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06 Gennaio 2011

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2011
«Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21)

In occasione del Giubileo del 2000, il Venerabile Giovanni Paolo II, all’inizio di un nuovo
millennio dell’era cristiana, ha ribadito con forza la necessità di rinnovare l’impegno di portare a
tutti l’annuncio del Vangelo «con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora» (Lett. ap. Novo
millennio ineunte, 58). È il servizio più prezioso che la Chiesa può rendere all’umanità e ad ogni
singola persona alla ricerca delle ragioni profonde per vivere in pienezza la propria esistenza. Perciò
quello stesso invito risuona ogni anno nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale.
L’incessante annuncio del Vangelo, infatti, vivifica anche la Chiesa, il suo fervore, il suo spirito
apostolico, rinnova i suoi metodi pastorali perché siano sempre più appropriati alle nuove situazioni
- anche quelle che richiedono una nuova evangelizzazione - e animati dallo slancio missionario: «La
missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entusiasmo e nuove
motivazioni. La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà
ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale» (Giovanni Paolo II, Enc.
Redemptoris missio, 2).
Andate e annunciate
Questo obiettivo viene continuamente ravvivato dalla celebrazione della liturgia, specialmente
dell’Eucaristia, che si conclude sempre riecheggiando il mandato di Gesù risorto agli Apostoli:
“Andate…” (Mt 28,19). La liturgia è sempre una chiamata ‘dal mondo’ e un nuovo invio ‘nel
mondo’ per testimoniare ciò che si è sperimentato: la potenza salvifica della Parola di Dio, la
potenza salvifica del Mistero Pasquale di Cristo. Tutti coloro che hanno incontrato il Signore risorto
hanno sentito il bisogno di darne l’annuncio ad altri, come fecero i due discepoli di Emmaus. Essi,
dopo aver riconosciuto il Signore nello spezzare il pane, «partirono senza indugio e fecero ritorno a
Gerusalemme dove trovarono riuniti gli Undici» e riferirono ciò che era accaduto loro lungo la
strada (Lc 24,33-34). Il Papa Giovanni Paolo II esortava ad essere “vigili e pronti a riconoscere il
suo volto e correre dai nostri fratelli a portare il grande annunzio: “Abbiamo visto il Signore!”»
(Lett. ap. Novo millennio ineunte, 59).
A tutti
Destinatari dell’annuncio del Vangelo sono tutti i popoli. La Chiesa, «per sua natura è missionaria,
in quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il
disegno di Dio Padre» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 2). Questa è «la grazia e la vocazione
propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare» (Paolo VI, Esort.
ap. Evangelii nuntiandi, 14). Di conseguenza, non può mai chiudersi in se stessa. Si radica in
determinati luoghi per andare oltre. La sua azione, in adesione alla parola di Cristo e sotto l’influsso della sua grazia e della sua carità, si fa pienamente e attualmente presente a tutti gli uomini e a tutti i
popoli per condurli alla fede in Cristo (cfr Ad gentes, 5).
Questo compito non ha perso la sua urgenza. Anzi, «la missione di Cristo redentore, affidata alla
Chiesa, è ancora ben lontana dal suo compimento … Uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra
che tale missione è ancora agli inizi e che dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio»
(Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1). Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che,
dopo duemila anni, ci sono ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il
suo Messaggio di salvezza.
Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che, pur avendo ricevuto l’annuncio del Vangelo, lo
hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti ambienti, anche in
società tradizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede. È in atto un
cambiamento culturale, alimentato anche dalla globalizzazione, da movimenti di pensiero e
dall’imperante relativismo, un cambiamento che porta ad una mentalità e ad uno stile di vita che
prescindono dal Messaggio evangelico, come se Dio non esistesse, e che esaltano la ricerca del
benessere, del guadagno facile, della carriera e del successo come scopo della vita, anche a scapito
dei valori morali.
Corresponsabilità di tutti
La missione universale coinvolge tutti, tutto e sempre. Il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo
ha ricevuto, ma è un dono da condividere, una bella notizia da comunicare. E questo dono-impegno
è affidato non soltanto ad alcuni, bensì a tutti i battezzati, i quali sono «stirpe eletta, … gente santa,
popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9), perché proclami le sue opere meravigliose.
Ne sono coinvolte pure tutte le attività. L’attenzione e la cooperazione all’opera evangelizzatrice
della Chiesa nel mondo non possono essere limitate ad alcuni momenti e occasioni particolari, e non
possono neppure essere considerate come una delle tante attività pastorali: la dimensione
missionaria della Chiesa è essenziale, e pertanto va tenuta sempre presente. E’ importante che sia i
singoli battezzati e sia le comunità ecclesiali siano interessati non in modo sporadico e saltuario alla
missione, ma in modo costante, come forma della vita cristiana. La stessa Giornata Missionaria non
è un momento isolato nel corso dell’anno, ma è una preziosa occasione per fermarsi a riflettere se e
come rispondiamo alla vocazione missionaria; una risposta essenziale per la vita della Chiesa.
Evangelizzazione globale
L’evangelizzazione è un processo complesso e comprende vari elementi. Tra questi, un’attenzione
peculiare da parte dell’animazione missionaria è stata sempre data alla solidarietà. Questo è anche
uno degli obiettivi della Giornata Missionaria Mondiale, che, attraverso le Pontificie Opere
Missionarie, sollecita l’aiuto per lo svolgimento dei compiti di evangelizzazione nei territori di
missione. Si tratta di sostenere istituzioni necessarie per stabilire e consolidare la Chiesa mediante i
catechisti, i seminari, i sacerdoti; e anche di dare il proprio contributo al miglioramento delle
condizioni di vita delle persone in Paesi nei quali più gravi sono i fenomeni di povertà,
malnutrizione soprattutto infantile, malattie, carenza di servizi sanitari e per l'istruzione. Anche
questo rientra nella missione della Chiesa. Annunciando il Vangelo, essa si prende a cuore la vita
umana in senso pieno. Non è accettabile, ribadiva il Servo di Dio Paolo VI, che
nell’evangelizzazione si trascurino i temi riguardanti la promozione umana, la giustizia, la
liberazione da ogni forma di oppressione, ovviamente nel rispetto dell’autonomia della sfera
politica. Disinteressarsi dei problemi temporali dell’umanità significherebbe «dimenticare la lezione
che viene dal Vangelo sull’amore del prossimo sofferente e bisognoso» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 31.34); non sarebbe in sintonia con il comportamento di Gesù, il quale “percorreva tutte
le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo
ogni malattia e infermità” (Mt 9,35).
Così, attraverso la partecipazione corresponsabile alla missione della Chiesa, il cristiano diventa
costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e collabora alla
realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l’umanità. Le sfide che questa incontra, chiamano i
cristiani a camminare insieme agli altri, e la missione è parte integrante di questo cammino con tutti.
In essa noi portiamo, seppure in vasi di creta, la nostra vocazione cristiana, il tesoro inestimabile del
Vangelo, la testimonianza viva di Gesù morto e risorto, incontrato e creduto nella Chiesa.
La Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di “andare” incontro all’umanità
portando a tutti Cristo. Nel suo nome vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, in particolare a
quanti maggiormente faticano e soffrono per il Vangelo.
Dal Vaticano, 6 gennaio 2011, Solennità dell’Epifania del Signore
BENEDICTUS PP. XVI

