ma sono lacrime di riconoscenza per un popolo fortemente provato dalla povertà  che ha saputo trasmetterci valori universali come la fratellanza e l’accoglienza dell’altro, nel rispetto della propria identità e della propria persona.

Grazie Mons. Caliandro per aver permesso la realizzazione di questo viaggio, grazie Don Pierluigi per l’organizzazione, grazie P. Massimo per la disponibilità pur nelle mille difficoltà in terra di missioni.

 

 

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