Comunità Religiose Femminili: Monastero di S. Teresa

Il monastero di S. Teresa delle Carmelitane Scalze di Gallipoli

La nostra vita…
"è stare davanti a Dio
per gli altri"

Edith Stein

Le Carmelitane a Gallipoli
La Chiesa
Un legame particolare e unico con Santa Teresa di Lisieux
Visita delle spoglie di Santa Teresa di Lisieux a Gallipoli
Una giornata in clausura
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Le Carmelitane a Gallipoli (Torna all'indice)

Il monastero delle Carmelitane Scalze in Gallipoli è stato fondato il 27 maggio 1692 dal vescovo castigliano Antonio Perez De la Lastra. Diroccate le case comprate dalle fondamenta, l'illustre vescovo incominciò a proprie spese la costruzione del convento che ancora oggi ospita la comunità delle carmelitane. La prima messa fu celebrata il 23 aprile 1690 dal suo fondatore, Monsignor Perez: un uomo straordinario, uno spagnolo che aveva duramente lottato per realizzare il suo sogno di portare in questa penisola salentina la spiritualità di Santa Teresa, più nota a tutti come la Santa d'Avila. Sin da allora nel chiuso delle mura claustrali, quotidianamente, il tempo si fa preghiera silenziosa e comunitaria, si fa lavoro intenso e segreto.
Quanti si accostano alle figlie di Teresa d'Avila scoprono in esse anche oggi una candida gioia, una ridente fermezza: quella di chi ha fatto una scelta totale ed esaltante. E' così che il Monastero di Santa Teresa continua a porsi per tutti come un faro di spiritualità e di richiamo all'amore di Dio.

La Chiesa (Torna all'indice)

La splendida chiesa che accosta il monastero fu costruita nel 1687 e consacrata nel 1692 dallo stesso vescovo Perez De La Lastra (1679-1700). Essa è dedicata alla Santa Famiglia, ma comunemente conosciuta come Chiesa di Santa Teresa, nel cuore della cità vecchia di Gallipoli, in prossimità della Concattedrale. Entrando per la sobria facciata in cui troneggia S. Teresa d'Avila, si può ammirare l'interno della chiesa, ad un'unica navata, in stile barocco con meravigliosi decorazioni in pietra leccese. Si susseguono una serie di altari laterali con diverse tele e deidicati a S. Agostino, S. Ignazio di Loyola, l'Immacolata, S. Maria Maddalena e l'altare con statua lignea di S. Teresa del Bambino Gesù. A sinistra, al di sotto della grata, è collocato il busto dedicato a Mons. De La Lastra, sepolto sotto l'altare maggiore.

Il presbiterio è realizzato in pietra leccese, adorno di statue e colonne tortili di particolare bellezza. Due le tele sulla parete frontale, ritenute di scuola veneta: quella della Sacra Famiglia con S. Teresa d'Avila e S. Giovanni della Croce e, più in alto, quella raffigurante la Madonna del Carmelo. Particolare anche il pavimento della chiesa in maiolicato.

Un legame particolare e unico con Santa Teresa di Lisieux (Torna all'indice)

Il Carmelo di Gallipoli è legato da un rapporto assolutamente unico e singolare a Teresa "la piccola", Santa Teresa di Lisieux, a partire dal celebre miracolo del 1910, documentato ed utilizzato anche nel processo canonico per la beatificazione. Nel 1910, pochi anni dopo la morte di Tersina di Lisieux, la sopravvivenza della comunità delle carmelitane di Gallipoli si trovava in serio pericolo per le difficoltà economiche in cui versava, difficoltà seguite all'opera di espropriazione e soppressione dei beni ecclesiastici codificata dal governo italiano in una legge del 17 febbraio 1861. Fu proprio in quel particolare momento che si verificarono diversi fatti assolutamente straordinari che avrebbero legato per sempre il monastero di Gallipoli a Santa Teresa di Lisieux… Se vuoi conoscere questa meravigliosa storia potrai leggerla, prelevando il testo:

Un monastero, un miracolo ( di Carmela Casole) (zip)

Visita delle spoglie di Santa Teresa di Lisieux a Gallipoli (Torna all'indice)