                 
Ottobre 15, 2010

 

                                   Ottobre missionario e Giornata Missionaria Mondiale

La costruzione della comunione ecclesiale è la chiave della missione

Il tema missionario scelto per questo anno pastorale, Spezzare pane per tutti i popoli, richiama la bellezza e la condivisione del bene più prezioso che si ha a disposizione: l’amore di Dio che si manifesta in tanti modi, primo fra tutti nel dono dell’Eucarestia. Il mese di ottobre dedicato alla missione e la Giornata Missionaria Mondiale che si celebra il 24 ottobre 2010 sono occasione favorevole per rendere il messaggio di Gesù fermento di fraternità universale e per comprendere che essere battezzato implica essere un testimone del Vangelo. Questi sono alcuni degli impegni indicati da Benedetto XVI nel messaggio per la 84ª Giornata Missionaria Mondiale.

 
 

 

La Giornata Missionaria mondiale

Un pensiero alla «casa comune di tutti i popoli»

"Rinnovare l’impegno di annunciare il Vangelo e dare alle attività pastorali un più ampio respiro missionario": è con questa esortazione che si apre il messaggio di Benedetto XVI per l’84ª Giornata Missionaria mondiale.
Il messaggio del Papa per la Giornata, in calendario domenica 24 ottobre, giunge proprio a ridosso della celebrazione del 40° anniversario della morte di monsignor Oscar Romero e della Giornata di memoria dei missionari martiri e fornisce numerosi spunti di approfondimento sui temi della missione ad gentes in questo inizio del terzo millennio.
Sottolinea, tra l’altro, Benedetto XVI, che «in una società multietnica che sempre più sperimenta forme di solitudine e di indifferenza preoccupanti, i cristiani devono imparare ad offrire segni di speranza e a divenire fratelli universali, coltivando i grandi ideali che trasformano la storia e, senza false illusioni o inutili paure, impegnarsi a rendere il pianeta la casa di tutti i popoli».

                          

    

     

   Giornata Missionaria Mondiale 2010

 24 ottobre 2010 - Il Messaggio del Papa

 

 

 

       

                Rilanciare l'azione missionaria

 

 

                   Pane, sprechi per 1 milione l'anno. Meglio spezzarlo per tutti i popoli

Si tratta di un invito concreto a non sprecare ciò che abbiamo; un modo per riflettere sul valore della terra e a impiegare nel migliore dei modi i suoi beni - come quello semplice ma pieno di significato del pane - con gli altri. 

