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Corrispondenza con don Luca

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Febbraio 2010

Hola',

qui e' estate e non essendoci molte cose da fare ne approfitto per conoscere la parrocchia che è molto estesa ed anche difficilmente visitabile in quanto non ci sono vere e proprie strade.

La parrocchia di Laramate dà una mano anche alla due realtà ecclesiali vicine, quella di Ocaña, dove per fortuna ci sono due suore,e l'altra di Huachus, che si trova a tre ore di cammino, all’interno della quale non ci sono sacerdoti o suore da circa trent’anni (io li chiamo per scherzare, abbandonati da Dio e dagli uomini). Per quanto riguarda l’esperienza missionaria diocesana credo che il periodo di agosto sia ottimo e ritrovandosi specialmente nel periodo di festa di Laramate, penso che si possa fare una bella esperienza.


Al momento iniziale del mio inserimento missionario in questa terra consiglierei che le persone che possano partecipare al viaggio missionario  per venire qui non superino le quattro persone. In questo modo ci si potrebbe muovere con più facilità con la macchina che si utilizza in parrocchia. Il motivo è molto semplice, tenuto conto delle distanze e dei tempi molto lunghi, credo che per ora è bene venire in pochi. L'alloggio è in parrocchia, certo con un pò di sacrificio e con molto spirito missionario di adattamento. All’interno della parrocchia di Laramate vi si trovano sparsi circa 60 pueblitos che si potrebbero incontrare. Laramate si trova a 3200m e l'ossigeno è molto rarefatto (se ci sono persone ch soffrono di pressione non è consigliabile la zona, sono piccoli accorgimenti che anche il vescovo della prelatura mi presentava prima di mandarmi in questa parrocchia della prelatura che si trova a 10 ore di cammino in macchina da Caravelì).

Grazie di cuore al mio amato vescovo Domenico ed a tutti i fratelli e le sorelle della mia diocesi ch’è missionaria in Perù con la mia presenza di “fidei donum”. Grazie per il vostro sostenermi spiritualmente con la preghiera e l’affetto. Grazie di cuore per la raccolta che si farà nel periodo della quaresima a beneficio di questa missione.  Saluti a tutti ed a ciascuno in particolare i miei più cari abbracci.

Vostro don Luca

Dicembre 2009

Eccellenza reverendissima, sacerdoti e tutta la mia diocesi di Nardo’-Gallipoli, vi giungano i miei piu’ sentiti auguri di un santo Natale. Insieme con me, vi inviano tantissimi auguri Mons. Juan Carlos, vescovo della Prelatura, Mons. Bernardo, vescovo emerito della Prelatura che attualmente e’ il parroco della Cattedrale, degli otto sacerdoti diocesani e tre religiosi della Prelatura di Caraveli’.

Anche se, forse, e’ un po’ presto per gli auguri, ma lo faccio adesso perche` dal 16 al 20 dicembre saro’ impegnato in una missione in quattro pueblitos (agglomerati di “case” dove vive la gente piu’ povera) per la prepazione al Natale. Non vi sembri retorica, qui la retorica non vale molto, o frasi fatte ma sto veramente bene e sono molto contento delle meraviglie che Dio mi fa vedere ogni giorno in questa terra peruana.

Molto probabilmente prima o dopo Natale andro’ nella parrocchia dove il vescovo mi ha proposto di andare. Si trova a circa 3500 m. di altezza e con me verra’ un giovane accolito che si sta preparando ad essere ordinato diacono e poi presbitero. E’ normale che siete tutti invitati a venire  quando volete. Il paesino si chiama Laramate e la parrocchia “Virgen de Asuncion”. Nel territorio si trova un altro paese Ocaña che non ha sacerdote, e quindi, dovro’ dare un aiuto alle suore che lavorano in questo paese. Oltre a queste due parrocchie, la zona e’ formata di oltre una ventina di pueblitos, che, spero piu’ di una volta anno  dovro’ visitare.

Tenete conto che qui non ci sono strade e che si cammina su strade polverose, sui costoni delle montagne e quindi si impiega tantissimo tempo. Tanto per  avere un idea, Caraveli’ dista circa otto ore di strada da Laramate. Tutto questo non mi fa paura, mi fa compagnia l’affetto delle persone e la presenza di Dio. La Prelatura non dispone di fondi economici sufficienti. Attualmente e’ impegnata nella costruzione del seminario minore andato distrutto nel terremoto di qualche anno fa. Adveniat (associazione tedesca che aiuta e finanza progetti in America Latina) aiuta la Prelatura in atre opere nell’ambito della pastorale. Vi chiedo, a lei eccelenza, sacerdoti e tutta la mia diocesi, in tutta umilta’, un aiuto a queta nostra “sorella” Prelatura di Caraveli’che l’amore di Dio ci ha voluto donare.

L’aiuto riguarda l’acquisto di una macchina (4x4), che dovro’ usare io negli spostamenti nella Prelatura. Ringrazio tutti per la disponibilta’ che gia’ in altre occasioni avete dimostrato. Ringrazio lei eccelenza, don Pierluigi che si fara’ promotore dell’iniziativa e don Camillo che aiutera’ sicuramete anche lui la Prelatura, tutti i sacerdoti e la mia amata diocesi di Nardo’-Gallipoli. Anche Mons. Juan Carlos ringrazia di cuore per quanto vogliate fare. Ho riletto, avvolto nel silenzio delle Ande, il tema della diocesi di quest’anno.