Cronaca dell'evento

E' tanto tempo che Gallipoli aspetta questo momento, sono ben novanta anni, era il 16 gennaio del 1910 (data in cui S. Teresa apparve alla Madre Priora del Monastero di Gallipoli, Suor Carmela, compiendo il Miracolo) quando Teresa venne in questa ridente cittadina del Sud Italia, ricca di pesca, di. turismo, affacciata sul mare, addirittura circondata da esso nel suo Centro Storico. È questa parte che Teresa scelse nel 1910, perché qui abitano le sue sorelle più care che, come lei, hanno lasciato tutto per Dio, ma Teresa ama il cuore di tutti gli abitanti di Gallipoli e di quanti ne seguono l'esempio, ed è in questi cuori che è stata ospitata per tanto tempo con la preghiera e oggi gli stessi cuori hanno potuto ringraziare la "Santina", appellativo affettuoso con cui a lei si rivolgono, venerandone le reliquie, con l'affetto di chi incontra una cara amica che vive e intercede presso Colui che ama tanto l'uomo: Nostro Signore.
Il 26 maggio 2000, alle 19.30, tutto è pronto a Gallipoli perché l'evento si realizzi; in Piazza Aldo Moro, presso il Santuario del Canneto, tutti i membri delle Confraternite Religiose che animano la città, nei loro belli abiti che indicano la particolare devozione al Santo di cui vogliono imitare la virtù, aspettano l'arrivo del reliquiario insieme al Vescovo Domenico Caliandro, a tutti i Sacerdoti e i Religiosi della Diocesi di Gallipoli, alle Terziarie e ai Terziari Carmelitani, alla gente comune. Prima. di tutto, Teresa deve vedere la. grande T di rose che il popolo ha preparato per lei e che pende dal centro dell'arco a tutto sesto che orna l'ingresso del Santuario, è il segno di gratitudine per tutte le grazie che, invocando il suo nome, Teresa ha ottenuto al popolo di Dio, che in lei vede un aiuto sicuro ed un modello di sincero amore cristiano.

Finalmente, come accade per chi attende ciò che è buono e gradito a Dio, il pulmino bianco che trasporta la preziosa urna in radica ed oro massiccio, posta all'interno di una campana di cristallo, giunge al punto d'incontro, la folla, con in testa il Vescovo e il Sindaco, non contiene più la gioia.. La commozione è grande quando, aperto il portellone posteriore del pulmino, si intravede il reliquiario e sorrisi e lacrime sono le uniche impressioni che tutti riescono ad esprimere, mentre diversi sacerdoti, carmelitani e non, unitamente a numerosi novizi carmelitani, sollevano a braccia la pesantissima urna (più di due quintali di peso) e la trasportano tra due ali di folla fino davanti all'ingresso del Santuario, poggiandola su un sostegno simile ad un altare collocato sotto la T di rose, così da ricordare a tutti come la Santa si sia unita al sacrificio di Cristo per la Salvezza. di quanti adesso vogliono ringraziarla.
Il Vescovo e il Sindaco salutano Teresa a nome di tutti, il primo invitando alla preghiera e chiedendo al Signore il dono di imitarne la piccola via, per poter giungere a vedere il Volto di Dio; il secondo spinge a riflettere sull'onore che la città di Gallipoli ha meritato: poter partecipare ad un tale evento per l'affetto dimostrato per S. Teresa e per il Monastero delle Carmelitane che, con la preghiera, assistono Gallipoli e, con tanto sacrificio, hanno restaurato la Chiesa del Monastero, restituendo alla città un gioiello barocco di notevole interesse.

Il Vescovo, riprendendo la parola, si fa portavoce di una grande verità, che si legge negli occhi di quanti sono devoti di Teresina: "Teresina ci aiuta a ritrovare i sentimenti più veri, ad essere liberi dall'ipocrisia, a riscoprire il Volto di Dio che è amore e, come suoi figli, a reintessere quei rapporti che talvolta il nostro orgoglio e la nostra superbia. ci portano a troncare".
L'urna, riprende il suo viaggio verso il Monastero delle Carmelitane Scalze che si trova nel Centro Storico di Gallipoli e preceduta da una processione ordinata e festante, i cui canti religiosi risuonano per le vie di Gallipoli ed entrano nelle case, perché anche chi osserva, incuriosito dalle finestre addobbate a festa, partecipi dell'unica gioia di essere famiglia che si stringe intorno alla più piccolina vincitrice di un " Grande Premio".
È suggestivo veder procedere commosse davanti all'urna le ragazze che hanno rappresentato teatralmente la breve vita della Santa, nel loro abito monacale, portato con rispetto, fanno andare, con il pensiero, a coloro che in clausura attendono la cara sorella, ma che certo con il cuore l'hanno vista per prime in Gallipoli, tanto lontana ma tanto unita, per grazia, a Lisieux.
Come Zaccheo, salito su un sicomoro (Lc 19, I ss.) per vedere Gesù, tanti si arrampicano sui lampioni della luce per scattare almeno una foto all'urna di questa sua dolce Sposa. I petali di rose, lanciati dalle interpreti delle recita e dai balconi, formano un tappeto naturale e profumato, che riconduce la mente ai petali di affetto e di pace che la Santa semina nelle anime.