Lo slogan che guida il cammino ecclesiale delle comunità cristiane nel mese di ottobre, non a caso, è

                                                                     «Spezzare pane per tutti i popoli».

                                                                                          

          

 


 

 

06/10/2010   
Inondazioni in Pakistan
«L'acqua si è portata via tutto»
di Stefano Vecchia
Padre Waseem vive nel Punjab, una delle zone più colpite: «Nonostante gli aiuti l'emergenza è totale»

Padre Waseem Walter è responsabile della parrocchia di Jhang Sadar, nella provincia del Punjab (la Terra dei Cinque Fiumi), la più popolosa e fertile del paese. La sua è una delle parrocchie più colpite dalle inondazioni che in Pakistan hanno raggiunto il picco nella prima metà di settembre, interessando almeno 20 milioni di persone e provocando oltre 2 milioni di sfollati. Tra gli aiuti ci sono anche quelli arrivati dall'Italia, ma occorre molto altro.

Padre Waseem, ci può dare un'idea della situazione oggi?

Le acque stanno ritirandosi lentamente e in certe zone il terreno è quasi asciutto, ma la situazione se possibile è ancora più grave di quando eravamo sott'acqua. Allora, infatti, pensavamo soprattutto alla fuga o, dove possibile, ad arginare la piena, oggi constatiamo i danni gravissimi e lottiamo contro la fame e le malattie.

Nei villaggi sotto la giurisdizione della parrocchia vivono 350 famiglie cristiane, di cui 300 cattoliche. Due grandi fiumi, Chenab e Jhelum scorrono a 25 chilometri da noi ma le loro acque congiunte hanno ricoperto il territorio della parrocchia. In parte par cause naturali, in parte perché quando l'onda di piena proveniente dal Nord si  avvicinata, sono stati rotti gli argini per consentire di salvare le città maggiori, ma questo ha danneggiato gravemente i nostri villaggi, dove la gente ha perso case, bestiame e strumenti di lavoro. 

Come procedono i soccorsi?

Finora abbiamo fornito alla popolazione inclusa nel territorio della parrocchia di Jhang Sadar cibo, vestiti, acqua potabile, latte, gas da cucina, pentole e medicinali. La nostra gente è povera e non può donare molto, ma sono sempre pronti a condividere il poco che hanno, senza distinzione di fede.

In che modo la Chiesa pachistana e le Ong locali e straniere operano per soddisfare le prime necessità della popolazione?

Fanno del loro meglio, ma il loro compito è difficile dato che l'emergenza interessa la quasi totalità del paese. Anche la nostra Chiesa, in diverse aree conta danni ingenti agli edifici e alle strutture. Noi qui, anche con il sostegno della Fondazione Pro.Sa, un'iniziativa dei Camilliani italiani che da cinque anni sostiene le nostre iniziative socio-assistenziali, riusciamo nell'emergenza a far funzionare il centro di assistenza sanitaria dove ospitiamo 250 alluvionati, ma scarseggia...tutto.

La catastrofe ha in qualche modo influenzato i rapporti tra i cristiani e i musulmani, che sono la maggioranza della popolazione?

In parrocchia non facciamo distinzioni, cerchiamo di sostenere sia le famiglie cristiane, sia musulmane e questo ha creato una maggiore armonia tra le comunità religiose. In un certo senso, il nostro impegno per gli alluvionati è un'estensione delle attività sociali che abbiamo avviato da tempo, come ad esempio il centro d'accoglienza per bambini e madri indigenti. In particolare per i bambini, come in occasione della fine del Ramadan, abbiamo organizzato iniziative che consentissero loro di dimenticare, anche se per poco, la situazione terribile che si trovano a vivere.

Quali sono le risorse disponibili nella diocesi e che cosa manca ancora?

Abbiamo raccolto aiuti dalla nostra gente e dai benefattori, anche italiani, ma avremmo bisogno di molto altro. Nell'emergenza servono ancora cibo e tende, come pompe e medicinali per contrastare malaria, colera, tifo, infezioni intestinali ed altro. Sono i bambini quelli più a rischio e spesso constatiamo quanto poco servirebbe per salvare loro la vita o evitare conseguenze irreversibili sula loro salute. Poi bisognerà pensare alla ricostruzione, per consentire che la nostra gente possa ancora avere abitazioni, bestiame e raccolti.

Si è parlato di discriminazioni su base religiosa nella distribuzione dei soccorsi in alcune aree del paese. Che cosa ci può dire?

Non mi risulta, o comunque non è qualcosa di cui si è a conoscenza apertamente. Per quello che posso dire, nella nostra regione non solo non abbiamo notato discriminazioni, ma abbiamo noi stessi, cattolici di Jhang, avuto la possibilità di aiutare concretamente e di portare la nostra testimonianza ai fratelli musulmani in questa tragedia che ci ha accomunati.


