* Messico2008

VOLA ED AIUTA A VOLARE CHIUNQUE INCONTRI NELLA TUA VITA …

IN ALTO IL CUORE IO SARO’ CON TE!

 

Parlare di questa esperienza, onestamente, non lo trovo molto facile. Accingendomi a farlo la paura è di ridurre molto e non riuscire a trasmettere qualcosa di molto grande che abbiamo sperimentato, vissuto e soprattutto avuto in dono in terra messicana. Tuttavia, personalmente credo e ci tengo molto a questa seconda parte della missione, cioè nel dare testimonianza, nel dirlo agli altri: la missione non è terminata in Messico …

Ecco la mia personale esperienza di missione, a partire dalle motivazioni che mi hanno portato a fare questa scelta o, per meglio dire, dalla chiamata che ho sentito di aver ricevuto verso questa scelta.

Da qualche anno dicevo a me stessa di voler sperimentare un breve periodo di missione; durante il periodo dello scorso Natale, trovai in un santuario francescano un foglietto che parlava di una missione in terra messicana e partecipai all’invito dove una suora marcellina, suor Lucia, presentava questa possibilità. Così scelsi di partecipare a degli incontri preparatori per questa missione, ma dir la verità sino alla fine non ero molto convinta di partire: avevo molti dubbi, mi chiedevo cosa avrei potuto fare io in terra di missione, tra quelle persone che vivono nelle baracche, che non hanno una casa e che desidererebbero tanto avere un posto più caldo e dignitoso in cui vivere …

Successivamente, nel susseguirsi degli incontri l’entusiasmo nasceva ed il desiderio di partire era sempre più grande: avevo capito che non bisognava preoccuparsi di fare delle cose, avevo capito che la cosa più importante era decidere di voler “essere”, “essere” una semplice presenza-speranza per qualcuno che si sente emarginato, solo ed abbandonato.

Prima di ogni aiuto materiale, economico, qualsiasi persona ha bisogno di sentirsi amata e di non sentirsi sola. Allora ho pensato che con l’aiuto di Dio, forse anch’io avrei potuto fare qualcosa per queste persone, forse potevo essere anch’io uno strumento, per donare un po’ di speranza ed ottimismo, a queste persone abbandonate nelle loro miserie. Le paure non scomparvero, i dubbi neanche, ma misi la scelta di voler partire nelle mani di Dio e, con grande gioia mi sembrava di aver capito alla fine, che forse Lui mi voleva lì, fra quella gente e così … spiccai il volo insieme a tutti gli altri del gruppo.

Vi confesso che arrivata a destinazione, tra le baracche dei Triquis, come primo approccio, provai un sentimento di grande tristezza e d’impotenza dinanzi a tanta miseria e povertà. Ripetevo a me stessa la medesima perplessità: “Cosa potrò mai fare io per loro? Mi sento così piccola di fronte a tutto questo”!

Confrontandomi col gruppo percepii anche negli altri un sentimento di tristezza ma scoprì anche la condivisione di voler donare e lasciare qualcosa di noi stessi a questa gente e così, a vicenda ci facemmo coraggio e iniziammo la nostra vera missione.

In una settimana molto intensa tra i Triquis ho notato sguardi pieni di tristezza, ma con grande gioia ho sperimentato anche l’illuminarsi il viso di bambini ed adulti, semplicemente come risposta ai sorrisi che venivano loro donati. Abbiamo giocato, pregato, consumato merenda, condiviso l’amicizia … valori che sembrano scontati ma di cui abbiamo bisogno per vivere. Il messaggio che volevamo dare a questi adulti e bambini, è che non sono soli e che c’è qualcuno ch’è con loro e che li ama!

Sono contenta di aver fatto questa esperienza, di essere andata oltre, di aver varcato i confini della mia nazione, ma soprattutto di aver varcato i confini della mia paura. Ho capito che avvolte si rischia di rimanere chiusi e paralizzati nelle proprie paure ed è questo che ci impedisce di fare, ma soprattutto di “essere” per qualcun altro … aggiungendo emarginazione ad emarginazione.

 

Auguro di cuore che qualcun altro, come me, possa con l’aiuto di Dio “volare” …

 

Testimonianza di ALEMANNO Monica,

infermiera all’ospedale di Lecce