Superato il ponte che separa Gallipoli "nuova" dal Centro Storico, si sentono spari di fuochi d'artificio, intanto la processione procede per le vie di Gallipoli, pregando con la preghiera del Padre Nostro e lodando Dio per la Sua Eterna misericordia. Dai piani più alti delle case e dalle finestre, vengono lanciati dei biglietti che riportano alcuni pensieri della Santa. È inesprimibile ciò che si prova nel vedere alcune donne chinarsi, raccogliere il foglietto, pulirlo istintivamente dalla polvere e illuminarsi nel volto, dopo aver letto quanto contiene e poi, dopo aver detto alle vicine di raccogliere quei pezzetti di carta che sembrano solo coriandoli, dare ancora uno sguardo veloce, ma intenso al proprio biglietto e in preghiera riporlo nella borsetta.
In questo clima l'urna arriva davanti al portone del Monastero, che dal 1984 è abbellito da una statua riproducente una Croce con un Sudario, su cui è impresso il Volto di Cristo e ai cui piedi c'è S. Teresina orante, il tutto realizzato in cartapesta. Il portone viene aperto e l'urna entra fisicamente in clausura, la commozione delle suore si avverte, benché siano velate, perché solo Dio possa leggerne fino in fondi la dolcezza e la profondità del sentimento con cui Lo glorificano e Lui solo, che vede nel segreto, possa ricompensarle. Nel momento in cui le sorelle carmelitane baciano l'urna, si comprende che sono consapevoli di baciare una sorella che vive anche per loro in Cristo. Non è ancora il momento di fermarsi e riposare, Teresina viene trasportata fuori della clausura per essere condotta, tra le strofe della Salve Regina cantata in latino, nella Cattedrale di S. Agata, tutta un tripudio di luci e colori, dove il Vescovo benedice la folla.

Teresina esce dalla Cattedrale e torna verso il Monastero, per entrare nella Chiesa ad esso annessa e dedicata alla Sacra Famiglia; l'urna viene posta ai piedi dell'altare, al di sopra del quale è stata collocata una statua della Santa tra rose gialle e bianche e, con alle spalle, uno sfondo etereo di cielo, realizzando un effetto molto bello con semplici cose: un pannello di stoffa blu e un velo bianco drappeggiato. È il trionfo dei piccoli e dei semplici che anelano solo al cielo di Dio. Finalmente Teresina può riposare e godere dei discorsi e ascoltare le preghiere che le vengono rivolte incessantemente giorno e notte, dal popolo e dalle monache, fino al giorno della sua partenza.
Grande è la riconoscenza di tutti per aver scoperto, grazie a Teresina, l'amore per le piccole cose di ogni giorno: il sorriso di una madre o di una sorella, la preghiera che, nella sua ripetitività, è sempre nuova perché io la rendo nuova, il bacio dato allo sposo o al fratello che è quello di oggi, non più quello di ieri né quello di domani perché io oggi non amo come ieri né come amerò domani, ma posso amare di più di ieri e meno di domani. Teresina ci ha spiegato con amore cosa significhi amare il prossimo e, quando si capisce, si impara in fretta e non si dimentica più. Grazie, grazie Teresina!
Chissà che dialogo amoroso tra Gesù nel Tabernacolo adorno di Anturium rosa, dono di un benefattore, e la piccola Teresina immersa tra le rose!
In questi giorni di Grazia, Gallipoli è stata meta di numerosi pellegrinaggi e, per l'occasione, è stata allestita in Cattedrale una mostra fotografica con la narrazione dei momenti più significativi della vita della Santina. Nella Chiesa del Carmine in Gallipoli è stata allestite una sala di proiezioni di un cortometraggio su S. Teresa di Lisieux.
Il giorno successivo all'arrivo della Reliquia, il 27 maggio alle ore 19, un gruppo di giovani con i novizi e i Padri Carmelitani hanno prelevato le Sacre Reliquie dalla Chiesa di S. Teresa per portarle nella Basilica Cattedrale di S. Agata, ove la Santa è accolta da un numeroso stuolo di giovani, per il raduno diocesano e l'incontro vocazionale.
La testimonianza di un giovane novizio Carmelitano ha evidenziato la sua avventura d'amore e la sua gioia di essere oggi nel Carmelo Teresiano.
Attraverso un microfono, una giovane postulante di 18 anni, pur restando nella clausura, racconta anche lei come Teresa, attraverso la misteriosa via dell'amore, l'abbia condotta al Carmelo di Gallipoli, perchè anche lei possa diventare un piccolo fiore e raggiungere la santità attraverso la"Piccola Via dell'Infanzia Spirituale". Le testimonianze e le preghiere continuano; al termine i giovani, uno dopo l'altro, avvicinandosi all'Urna, gettano su di essa una manciata di petali di rose con la speranza che Teresa le muti in grazie, sorrisi ed amore.
La Cattedrale, ormai gremita di fedeli, accoglie a stento gli ultimi arrivati.