25-09-2010

AMERICA/ARGENTINA - Inizia il Mese Missionario a Catamarca, nell’Anno giubilare della diocesi

San Fernando del Valle (Agenzia Fides) – Sabato 2 ottobre alle ore 18, nella Cattedrale e basilica Nostra Signora della Valle, sarà celebrata la Santa Messa per l'inizio del Mese Missionario di ottobre. La Messa concluderà una giornata di incontro, studio e preghiera, che si terrà presso il Collegio FASTA a Catamarca. La Chiesa locale celebra infatti in questo anno 2010 l’Anno giubilare della Diocesi, che è stata eretta il 21 gennaio 1910. 
Secondo le informazioni pervenute all’Agenzia Fides, alla giornata si attende la partecipazione attiva e numerosa degli operatori pastorali delle parrocchie, dei movimenti e delle istituzioni della diocesi e delle diocesi vicine, in risposta al Documento di Aparecida e alla chiamata “a riscoprire lo spirito missionario di tutta la Chiesa”.
Lo slogan scelto è "Vogliamo vedere Gesù". Durante l'incontro, che avrà inizio alle ore 9 del 2 ottobre, padre Osvaldo Leone, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM), parlerà sul tema "Missione e importanza della Missione", seguiranno lavori di gruppo, momenti di spiritualità e alla fine una esposizione sui Lineamenta della Missione. (CE) (Agenzia Fides, 25/09/2010)

 

25-09-2010

AFRICA/COSTA D’AVORIO - Ad Abidjan l’incontro di preparazione al Forum su “Culture, identità dei popoli e sviluppo in Africa e nella diaspora nera”

Abidjan (Agenzia Fides)- “Culture, identità dei popoli e sviluppo in Africa e nella diaspora nera”. È questo il tema del Forum promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura, in collaborazione con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che si terrà nel marzo 2011 ad Abidjan, in Costa d’Avorio. 
Dal 27 settembre al 1° ottobre si terrà l’incontro di preparazione al Forum, presso il Centro pastorale e missionario RECOWA/CERAO (Conferenza Episcopale regionale dell'Africa occidentale) a Abidjan. Mons. Barthélemy Adoukonou, Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura e Padre Theodore Mascarenhas, responsabile delle culture dei Paesi emergenti, rappresenteranno il Pontificio Consiglio della Cultura, P. Massimo Cenci, PIME Sotto-Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, rappresenterà quest’ultimo Dicastero; parteciperanno all’incontro anche S. E. Monsignor Ambroise Madtha, Nunzio Apostolico in Costa d’Avorio, il S. Em. Cardinale Theodore-Adrien Saar, Presidente della RECOWA-CERAO e vice-presidente del SECAM/SCEAM (Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e Madagascar), numerosi Vescovi e teologi nonché gli Ambasciatori della Costa d’Avorio e del Benin.
Un comunicato inviato all’Agenzia Fides spiega lo scopo dell’iniziativa: “Quest’anno l’Africa celebra i cinquant’anni d’indipendenza dal potere coloniale della maggior parte delle nazioni che la compongono. Contemporaneamente si ricorda il centenario della nascita del grande uomo di cultura che fu Alioune Diop. In che misura questo continente, ricco di una diversità di tinte e di colori, ha tratto profitto dall’indipendenza? Quale traccia di sviluppo ha segnato la vita delle popolazioni e qual è stato l’impatto della globalizzazione sulle culture di questo continente? Il Pontificio Consiglio della Cultura, in collaborazione con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha intenzione di dare vita a un Forum insieme con i rappresentanti delle varie organizzazioni ecclesiastiche, internazionali e non-governative, per trovare le vie e i mezzi strategici attraverso i quali lo “sviluppo” possa essere promosso, facendo della persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, il punto centrale di ogni considerazione e di ogni iniziativa”. 
“Il Forum, che avrà luogo nel marzo 2011, si prefigge di articolare la riflessione sul tema: Culture, identità dei popoli e sviluppo in Africa e nella diaspora nera. Inoltre, ambisce a diventare un luogo di riflessione permanente da cui provengono proposte concrete, consentendo un impegno effettivo nel campo della cultura e dell’educazione, come trampolino per lo sviluppo dell’Africa.
Il Pontificio Consiglio della Cultura e la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli continuano a sostenere che la riflessione comune dei pastori e dei teologi dell’Africa e della diaspora è di una importanza decisiva” conclude il comunicato. (L.M.) (Agenzia Fides 25/9/2010)

 

25-09-2010

AMERICA/PERU’ - “La politica deve cercare il bene comune”: messaggio dei Vescovi per le prossime elezioni

