Mai riuscirò a trovare le parole giuste per descrivere l’emozioni, le sensazioni che ho vissuto sulla mia pelle. Ricordo come fosse ieri il giorno in cui siamo arrivati all’aeroporto di Manaus, avevo addosso una gioia di incontrare le famiglie che ci avrebbero ospitato e di ritrovare padre Massimo, una curiosità di vedere com’era lì la vita, se era come l’avevo immaginata. Forse sembrerà strano ma la gente del posto ha un grande senso di condivisione, hanno pochissimo ma quello che hanno sono disposti a condividerlo sempre, forse noi non ne saremmo più capaci, dato che viviamo in un mondo dove possiamo avere tutto e molte volte diventiamo egoisti delle cose che abbiamo.

Ci hanno accolto come degli amici che non si vedono da tempo eppure noi non li conoscevamo, non sapevamo nulla di loro, avevano qualcosa che li legava a noi, stavamo per vivere dei giorni fantastici con loro, qualcosa che nessuno mai poteva capire. La nostra missione è stata molto particolare, condividere con delle persone che non si conoscono, con usi diversi, con una lingua diversa non è per niente facile, cercare tutti i modi per far capire all’altro quello che volevi dire è il ricordo più simpatico che ho nel cuore, le risate che io e la mia compagna facevamo con la nostra padrona di casa quando non riuscivamo a capirci, i mille modi che trovavamo, le mille parole che volevamo riuscire a pronunziare bene in portoghese ma poi finivamo per dire delle cose assurde.
La parte più emozionante di tutta la missione è stata la magnifica settimana nel polmone del mondo, era un paradiso terrestre, un cielo fantastico, gli indigeni sono persone fantastiche, loro hanno pochissimo di materiale ma hanno la cosa più bella che si possa avere, la natura.
Nella prima comunità “apurinha” che abbiamo visitato, c’era una piccola scuola che frequentavano tutti i ragazzi, era una classe mista dai 7 ai 16 anni. Con questa comunità abbiamo tentato di condividere la loro vita quotidiana, così siamo andati a pesca e a caccia … esperienze incredibili.

Tornati nel paese di “Carreiro Castanho”, dove ci siamo fermati dei giorni prima di partire per una nuova comunità indigena, ho visitato il carcere … non ho parole per descrivere quel posto, era buio, con nove amache in una stanza piccolissima con una doccia scoperta al centro ed il bagno … ma la cosa che non riesco a dimenticare sono i volti, gli sguardi di quei due ragazzi indigeni che erano lì dentro per “onore - vendetta” della famiglia. Un posto che ti faceva gelare il cuore.
Sono una ragazza di 18 anni e qui a questa età abbiamo una “libertà” incredibile, usciamo ed entriamo da casa come se fosse un albergo, invece lì la parola libertinaggio esiste poco. Stando lì ho potuto riscoprire valori dimenticati o abusati … Ricordo una domenica, lì, nella periferia, dove a casa di una signora abbiamo partecipato alla santa messa, presieduta da un vescovo cinese. L’eucarestia è stata celebrata in italiano ma i canti erano in portoghese nel segno di una fusione di mondi differenti, di culture e tradizioni diverse. Fuori da ogni pregiudizio eravamo in quel momento un’unica grande famiglia, unita nella fede che ognuno a modo suo aveva nel cuore. Mai potrò dimenticare il pomeriggio passato nella “fazenda da esperanza”, con una comunità di recupero per i dipendenti da sostanze. Ho incontrato nei volti dei giovani lì residenti la gioia e la forza di poter vivere una nuova vita … Con loro abbiamo partecipato alla celebrazione dell’eucarestia e dopo qualcuno di loro ci ha raccontato la sua esperienza, abbiamo cantato il loro inno di rinascita a nuova vita ed infine sono stati loro a benedirci. Com’è strano, noi dovevamo augurare loro un “in bocca al lupo” per una vita migliore ed invece sono stati loro a benedirci augurandoci che la nostra missione non finisse …
Una frase di una canzone che si ascolta in giro dice: << porto dentro quei sorrisi, le parole, gli sguardi ed i visi, e qualcuno ancora si stupisce del fuoco sacro che ci unisce, scosse forti all’anima che nessuno scorderà più … è una cosa rara che un oceano ci separa brindo amore a questa vita, pace, amore e gioia infinita” … è ciò che si vive in missione!!!
Beatrice DE MITRI