Alle ore 20 inizia la Solenne Concelebrazione presieduta dal nostro Vescovo, Mons. Domenico Caliandro.
La parola del Vescovo, emozionato e felice, penetra nel cuore dei fedeli facendo sentire, sempre più viva, la presenza di Teresa. La musica ed il canto del coro rende più solenne la Sacra Liturgia, mentre la meravigliosa Basilica, festosamente illuminata, sembra voler dare a Teresa il meglio di sè.
Al termine della S. Messa, le Sacre Reliquie processionalmente sono riportate nella Chiesa del Monastero mentre, vicino all'ingresso della clausura, l'Ecc/mo Vescovo benedice la nuova statua della Santa ivi collocata in ricordo dell'evento, alla presenza della Sacra Urna.
La statua, a tutto tondo in terracotta è posta in una nicchia al lato del portone che introduce nel Monastero; realizzata con maestria e morbidamente plasmata nella creta, riproduce i tratti dolci e delicati del volto della Santa e il panneggio dell'abito sacro. Alla base della statua, a ricordo della risposta che Teresa diede ad un uomo dalla vita disordinata che, passando davanti al Monastero di notte, l'aveva presa per una monaca uscita di notte dalla clausura, vi è incisa la frase: "Sono qui per custodire il Monastero".
Ormai sono trascorsi i tre giorni concessi per la permanenza dell'urna a Gallipoli, Teresina deve continuare il suo viaggio in Italia, dopo una breve fermata a Matino, presso il Monastero delle Carmelitane che abitano quel luogo.
Il saluto rivolto all'urna, dal Vescovo emerito di Trani, Mons. Carmelo Cassati, invita a imitare una grande virtù della piccola Santa: la perseveranza nell'amore. A Santa Teresina il Vescovo chiede che ci ottenga la gioia di sentire più vicino il nostro Dio nel Suo Amore per noi.
Il discorso di addio pronunciato alla Santa dalla Madre Priora Suor Teresa Margherita del Cuore di Gesù, non può non suscitare emozione, per come esprime l'amore e la gratitudine verso Colei che ha dimostrato di amare tanto il Monastero. La Priora la saluta come Madre e Sorella.
Tra i canti di ringraziamento, mentre si canta il Te Deum, l'urna è sollevata, avvicinata alle grata e le sorelle carmelitane possono baciare ancora il reliquiario, mentre la gente commossa esplode in un pianto che lascia capire l'affetto e il dolore per il distacco dai resti mortali di una sorella tanto amata, perché tanto ha amato.
Eppure, con la forza che viene da Dio che ora stringe a sé la sua "regina", l'urna in processione lascia definitivamente la chiesa del Monastero.
"Resta con noi e prega ancora per le tue amate sorelle" è ciò che sembra di sentir cantare soavemente dalle monache. L'urna ripercorre in senso contrario le vie del Centro Storico di Gallipoli e, mentre si canta l'inno del Giubileo, vengono sparati i fuochi d'artificio; la gente cammina raccolta in preghiera, tutta compresa da un evento che ha toccato i cuori così profondamente. Non sono più solo i Sacerdoti e i Novizi a trasportare l'urna, ma più uomini, giovani e meno giovani con minore o maggior sforzo, si avvicendano nel trasporto del reliquiario e quando, cedono il posto al compagno, lo fanno con rammarico e baciano devotamente la campana di vetro. Anche questo palesa quanto ha fatto in pochi giorni la piccola Santa per Gallipoli.
Non può passare sotto silenzio una delle tante Grazie che Santa Teresa ha fatto prima di partire. Un giovane, sposato e con una bambina di tre anni, aveva abbandonato la famiglia, il suo cuore indurito si è sciolto immediatamente baciando l'urna della Santina, una forza interiore l'ha sconvolto e gli ha aperto gli occhi del cuore, ha visto la realtà tragica della situazione in cui si stava perdendo e Santa Teresina l'ha guidato ed aiutato a ritrovare la via del ritorno in famiglia. Una rosa di pace e serenità familiare che Santa Teresa di Lisieux ha a ancora sfogliato sulla nostra Gallipoli.
Mentre il reliquiario passa vicino al forte del porto, si ode il forte scoppio di un colpo di cannone, esploso per salutare questa piccola "regina" di Santità. Il Padre Nostro è la preghiera recitata mentre l'urna attraversa il ponte che collega l'isola del Centro Storico di Gallipoli alla terraferma,dove sorge la città "nuova.".
La Santina è attesa adesso dai più piccoli, da coloro a cui tanto è voluta assomigliare, dai bimbi con i loro palloncini colorati cui è stato legato un messaggio, che lei dovrà porgere per loro al Signore, Dio dell'Universo.
Il Vescovo, davanti all'urna ormai giunta in Piazza Aldo Moro, legge una. bellissima preghiera alla Santa Trinità, che Santa Teresina di Lisieux ha composto per il suo Signore.
Al suono della banda musicale, i bambini liberano verso il cielo i loro messaggi e con questo festoso saluto, il reliquiario viene accompagnato sul pulmino bianco. Tutti gli occhi sono rivolti al mezzo che porterà via la piccola Santa, amica del cuore, e sembrano chiedere: "Resta ancora con noi, prega per noi Santina, prega Gesù che hai amato tanto, prega Maria Sua e Tua Madre, prega per noi, o piccola Santa Teresina, non ci lasciare, mantieni la tua promessa, Gallipoli ti ama!".
Il pulmino si allontana lentamente tra i battimani e gli sventolii di fazzoletti gialli.