Lima (Agenzia Fides) – In vista delle elezioni regionali e comunali che si svolgono domenica 3 ottobre, i Vescovi del Perù hanno pubblicato un messaggio nel quale hanno chiesto ai candidati di cercare il bene comune della popolazione e di mettere da parte i conflitti fra di loro. Il messaggio dal titolo: "La politica deve cercare il bene comune e non i benefici personali o di gruppo" è stato letto durante una conferenza stampa da Mons. Miguel Cabrejos Vidarte, OFM., Arcivescovo di Trujillo e Presidente della Conferenza Episcopale Peruviana.
Nella dichiarazione, di cui copia è stata inviata all’Agenzia Fides, i Vescovi segnalano che "la democrazia non è soltanto votare, ma deve essere partecipazione attiva e responsabile dei cittadini, attraverso la collaborazione e una attenta vigilanza della gestione delle autorità elette. Per questo è importante conoscere i candidati e valutare il loro impegno per i valori democratici". Hanno inoltre sottolineato che gli elettori prima di esercitare il loro voto devono tenere conto "della visione etica e morale dei candidati su ciò che riguarda i valori fondamentali come la difesa della vita umana, la famiglia, il matrimonio, la dignità delle donne e i diritti umani".
I Vescovi hanno fatto infine appello ai mass media per esercitare la libertà di espressione, "cercando non solo la verità, ma anche la giustizia e il bene comune, in modo di informare obiettivamente, in modo imparziale e accogliendo tutti i candidati, così che le proposte siano conosciute in modo completo". (CE) (Agenzia Fides, 25/09/2010)

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11-09-2010

AMERICA/ARGENTINA - “Costruiamo una storia senza esclusi”: domani la raccolta annuale "Mas por Menos" in tutte le chiese del paese

Buenos Aires (Agenzia Fides) – Più di 9 milioni di pesos da distribuire tra i poveri in tutto il paese non sembrano essere una notizia importante, ma vedendo come viene distribuito da "Mas por Menos", il denaro sembra moltiplicarsi. Così dice il Vescovo di San Carlos de Bariloche, Fernando Maletti, uno dei Vescovi responsabili della raccolta che si svolge domani, domenica 12 settembre, una delle due iniziative annuali che mirano a sostenere "tutte le attività di evangelizzazione della Chiesa nel Paese".
Incoraggiati dall'esito della raccolta dello scorso anno, che è cresciuta del 33% rispetto al 2008, i Vescovi si aspettano una risposta simile durante questo fine settimana. “Oltre all'aspetto quantitativo è cresciuto il numero di volontari e con loro, la consapevolezza che questa è una realtà della Chiesa cattolica indirizzata a tutti”, ha detto Mons. Maletti, aggiungendo che “tutti, cattolici e anche coloro che non lo sono, possono beneficiare dell'aiuto; in modo analogo, chi offre una donazione può appartenere alla Chiesa cattolica oppure no”.
Come l'altra grande raccolta annuale della Chiesa, quella promossa dalla Caritas, che si realizza a giugno, "Mas por Menos" offre la possibilità di contribuire senza dover frequentare una celebrazione religiosa, inoltre la propria offerta può essere fatta anche dopo la seconda Domenica di Settembre (data in cui si fa la raccolta da 41 anni).
L'aumento delle offerte nel Paese si è triplicato negli ultimi sette anni. Si è passati da una raccolta di poco meno di 3 milioni di pesos nel 2002 a poco più di 9 milioni nel 2009. Il denaro è destinato a coloro che stanno portando avanti progetti sociali e pastorali, come mense, cappelle, sale riunioni per i giovani, case per bambini o anziani.
Mons. Maletti ha affermato che la raccolta è un aiuto concreto a tre gravi problemi che affliggono la società argentina contemporanea: la mancanza di orizzonti per bambini, adolescenti e giovani; la dissoluzione dei legami familiari e il vuoto giuridico che rendono facile per i minori il possesso di armi, l'accesso alle droghe e lo sfruttamento.
Per un altro dei promotori di questa iniziativa, il Vescovo di Goya (Corrientes), Mons. Ricardo Faifer, la raccolta, come la Chiesa, cerca di soddisfare il bisogno di tutti in modo integrale. L'Arcivescovo di Santa Fe e Secondo Vice Presidente della Conferenza Episcopale, Mons. José Maria Arancedo, ha detto che la raccolta "è nata come una risposta di comunione con le aree a maggiore disparità economica e sociale del Paese". Rispondendo a coloro che sono dubbiosi circa queste iniziative della Chiesa, Mons. Arancedo ha risposto: "non ci riguarda, come Chiesa dare soluzioni tecniche. Ma come Chiesa dobbiamo accompagnare la parola, con la presenza e con il sostegno concreto e questa nostra realtà”. Lo slogan della colletta 2010 è “Costruiamo una storia senza esclusi”, per creare coscienza e consapevolezza in tutti della povertà e dell’esclusione che affliggono oggi molte persone in Argentina. (CE) (Agenzia Fides, 11/09/2010)

 

01-09-2010

AMERICA/PERU’ - Festa per i 100 anni delle Carmelitane Missionarie in America Latina

