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Da: massimo.ramundo@hotmail.com
Data: 07/10/2009 20.36

 

ottobre 2009 mes missionario

 

Carissim o  don Giuseppe e comunitá parrocchiale di Neviano

 

buongiorno e un sorriso!

 

Mi fermo per stare con voi, per raccontarmi e soprattutto raccontare  come Il Signore mi stà lavorando in questi  mesi.

Mi trovo a Nuovo Cielo una piccola “ villa” come la chiamano quí, circa 5 mila abitanti, piú tutti gli abitanti delle piccole comunitá della foresta, da tre anni é parrrocchia, ma da marzo dellánno scorso non cé  parroco, cosí il vescovo mi ha chiesto se potevo rimane quí, i miei superiori mi hanno dato il permesso di rrimanere fino alla fine dell´anno. É un piccolo paese ancora non ha le strade asfaltade e manca di molti beni, é un paese povero uno dei piú poveri di questo municipio.

 

Domenica giorno di san Francisco sono andato a celebrare in una comunitá all´interno della foresta dove da un anno e sette mesi che non avevano una eucarestia e nonostante questo la comunitá vive si organizza e celebra tutte le domeniche la celebrazione della Parola.

Stó facendo una esperiencia di vedere e toccare con mano la distruzione della foresta, di notte questo paese é sommerso copletamente dal fumo, per rendervi conto un giorno non c´e stata scula per causa del fumo, i proprietari terrieri stanno bruciando la foesta, questo soprattutto di notte cosí dalle sei di sera fino alla mattina é quasi impossibile uscire  di casa per causa del fumo.

 

Quando vado in giro e spiego dove abito, mi rispondono;”Che brutto posto... lontano, sperduto nella foresta, povero” Invece é la terra promessa donatami da Dio per fare l’esperienza della misericordia e presenza del Dio fedele e liberatore.

 

Qui il lavoro é sempre tanto... e bello. Per chi vuole buttarsi ed immergersi... il tempo e le energie non bastano mai. Ed allora si lascia fare al Signore, che fa' piú di noi e meglio di noi.

Arrivato la prima cosa che ho fatto  é di rimanere in silenzio. Ho imparato che il buon missionario ascolta molto, osserva tutto e parla poco, e dopo molto tempo puó dire qualcosa, com humiltá e semplicitá

E poi mi sono posto le domande :”Chi sono i poveri? Dove sono gli esclusi? Come vivere la misericordia e

la giustizia? “ Cosí mi sono messo in ricerca e in ascolto: ho visto che gli adolescenti e i giovani sulla strada, i disoccupati, le famiglie segnate dalla violenza domestica, gli abitanti delle comunitá indigene e riberinhas ( abitanti che si trovano sulla riva dei moltissimi fiumi di questa regione) e sopratutto i molti bambini che ci sono senza un asilo sono quelli che piú mi interpellano e chiedono accoglienza e attenzione.

Non c’é un cammino tracciato, ma lo si fa camminando, provando e cercando. Non ci sono ricette pronte. Stare con i poveri e vivere la missione, con atteggiamenti di ascolto, dialogo, umiltà, servizio, disponibilità ... questo è il percorso. Il "nuovo" è riaffermare la nostra scelta di essere presenza tra i poveri. Questa è un'altra grande sfida della missione, e dello stile comboniano. Lasciare che la gente e i poveri modellino le nostre strutture, le nostre attività e le nostre case.

Il criterio  base è di credere nel valore di questo cammino e formazione, in cui tutti si sentano coinvolti: è la missione che forma, a cominciare da uno stile di vita sobrio e in comunione con i poveri.

P. Teresino Serra (superiore generale) scriveva nel mensile comboniano Nigrizia: "Io sogno che un giorno si trovi la formula giusta per formare per la missione, in missione e con la missione. Ma credo che rimarrá sempre insostituibile la testimonianza personale e comunitaria, fatta di quello zelo evangelico per la missione che rende il nostro carisma attraente e capace di conquistare i giovani”.

 

Molto significativo e forse unico a livello eclesiale, in questa regione é il lavoro della “Pastoral da criança” (pastorale dell’infanzia). Iniziativa riconosciuta a livello nazionale ed internazionale. Da 25 anni, grazie alle sue iniziative mirate a sanitá, nutrizione ed educazione dei bambini (allattamento materno, educazione igienico-sanitaria, prevenzione, sensibilizzare alle vaccinazioni, al controllo del peso dei bambini e alle visite pediatriche), sta salvando migliaia di piccole vite da morte prematura. Il lavoro viene portato avanti da volontari in modo gratuito.

Ultimo, ma non come importanza, é il grande lavoro “della política della salute”. Organizzare la gente per rivendicare il loro diritto alla salute, fiscalizzare e verificare la sanitá municipale  e dello stato, coscientizzare per evitare la privatizzazione della salute e lo smantellamento della salute pubblica.

 

Volevo chiudere questa lettera ricordando un amico don Ruggero Ruvoletto, missionario diocesano di Padova, grande amico. E´stato assassinato nei giorni scorsi a Manaus.

Non é stato un incidente di percorso, un caso anomalo. Ma frutto della sua dedizione e donazione alla gente, ai giovani e ai poveri della periferia di Manaus. Per il missionario la morte fa parte del suo cammino e vocazione. Chissá cosa vuole dirci il Signore con questo segno!? Forse dire alla Chiesa  di continuare con passione e fedeltá il cammino missionario e martiriale.  Chiediamo a don Ruggero che interceda dal cielo per ciascuno di noi.

 

Un grazie di cuore, a nome dei poveri, per la vostra solidarietá e impegno per la giustizia. Qui si fa l’esperienza che il povero, quando chiede, tende due mani, una per chiedere solidarietá, aiuto, giustizia; l’altra per offrire fraternitá, speranza, un mondo piú sostenibile e vivibile.

 

Um abbraccio grande e missionario

 

p. Massimo Ramundo

missionário comboniano

 
 

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