Il saluto della nostra comunità

Salve, o Teresa!

In questo momento di intensa commozione, mentre il cuore palpita di gioia e di grata riconoscenza, noi rivolgiamo a te, nostra amata sorella, un saluto e un grazie sincero.
Ti abbiamo gioiosamente accolta in questo Monastero, che tu già conoscevi, perché tra queste mura hai svelato il mistero della Tua santità, dando quella risposta attesa dalle tue sorelle di Lisieux da quando, prima di morire, avevi detto loro: "Se la mia via è sicura verrò dal cielo a dirvelo".
E sei venuta qui, in quest'ultimo lembo di terra della nostra Italia, su questo scoglio baciato dal nostro mare, per dire: "La mia Via è sicura".
Ed ora svelaci, o Teresa, e facci conoscere, in profondità, la misura dell'amore e della tenerezza di Dio per noi.
Vogliamo venire alla Tua scuola "per approfondire la verità fondamentale del Vangelo",: Dio ci è padre e noi siamo suoi figli. Questa è la "scienza d'amore" che Tu Teresa ci consegni oggi, con la tua venuta, la conoscenza del mistero dell'amore di Dio, dimostrandoci che sono i piccoli i veri testimoni della rivelazione di Dio nella storia, sono coloro che sanno affidarsi con semplicità ed abbandono nelle braccia di Dio, come i bambini nelle braccia della mamma.
Tu sei stata considerata da San Pio X: "la più grande Santa dei tempi moderni", sei stata riconosciuta da Papa Pio XI come "la Parola di Dio al mondo" e la "stella" del suo Pontificato. Tu sei stata dichiarata Dottore della Chiesa dal Nostro Santo Padre Giovanni Paolo II, il pellegrino d'amore, che percorre come te le vie del mondo affermando che la tua dottrina è, oggi più che mai, necessaria. Tu, Maestra di Santità, hai percorso, con un incanto nuovo, la Via della Vita, dell'amore e della virtù, raggiungendo la Santità ed ora stai percorrendo la Via della gloria: mentre il mondo si allontana sempre più dalla fede, Tu, o sorella, ricorda il primato di Dio nella vita di ogni creatura, Tu che sapesti accettare il dolore come un dono, abbracciandolo con gioia.
Piccola vittima d'amore, rosa sfogliata dalle tempeste, hai saputo sorridere e cantare la tua lirica più sublime del dolore e dell'amore dicendo: "Non credevo possibile soffrire tanto... Mio Dio, vi amo" e spiccasti il volo come una colomba verso di Lui, promettendo di passare il tuo Cielo a fare del bene sulla terra.
E l'hai amata, questa nostra terra, sei scesa attratta dalla nostra povertà, qui, nell'azzurro del mare che oggi infrange le sue onde sulle nostre rive e al tuo passaggio ripete: "Grazie Teresa". Grazie per quell'amore che ti chiamò quaggiù e ti fece scoprire i bisogni e le necessità non solo della nostra Comunità religiosa, ma anche della nostra gente, su cui hai sparso i petali delicati delle Tue rose, donando grazie e favori celesti, invitando a cambiare vita.
Fa' che tante giovani sentano il fascino del nostro carisma nella Chiesa e siano pronte ad abbracciarlo, diventando come Te Rose sfogliate all'Amore.
Proteggi il nostro Vescovo, i Sacerdoti, i Religiosi e i Missionari, affinché siano sempre più fervorosi e santi.
Guida il nostro popolo sulle Vie del Bene, tu che dicesti al passante notturno che ti vide sul portone della nostra clausura: "Sono qui per custodire il Monastero". Il Monastero, questo cuore pulsante e segreto della spiritualità delle nostre genti.
Noi ti preghiamo: questo dono, che è stata la vicinanza con te in questi meravigliosi giorni, rimanga come un seme nel cuore di ognuno, susciti generosità nell'amare il vicino, il diverso, chi arriva nelle vesti del povero che nasconde le piaghe del Corpo di Cristo, sofferente per la mancanza di amore tra gli uomini. Aiutaci a combattere il nostro egoismo, la nostra paura degli altri, rafforzaci nella capacità di amare, di accettare il dolore di tanti nostri fratelli, dolore così spesso nascosto nella rabbia e nel disagio, e indica le vie per trasformare il dolore in gioia, lo sconforto in coraggio, l'isolamento in palpitante solidarietà.
Insegnaci ad amare con semplicità, con la fiducia e la spontaneità del bambino, ma anche con quella accorta saggezza adulta che tu, pur così giovane, hai così intensamente coltivato nel contatto d'amore con il tuo sposo Gesù.
Insegnaci a rispettare e amare i bambini nel loro mondo così diverso dal nostro che pure ci appartiene, ad essere di aiuto e di incoraggiamento ai giovani che spesso con tante difficoltà si affacciano alla vita e al mondo del lavoro: tu che tanto hai amato le Missioni, rendici Missionari del nostro quotidiano, di coloro che ogni giorno incontriamo, Missionari per la forza del nostro stesso esistere, non per le parole o per i giudizi, trasforma il nostro sguardo in uno sguardo d'amore che solo dà l'energia necessaria per cambiare e combattere le difficoltà dentro di noi e dentro i nostri fratelli. Permettici di essere con la preghiera accanto al dolore degli anziani e dei malati, i malati fisici e i malati nel cuore. Nel sorriso del tuo sguardo vogliamo conoscere il segreto per amare con gioia.
Ed ora, continua il Tuo pellegrinaggio sulle vie del mondo, queste vie tortuose e buie, nelle quali il tuo sorriso sia luce e possa penetrare nei cuori, portando ovunque fratellanza e amore.
E mentre il mondo si allontana sempre più dalla Fede, Tu, o Teresa, ricorda il primato di Dio nella vita di ogni creatura.
E questa sera, mentre il sole tramonta e bacia coi suoi raggi d'oro la nostra Gallipoli, noi ti preghiamo perché il tuo amore e la tua attenzione restino sempre con noi. Resta immersa nella scia luminosa del nostro amore e rendi la nostra vita sempre più radiosa facendo di noi un dono d'amore come lo sei stata Tu per la Chiesa e per le anime. Tu rimani con noi, dolce presenza nel cuore, anche se il tuo amato corpo continua il pellegrinaggio sulle vie del mondo: la tua presenza sia speranza, il Tuo sorriso sia luce che penetra nei cuori portando ovunque serenità e amore.