Lima (Agenzia Fides) – La Congregazione religiosa delle Carmelitane Missionarie celebra il centenario della sua presenza in America Latina. Per questo motivo si è tenuto il primo Incontro Missionario della "Provincia di Santa Rosa de Lima", nella zona di Quellouno, che si trova nella Provincia di La Convención a Cuzco. A questo evento hanno partecipato religiose e laici della Congregazione delle Carmelitane Missionarie del Perù e della Bolivia.
Suor Violeta Muñoz Zegarra, Superiora della Comunità delle Carmelitane Missionarie a Cuzco, ha ricordato in una nota inviata all’Agenzia Fides che nel mese di luglio, durante la festa della Virgen del Carmen, è stata data enfasi particolare alla celebrazione dei 100 anni di presenza in America con diverse attività, come il corteo nella Plaza de Armas, il Triduo nella parrocchia di San Blas, la rappresentazione teatrale e la processione. Ha anche annunciato che il 10 settembre si terrà una serata di preghiera e di festa con la partecipazione delle sorelle responsabili e superiore di tutte le comunità della Provincia di Santa Rosa da Lima, di Perù e Bolivia. (CE) (Agenzia Fides, 01/09/2010)

 

30-08-2010

“Perché aprendo il cuore all'amore, si ponga fine alle tante guerre e ai conflitti che ancora insanguinano il mondo” - Commento all’Intenzione Missionaria di settembre 2010

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – Creato in armonia con Dio e con i suoi simili, l'uomo ha abusato della libertà che aveva ricevuto da Dio. Questa disobbedienza a Dio Creatore, ha provocato una divisione interiore nell'uomo che è causa e origine di tutti gli scontri tra i popoli. Trascinato dall’egoismo, dalla mancanza di rispetto per i diritti e dalle esigenze dei suoi simili, l'uomo ha costruito un mondo pieno di conflitti e guerre, a volte tra i figli della stessa nazione. 
Già nell'Antico Testamento, il Messia viene presentato come il "Principe della pace" (cfr Is 9,5), e la pace è considerata uno dei doni messianici, uno dei frutti che rivela al mondo la presenza di Dio nella storia. Appartiene alla missione di Cristo unificare, “riunire le pecore disperse di Israele", rompere il muro di odio che è stato motivo di separazione. Paolo ci assicura che “Cristo è la nostra pace” (cfr Ef 2, 14). Questa pace inizia dalla propria riconciliazione con Dio nella profondità della coscienza, ascoltando le parole di Cristo pronunciate dai suoi ministri: “I tuoi peccati ti sono perdonati, va’ in pace”.
Questa ricostruzione interiore di ogni uomo porterà la pace per tutti. Il Santo Padre Benedetto XVI chiede di aprire il cuore all'amore per fermare i conflitti e le guerre. Dobbiamo aprirci prima di tutto all'amore che Dio ha per noi, per poter amare gli altri. Dobbiamo ricevere il dono della grazia dello Spirito Santo, “l'amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori” (Rm 5, 5), per essere capaci di amare i nostri fratelli. Il Santo Padre nella sua Enciclica sulla carità, Deus Caritas Est, ricorda che Dio può chiedere l'amore reciproco, perché egli stesso, per primo "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (cfr Gv 3, 15).
Solo l'amore di Dio ci permette di scoprire gli altri come prossimo, non come nemici, come avversari. Ognuno di noi, afferma Benedetto XVI, non deve chiedersi chi è il suo prossimo, ma deve farsi "prossimo" per gli altri. Certo, il fatto che la paternità di Dio sia ignorata, in un mondo sempre più indifferente alla religione, impedisce la coscienza di una vera fraternità e di un destino comune tra gli uomini.
Maria, Madre di tutti gli uomini, interceda per noi al fine di ottenere da Dio il dono della pace. Facciamo nostre le parole pronunciate dal Papa all'Angelus di domenica 22 agosto 2010: “oggi vogliamo soprattutto rinnovare, come figli della Chiesa, la nostra devozione a Colei che Gesù ci ha lasciato quale Madre e Regina. Affidiamo alla sua intercessione la quotidiana preghiera per la pace, specialmente là dove più infierisce l’assurda logica della violenza; affinché tutti gli uomini si persuadano che in questo mondo dobbiamo aiutarci gli uni gli altri come fratelli per costruire la civiltà dell’amore. Maria, Regina pacis, ora pro nobis!” (Agenzia Fides 30/08/2010)

 

 

01/07/2010

Missione
Nuovo annuncio, parlano i missionari
Dalle frontiere dell’ad gentes commenti e considerazione sul nuovo dicastero vaticano dedicato alla nuova evangelizzazione

Questa settimana il Papa ha istituito il Pontificio consiglio per la Nuova Evangelizzazione nei Paesi di antica presenza cristiana. Ovvero, quei territori in cui il Vangelo è stato annunciato secoli e secoli fa, ma che ora sono attanagliati e – per dirla con un’ormai famosa espressione di Benedetto VXI - «la fiamma della fede sembra si stia spegnendo».