Qui le parole hanno tutto un altro eco. Mi sono tante piaciute, tra le direttive del Vescovo, le parole sulla Eucarestia, ancora maggiormente belle in questo anno sacerdotale. Mi veniva alla mente la Sacramentum Caritatis, n. 84: “non possiamo tenere per noi l’amore che celebriamo nel Sacramento. Esso chiede per sua natura di essere comunicato a tutti. Cio’ di cui il mondo ha bisogno e’ l’amore di Dio, e’ incontrare Cristo e credere in Lui. Per questo l’Eucarestia non e’ solo fonte e culmine della vita della Chiesa; lo e’ anche della sua missione: “una Chiesa autenticamente eucaristica e’ una Chiesa missionaria”. (…) Veramente non c’e’ niente di piu’ bello che incontrare e comunicare Cristo a tutti. (…). Non possiamo accostarci alla Mensa eucaristica senza lasciarci trascinare nel movmento della missione che, prendendo avvio dal Cuore stesso di Dio, mira a raggiungere tutti gli uomini. Pertanto, e’ parte costitutiva della forma eucaristica dell’esistenza cristiana la tensione missionaria”.

Ma soprattutto il tema: “La missione della Chiesa di Nardo’-Gallipoli per la gioia e la speranza del mondo contemporaneo”, e tra le parole del Vescovo: “mi sembra necessario indicare per il nuovo anno come priorita’ pastorale quella che si potrebbe chiamare “dimensione contemplativa” dell’esistenza.

Beh io, mi sono detto, sono proprio fortunato perche’ secondo la definizione della Redemptoris missio , n. 91: Il missionario deve essere “un contemplativo in azione”. Ma mi sono permesso di ampliare la citazione, che mi sembra essere quella della Gaudium et spes, n.1: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi e’ di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. Pensando alla storia bimillenaria della Chiesa, mi e’ venuto in mente come se si potesse  fare una specie di “inclusione storica”: il primo Concilio della Chiesa, quello chiamato di Gerusalemme, (permettemi di consigliarvi il bellissimo testo dell’Udienza generale di Benedetto XVI del 1 ottobre 2008), l’apostolo cosi’ concludeva. “ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed e’quello che mi sono preoccupato di fare”. (Gal. 2, 10) e l’ultimo Concilio Vaticano II; il radiomessaggio ai fedeli di tutto il mondo del 11 settembre 1962 di Givanni XXIII: “in faccia ai paesi sottosviluppati la Chiesa si presenta quale e’, e vuol essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri” (EV 1, *25) e poi il discorso memorabile del Cardinale Lercaro: “Il mistero di Cristo nella Chiesa e’ stato ed e’, ma oggi e’ particolarmente, il mistero di Cristo nei poveri: in quanto la Chiesa, come ha detto il Santo Padre Giovanni XXIII, se e’ la Chiesa di tutti, oggi e’ specialmente “la chiesa dei poveri”. “Come Cristo  infatti e’ stato inviato dal Padre ad annunciare la buona novella ai poveri, a guarire quei che hanno il cuore contrito (Lc4,18), a cercare e salvare cio’ che era perduto (Lc 19,10), cosi’ pure la Chiesa circonda d’affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne la indigenza e in loro cerca di servire Cristo”. (Lumen Gentium, 8)

Una mia piccola riflessione: penso che i cosidetti “addetti ai lavori”, noi persone di Chiesa , le persone in generale hanno la loro residenza in un mondo che non e’ del povero. Il mondo del povero si presenta come un campo di lavoro, non di residenza. Il mondo del povero e’ conflituale, complicato, anche pericoloso. Dobbiamo convertirci e portare il nostro mondo nel mondo del povero, e avere li’ la nostra casa e da li’ uscire ogni mattina ad annunciare il Vangelo ad ogni persona. Solo vivendo la “notte oscura” dei poveri,  ma soprattutto con i poveri, si puo’ vivere  il giorno di Dio.

Per concludere, scusate la pretesa, ma prendo in prestito una frase di Paolo VI. La cambio un po’ per farla diventare piu’ mia: “ E alla Chiesa di Nardo’-Gallipoli, a cui tutto devo e che e’ mia, che diro’? Le benedizioni di Dio siano sopra di te; abbi coscienza della tua natura e della tua missione; abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanita’; e cammina povera, cioe’ libera, forte e amorosa verso Cristo”.

Grazie di cuore a tutti, vi voglio un mondo di bene!

Luca, o come mi chiamano qui ... Padre Luca.

 

 

 

 

 

(Mappa Perù)

 

 

 

(Lima)

 

 

 

 

(Arequipa)

 

 

 

 

(Laramate)

 

 

 

 

 

 

 

 

(Laramate Ocana)

 

 

 

 

(Pueblo)

 

 

 

 

(Pueblitos)