Grazie, Teresa, per questo delicato profumo di rose che lasci nei nostri cuori: ricorda a Dio la nostra pochezza ma anche la grandezza di ciò che possiamo realizzare nel Suo amore. Prega per noi, Celeste Sorella.

Così sia
Gallipoli 29 maggio 2000

Una giornata in clausura (Torna all'indice)

"Egli è prigioniero per me e io sono prigioniera per Lui" scrisse la Beata Elisabetta della Trinità in una lettera indirizzata alla sorella Guite nell'inverno del 1902.

È con queste parole che io, carissimi fratelli in Cristo, rispondo alla tacita domanda che, in genere, nasce nel cuore di chi si accosta ad un contemplativo, che ha scelto la clausura e la solitudine come mezzi per giungere alla piena unione con Dio.

Pregando e offrendo ogni attimo della sua giornata, affinché tante anime possano, un giorno, godere dell'unico vero Amore, il contemplativo compie la sua missione di salvezza per se stesso e per il prossimo. Al perché di tale scelta, questa è la risposta che dà quotidianamente senso alla mia chiamata e mi rende fortemente care queste grate, per me tanto significative.

È davanti a Gesù Eucaristia che mi accingo a descrivere, a voi giovani della mia generazione, la giornata di una Carmelitana Scalza, densa di preghiera, di lavoro e di offerta. Vi sembrerà strano, ma mi state a cuore senza conoscervi, perciò chiedo a Dio di arricchire le mie povere parole della Sua Grazia onnipotente, affinché lo Spirito vi suggerisca ciò che, con il limitato linguaggio umano, non posso esprimere.

 

Ore 5.30 Sveglia comunitaria del mattino. Una Sorella, con delle tavolette di legno che, agitate, battono tra di loro, percorre i corridoi, invitando a voce alta la comunità ad andare a cantare le lodi al nostro Dio.
Ore 6.00 Il suono della campana segna l'inizio della preghiera del mattino: lodi, un'ora di orazione personale e terza.
Ore 7.30 Celebrazione della Santa Messa. Al termine la comunità si riunisce in refettorio per la colazione e, subito dopo, inizia per ognuna il lavoro: chi cura la cucina, chi la sacrestia e la chiesa, chi le malate, chi la pulizia della casa, chi la roberia, chi periodicamente si occupa di produrre particole per le necessità nostre e di altre parrocchie, chi è addetta alla ruota ed a coloro che bussano al Monastero, ecc.
Ore 11.00 La campana ci richiama ad un momento di raccoglimento con la recita dell'ora sesta, l'esame di coscienza e le preghiere conclusive. Subito dopo ci si reca nel refettorio per il pranzo, terminato il quale, si riordina la cucina e ci si riunisce per la ricreazione fino alle ore 13.00. Inizia, quindi, il silenzio pomeridiano che dura un'ora (nel periodo estivo, un'ora e ½, per cui tutto viene posticipato di mezz'ora).
Ore 14.00 Il suono della campana ci richiama per la recita dell'ora nona, del Rosario e per la lettura spirituale.
Ore 15.00 Si ritorna al proprio lavoro.
Ore 16.45 È sempre la campana dhe raduna la comunità per il canto del vespro e per l'ora di adorazione personale.
Ore 18.00 Si esce dal Coro ed insieme ci si reca in refettorio per la cena. Riordinata la cucina, ci si riunisce per la ricreazione, durante la quale ogni monaca, mentre ricrea lo spirito condividendo un momento di distensione e di gioia con le sorelle, tiene occupate le mani con il lavoro.
Ore 19.45 In Coro si recita la compieta, a cui segue un'ora di silenzio da dedicare liberamente o al riposo o al lavoro o alla preghiera.Infine, con l'Ufficio delle Letture, si conclude la nostra giornata.