Ieri il pontefice ha assegnato la guida del nuovo dicastero a monsignor Rino Fisichella, fino ad ora rettore della Pontificia Università Lateranense.

Su questo tema – la Nuova evangelizzazione – MissiOnLine ha interpellato alcuni missionari in giro per il mondo. Sì, perché l’annuncio ad gentes, ovvero a chi non è cristiano e non conosce la tradizione cristiana, ha molto da dire – a nostro giudizio – a questa «nuova evangelizzazione» che il Papa auspica per l’Occidente.

 

26/06/2010   
Vietnam - Sant Sede
Ad Hanoi un rappresentante del Vaticano
Buon esito dell'incontro della commissione congiunta tra Santa Sede e governo vietnamita

“Al fine di approfondire le relazioni tra la Santa Sede e il Vietnam, come pure i legami tra la Santa Sede e la Chiesa Cattolica locale, è stato convenuta, come primo passo, la nomina da parte del Papa di un Rappresentante non-residente della Santa Sede presso il Vietnam”.

È questo il passaggio saliente del comunicato stampa congiunto che il Vaticano e il governo di Hanoi hanno emesso quest’oggi a conclusione della loro riunione di due giorni a Roma.

Si tratta indubbiamente di un passo avanti importante nelle relazioni tra la Santa Sede e il governo di Hanoi. Relazioni che non sono ancora assurte al rango di rapporti diplomatici, ma che indubbiamente iniziano ad indirizzarsi su quella strada con la nomina di questo “Rappresentante non residente”.

E che il cammino sia sulla buona strada lo testimonia anche un altro fatto, cioè che le due parti si sono date appuntamento per un nuovo incontro: “Le due Delegazioni hanno deciso di avere un Terzo Incontro del Gruppo Congiunto di Lavoro in Vietnam”, vertice che si dovrebbe tenere nei prossimi mesi.

Da segnalare, infine, che nel testo diffuso dalla sala stampa vaticana non si fanno cenni a casi di violazione della libertà religiosa, come le questioni di terreni e beni immobiliari sottratti alla Chiesa e mai più restituiti.

La delegazione vaticana ha comunque chiesto “ulteriori condizioni che consentano alla Chiesa di partecipare con maggiore efficacia allo sviluppo del Paese, specialmente in ambito spirituale, educativo, sanitario, sociale e caritativo”.

Tra le righe si riconosce la domanda della Chiesa affinchè le istituzioni cattoliche come scuole, asili, ospedali, centri sanitari per malati di Aids ottengano il riconoscimento ufficiale da parte del governo.

 

 

 

03/06/2010   
Il vescovo ucciso
Padovese: «Io, innamorato della Turchia»
Assassinato il vicario apostolico dell’Anatolia. Qui un suo intervento sulla realtà turca, tra islam e dialogo 

Monsignor Luigi Padovese, milanese, è stato assassinato giovedì 3 giugno, al pomeriggio, nella città turca di Iskenderun dal suo autista, da tempo in preda a gravi problemi psicologici. Biblista, esperto di San Paolo, è stato consultore per la Congregazione delle cause dei santi e preside della Pontificia università Antonianum di Roma. Clicca qui per leggere la sua biografia.

L'uccisione di mons. Padovese non è un fatto politico o religioso e non deve oscurare il dialogo, ha detto Benedetto XVI da Cipro, commentando l'accaduto. Clicca qui per leggere il resoconto del suo incontro con i giornalisti.

Leggi qui un commento di Gerolamo Fazzini, direttore di MissiOnLine, pubblicato sul quotidiano cattolico "Avvenire" il 6 giugno 2010.

In un intervento pubblicato su «Mondo e Missione» nel maggio 2007, si definiva «amico e innamorato della Turchia», nonostante ben conoscesse il martirio della Chiesa cattolica turca. E metteva in guardia dalla strumentalizzazione dell’islam a fini politici e nazionalistici.

Monsignor Padovese, inoltre, nello stesso articolo, mentre giudicava «impossibile» il dialogo teologico con l’islam, auspicava «uno sforzo comune per un maggior rispetto, frutto di una chiarificazione di pensiero e di approfondita conoscenza reciproca» tra cristiani e musulmani.

Dopo l’uccisione del missionario italiano don Andrea Santoro e del giornalista armeno Hrant Dink, Padovese denunciava «le notizie allarmistiche che compaiono su alcuni giornali nazionali» secondo le quali «sembrerebbe che la Turchia sia invasa da legioni di missionari, mentre in realtà si tratta di un manipolo di poche persone, prevalentemente protestanti». Al contempo il vicario oggi assassinato segnalava che «le antiche Chiese presenti in Turchia per tradizione hanno rinunciato o addirittura sono contrarie a un’attività missionaria vera e propria».

