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EDIFICANDO SPERANZA IN MESSICO: tra le baracche di Triquis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo … Edificando speranza in Messico

tra le baracche dei Triquis”…

 

Ciò che resta nel cuore

al ritorno di un’esperienza missionaria!

 

 

Contrariamente a quanto si ascolta in una delle canzoni che s’incontrano di tanto in tanto per radio: “Messico e nuvole … la faccia triste dell’America …” dopo l’esperienza missionaria estiva a favore dei Triquis,  il Messico mi sorride ancora, indescrivibilmente solare, tra i ricordi più preziosi che custodisco nel cuore.

Invano anche lo scorrere del tempo, che impolvera sempre ogni cosa, è riuscito ad abbruttire o deformare questa “faccia” del Messico che sorride di vita tra storia e sogni inediti anelanti nel futuro.

Se mi soffermo un po’ a scorgere i lineamenti di questo volto messicano, resto sempre ed ogni volta in modo inedito, ammirato da alcuni suoi tratti non solo belli ma anche importanti e degni d’essere messi nella valigia del ritorno all’ordinarietà della vita quotidiana.

 

Ciò che resta nel mio cuore dopo l’esperienza missionaria in Messico sono tre grandi insegnamenti di vita …

 

Anzitutto che … nella diversità vi è la comunione.

 

 

Città del Messico affascina da subito per la sua esplosiva diversità espressa in una disarmante pluralità di popolazioni multi religiose e multi etniche. Nel suo interno si contano circa trenta milioni di abitanti (più o meno metà Italia concentrata in una città).

Le sue strade urbane, normalmente a quattro corsie o più, sono sempre affollate a tutte le ore della giornata. I mezzi di trasporto pubblici, dal povero e spericolato pulmino all’ elegante e moderna metrò con le sue originalissime ruote gommate su rotaie, diventano ogni momento scenario d’incontro con volti sempre nuovi di persone che ti sorridono e ti comunicano il più sincero e cordiale bien venidos.

Per chi ha esperienza di vita frenetica delle grandi città resta davvero sbalordito per queste disarmanti cordialità e serenità che traspaiono dagli sguardi che s’incrociano … segno, però questo, eloquente di una comunione fondamentale che vi è all’origine della diversità. Ed il segreto, quasi inesauribilmente sorgivo, di questa comunione? Semplicemente il riconoscersi tutti figli della Vergine Santa Guadalupana. Ogni messicano, infatti, pur professandosi credente o non e in qualsiasi situazione di vita si trovi, ha nel cuore un amore filiale per la Madonna di Guadalupe che lo fa vivere in un dinamismo di autentica comunione.

 

 

Altro insegnamento che … nella comunione vi è la missione.

 

Arrivati in Città del Messico assieme al gruppo di volontari siamo stati subito accolti dalla comunità delle suore marcelline. Lasciato alle spalle il grande areoporto con il suo ininterrotto andirivieni di chi arriva e di chi parte … la comunità delle suore marcelline ci ha ospitato inserendoci attivamente nella vita familiare della loro casa religiosa. Con loro abbiamo condiviso ciò che è l’anima della stessa missione: la preghiera. Si è trascorso i giorni preparativi all’intervento missionario prefisso in un clima d’ indimenticabile e divina vita fraterna nella comunione che si fa in ogni istante preghiera. Ed è in questo clima, poi, che si è studiata e preparata per bene la missione a favore dei Triquis di Città Del Messico.

   

Ultimo insegnamento che … nella missione vi è la gioia.

  

          

 L’ultima settimana di permanenza in Città Del Messico è stata vissuta all’insegna di uno stare accanto ai Triquis. Sorprende sapere che in un sentire comune questo popolo sia considerato chiuso e diffidente. Mettendosi invece accanto a loro e con amore condividendo la loro vita vi si scorge tanta accoglienza e speranza.

I “Triquis” (nome letteralmente tradotto con “Grande capo”) sono un popolo che costretto dalla fame a lasciare le belle e vaste campagne messicane si è accampato tra gli agglomerati urbani della capitale e vive di estrema povertà sia materiale che spirituale. Forse in loro fa proprio davvero male quella situazione di povertà spirituale che è generata dalla emarginazione, dalla esclusione e dalla ghettizzazione di chiunque si trova a passare e spassare davanti alle loro baracche-abitazioni di tre metri per tre metri.

In una settimana abbondante la nostra missione è stata quella di comunicare loro con la nostra presenza che non sono soli, che non sono da tutti esclusi, emarginati e ghettizzati, che sono parte della grande e bella famiglia di Dio con i piedi ben saldi a terra fino agli estremi confini del mondo e la testa tra le altezze e bellezze celestiali del Vangelo. Di sicuro con la nostra  breve presenza non abbiamo fatto grandi cose ma ce l’abbiamo messa tutta per rendere grande la loro vita di tutti i giorni … giocando e lavorando in attività varie al mattino con i loro bambini ed ascoltando e dialogando vicendevolmente in un cerchio di fraternità la sera con gli adulti e genitori.

 

E’ attraverso la missione che si fa esperienza di gioia … una gioia che ha avuto la sua espressione più autentica e sublime quando l’ultimo giorno si è vissuta la rinascita di cinque nostri fratellini Triquis con il battesimo mentre si spezzava il pane della Parola e dell’Eucarestia come vera famiglia convocata ai piedi dell’altare (provvidenza vuole presso la tomba di padre Alejandro Garcìa Duràn, il padre Chinchahoma) nel giorno del Signore!

 

Don Pierluigi STRAFELLA

              

                  

 

IL MESSICO, VIAGGIO TRA CONTRADDIZIONI E SPERANZE

    

 

          

VOLA ED AIUTA A VOLARE CHIUNQUE INCONTRI NELLA TUA VITA … IN ALTO IL CUORE IO SARO’ CON TE!

 

Una madrina "oltreoceano" ...