Questa mattina, alle ore 10.20, essendomi liberata presto dei mie impegni, ho chiesto il permesso di poter continuare a scrivere questo mio messaggio per voi, giovani e, ottenutolo, corro ai piedi di Gesù, nascosto nel Tabernacolo, dove, confortata dalla Sua dolcissima presenza viva e vera, trovo sicuro rifugio.

Gesù Eucaristia è il centro della vita di una Carmelitana Scalza. I nostri Fondatori, S. Teresa d'Àvila e S. Giovanni della Croce, hanno avuto una profonda devozione per questo Mistero d'Amore e l'hanno trasmessa a tutti i loro figli spirituali.

La stessa cella, in cui ogni monaca trascorre gran parte della giornata lavorando, pregando e riposando nelle ore destinate al silenzio rigoroso, è, per la Carmelitana,un Tabernacolo in cui essa stessa è custodita e offerta come ostia in unione all'Ostia Santa che, durante ogni Messa, viene a fondersi con lei nel suo cuore. Così il Tabernacolo vivente del cuore di una Carmelitana viene a nascondersi nel Tabernacolo della sua cella dove, nella solitudine e nel silenzio può dialogare ininterrottamente con lo Sposo.

Tutto ciò non è sogno, ma pura realtà, una meravigliosa realtà che, con la sua bellezza, non toglie la sofferenza a chi vive in questa pace, la valorizza. Non mancano le "notti oscure", le terribili agonie dell'anima o le malattie del corpo, ma esse sono vissute con più fede e abbandono perché Gesù ci sostiene. Anche nei momenti di vita comunitaria non mancano le inevitabili difficoltà dei rapporti tra persone diverse, ma tutto viene superato dalla carità, grazie al desiderio di ognuna di percorrere un vero cammino di santità.

Questo è il Carmelo che ho trovato qui, un'oasi di pace e di amore a Dio e al prossimo, al di là di ogni miseria umana.

In questo momento, mentre intorno a me è silenzio, io sono qui, vicina al Tuo dolcissimo e adorabile Cuore Eucaristico per chiederTi grazie per i giovani che leggeranno questo mio scritto, perché possano sperimentare la mia immensa gioia di averTi incontrato, mio Signore e mio Dio.

Prima di conoscerTi veramente, quando credevo che, per essere cristiani, bastasse andare a Messa la domenica, ero immersa nel flusso vertiginoso di una vita piena di impegni di studio, di divertimenti e di amicizie che riempivano le mie giornate. Tutti mi ritenevano una ragazza fortunata, felice, ma io sentivo il "non senso della vita", il vuoto dentro di me. Ti cercavo e pretendevo di trovarTi nel mondo del successo e della vanità, ma lì Tu non c'eri e la tristezza mi assaliva sempre di più; mi rendevo conto che stavo per finire nella disperazione di chi non riesce a cogliere il perché della vita.

Ma, in un Santuario dedicato a Maria, rimasi folgorata dalla Grazia, come S. Paolo: in un attimo capii la miseria della mia anima e l'inutilità della vita condotta fino ad allora. Esplose subito in me la gioia di averTi ritrovato e, nel giro di poche settimane, lasciai alle mie spalle quel mondo per vivere nella completa contemplazione di Te, o mio Gesù.

Miei cari fratelli in Cristo, al mondo contemporaneo, che dà più importanza al "fare" frenetico che all'"essere" dell'uomo come figlio di Dio, può sembrare inutile una vita di contemplazione, di preghiera, di offerta totale a Dio a favore degli altri. Non importa se non si è compresi quando, per seguire Cristo, si prende la via del nascondimento: quando l'amore è gratuito, ci si dona a Dio e al prossimo senza aspettare né approvazione né gratitudine da parte delle creature. Gesù è morto in croce, si è fatto vittima e poi Pane senza pretendere che noi comprendessimo le Sue follie.