 


 

 

02/06/2010   
Papa a Cipro: testimone di comunione

Da oggi al 6 giugno Benedetto XVI visita nell’isola di Cipro. Un viaggio apostolico, il 16° fuori Italia, il primo di Benedetto XVI in un Paese ortodosso, il primo di un Papa in terra cipriota. Tale visita papale - che inizia in un clima di dolore e sgomento perl'uccisione di mons. Luigi Padovese, vicario apostolico per l'Anatolia - sarà incentrata su tre direttrici particolari.

Anzitutto, l’incontro con la Chiesa locale. Si tratta di una comunità numericamente molto ridotta, visto che ufficialmente, su 700 mila abitanti, i cattolici sono circa 10 mila. Ma qui iniziano le sorprese: come testimonia padre Umberto Barato, un francescano di stanza a Cipro, nell’isola si contano almeno 60 mila immigrati, la metà dei quali illegali, la stragrande maggioranza dei quali sono cattolici. Tali fedeli provengono per lo più dall’Asia, ovvero da Filippine, India – in particolare gli Stati più cristiani, Kerala e Karnataka in testa, - ma anche Sri Lanka.

Seconda prospettiva: l’incontro con i fratelli cristiani ortodossi. È di questi ultimi giorni una polemica da parte di frange oltranziste e anti-ecumeniche della Chiesa ortodossa cipriota, come riporta l’agenzia Zenit, con un vescovo – il Metropolita Athanasios di Limassol - che ha chiamato il Papa «eretico» auspicandone il mancato arrivo nell’isola.
Di fronte a queste critiche l’arcivescovo Chrysostomos II ha reagito con forza difendendo la visita del Papa e condannato questi rigurgiti anti-ecumenici.

Infine. Il Sinodo del Medio Oriente. Durante il suo viaggio papa Ratzinger consegnerà alle Chiese del Medio Oriente l’Istrumentum laboris per la prossima assise Sinodale che si terrà a Roma dal 10 al 24 ottobre. Tale consegna avverrà domenica 6 giugno, solennità del Corpus Domini, durante la celebrazione eucaristica che il Papa presiederà nel Palazzo dello Sport Elefteria di Nicosia.

 



                         

                         EMERGENZA TERREMOTO

                                         "HAITI"          

 

                                

                                                             

                                             

Davanti alla catastrofe che ha colpito Haiti e in particolare la sua capitale, Port-au-Prince, città di due milioni di abitanti, anche la Caritas Diocesana NARDO'-GALLIPOLI si mobilita. 

Il terremoto ha provocato decine di migliaia di vittime, tra cui molti bambini, e ha messo letteralmente in ginocchio la prima repubblica nera del mondo. Nel 1804, infatti, gli haitiani - colonizzati prima dalla Spagna e poi dalla Francia - si liberarono dalla schiavitù e dichiararono la propria indipendenza.

In queste ore, la comunità internazionale sta mobilitandosi e correndo in aiuto. Anche noi vogliamo unirci a questo movimento di solidarietà verso un paese tra i più poveri del pianeta, certamente il più povero di tutta l'area caraibica. Oggi c'è bisogno davvero dell'aiuto di tutti e quindi ci facciamo voce dei nostri fratelli haitiani, in maggioranza di origine africana, nel sollecitare il vostro contributo che servirà a dare speranza a chi alla catastrofe è sopravvissuto. Anche la comunità cristiana ha pagato il suo scotto di distruzione e di sangue. Con la cattedrale e altre chiese crollate, sotto le macerie è rimasto anche l'arcivescovo della capitale, condividendo così la sorte di migliaia e migliaia di suoi fratelli e sorelle.

                                                                 
COME CONTRIBUIRE


Sulle migliaia di vittime del terremoto invochiamo la misericordia divina.

 

 





Presbiteri: evangelizzatori senza confini

Scritto il 13 aprile 2010

E’ il tema del 54° Convegno nazionale dei seminaristi che si apre giovedì prossimo, 15 aprile, a Torino. L’iniziativa promossa dalla pontificia Unione Missionaria avviene in concomitanza con l’ostensione della Sacra Sindone e del 150° anniversario della morte di Don Giuseppe Cafasso. Si tratta di una iniziativa importante dal punto di vista ecclesiale per fare memoria della missione guardando al futuro impegno ad gentes dei presbiteri del domani. Molto ricco il programma degli interventi che prevede la relazione d’apertura di padre Gottardo Pasqualetti su “La dimensione missionaria del presbitero”; di don Franco Padrevita sul tema “Le frontiere del sacro: alcuni aspetti della missionarietà sacerdotale nel cinema”; di don Amedeo Cristino, Segretario nazionale della Pum e di Padre Giulio Albanese, direttore di Popoli e Missione, che approfondirà il tema “Quale prete per la nuova evangelizzazione”.

Per ulteriori informazioni sul convegno, vedi:

www.pum.operemissionarie.it