Non mi resta altro da aggiungere, cari fratelli, non perché sulla vita contemplativa non ci sia più niente da dire, ma perché le parole non bastano e sono troppo povere per poter esprimere la grandezza di questa vocazione. Affido tutto allo Spirito d'Amore perché, servendosi del messaggio di una piccola creatura, faccia grande chiarezza nelle vostre anime.

Sia lodato Gesù Cristo!

una novizia delle Carmelitane Scalze di S. Teresa, in Gallipoli

Percorsi vocazionali (Torna all'indice)

"È nella speciale circostanza della presenza tra noi della Reliquia di S. Teresina che desidero raccontarvi brevemente la mia storia vocazionale, anche se non è semplice descrivere ciò che accade in un'anima quando Dio bussa alla porta del cuore.

Mi chiamo Elisa, ho 18 anni e vengo da Mesagne, una cittadina in provincia di Brindisi. Già all'età di 15 anni sentivo crescere in me un seme che Dio stesso aveva piantato nel giardino dell'anima mia, avvertivo qualcosa di strano: il mio cuore non cercava più il limitato affetto umano, ma solo quello di Gesù, quell'amore vero che irrompe nella profondità del cuore, liberandolo da tutto ciò che è superficiale e inconsistente.

Fu una mattina d'estate del 1996 che iniziò realmente la mia avventura con Gesù: avevo la Bibbia in mano, ero sola e mi accinsi a leggere, nel Vangelo di Luca, la Passione e la Morte del Signore. Ad un tratto sentii come un tenero abbraccio che mi rapì per un attimo, fui accecata da un raggio del potente sole che splendeva.

Quello fu il giorno in cui decisi che sarei divenuta la sposa di Gesù, niente avrebbe potuto ostacolare la mia libera risposta all'invito di quel Dio che mi aveva amata, scelta e chiamata fin dall'eternità.

"Un sogno di adolescente ancora non matura", era l'idea di tutti.

Mi sentivo confusa sull'ordine da abbracciare, mi affidai nelle mani del mio parroco per poter fare la giusta scelta, il quale mi suggerì di partecipare ad un corso di Esercizi Spirituali dove ebbi modo di conoscere una ragazza (che poi avrei incontrato inaspettatamente in questo stesso monastero). La mia confusione scomparve allorquando lessi il libro "Storia di un'anima", che ella mi aveva suggerito in quei giorni di intensa preghiera: Santa Teresina mi aveva aperto gli occhi; divenne da quel momento la mia compagna di viaggio, la mia amica, la mia confidente.

Nel frattempo ero entrata in un Istituto di Suore Benedettine, ove rimasi per circa un anno. Fu un periodo di disagio, di insofferenza, di incomprensione da parte di tutti: la spina del Carmelo perforava il mio cuore sempre di più, facendolo sanguinare.

Non riuscendo più a vivere in quel modo, andai via e, accompagnata da mia madre, venni a visitare questo monastero: appena varcata la soglia, sentii in me il desiderio irrefrenabile di abbracciare quelle grate così austere, ma così piene d'amore.

Ed eccomi qui. Ogni giorno rendo grazie al Signore per avermi condotta nel deserto del Carmelo; qui, tra le dune della preghiera e del sacrificio, attingo l'acqua della Parola da riversare su tutti voi, su tutto il mondo. Anch'io vi aiuto, sono qui che prego e offro la mia anche per voi. E, con le lacrime agli occhi, ringrazio anche te, mia cara Teresa, poiché ti prendi cura delle tue sorelle; è qui, in questa clausura, che io mi sento davvero missionaria come te: tu insegnami a gridare l'amore nel silenzio, ad espanderlo nella preghiera, a donarlo gratuitamente nel nascondimento. È vero ciò che un giorno dicesti: "All'anima che ama nulla sembra impossibile".

Se tu che mi leggi senti qualcosa nel tuo cuore, non attendere, la tua sicurezza è solo il Signore."

Una postulante delle Carmelitane Scalze di S. Teresa, in Gallipoli

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Se vuoi conoscere meglio il nostro monastero e il rapporto unico che ci lega a Santa Tersina di Liusieux puoi leggere i seguenti libri:

- C. Casole, Il monastero delle Carmelitane Scalze di Gallipoli, Manduria 1982.
- C. Casole, La mia via è sicura, Manduria 1997.

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Se vuoi contattarci non esitare a metterti in contatto con noi. Il nostro monastero si trova nel centro storico di Gallipoli. Se vuoi potrai conoscere da vicino la nostra spiritualità, avviare un discernimento sulla tua vita o semplicemente unirti alla nostra preghiera…

MONASTERO DI S. TERESA
Priora: sr. Pasqualina DE ROSA
Via C. Muzio, 14
73014 GALLIPOLI (LE)