Seminaristi dei Seminari Maggiori

Chiariamo anzitutto alcune idee…(Torna all'indice)

La formazione al sacerdozio ministeriale avviene all'interno di un Seminario Maggiore. Le diocesi pugliesi dispongono di un unico Seminario Regionale per i giovani che desiderano avviarsi al presbiterato: il Pontificio Seminario Regionale Pugliese "Pio XI" che si trova a Molfetta (Ba). Qui normalmente si trascorrono almeno cinque anni per la formazione. Il giovane candidato riceve in questi anni tutti gli strumenti che lo aiuteranno nel discernimento personale sulla sua scelta di vita e lo accompagneranno progressivamente alle diverse tappe ministeriali fino all'ordinazione sacerdotale. Il cammino di formazione si articola in un lungo e ricco itinerario personale, fatto di vita comunitaria, di preghiera e discernimento vocazionale, di studi filosofico-teologici e di esperienze pastorali. La comunità del Seminario è formata dal Rettore, da diversi sacerdoti che prestano il loro servizio come Direttori Spirituali e Animatori, altri collaboratori sacerdoti e laici e naturalmente la comunità degli alunni. Al Seminario Regionale è annesso il Pontificio Istituto Teologico Pugliese della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale che cura la formazione filosofico-teologica dei seminaristi e rilascia i titoli accademici. Al Seminario Maggiore si accede sempre su presentazione del Vescovo diocesano e dopo una prima verifica del proprio orientamento vocazionale che dura almeno un anno, oppure tramite l'esperienza del Seminario Minore. Diversi giovani (e meno giovani) approdano anche al Seminario Maggiore dopo una laurea civile o un'esperienza lavorativa. Vi sono seminaristi che frequentano anche altri Seminari Maggiori presenti in Italia, secondo la consuetudine delle diverse diocesi e il giudizio del vescovo. Il primo punto di riferimento per avviare un discernimento sulla propria scelta di vita orientata al sacerdozio ministeriale o alla vita religiosa dovrebbe essere il proprio Parroco, un altro sacerdote, il Seminario Diocesano o direttamente il Vescovo.

Chi siamo e dove siamo (Torna all'indice)

Pontificio Seminario Regionale Pugliese " Pio XI"
Viale Pio XI, 36 70056 MOLFETTA (BA)
tel. 080. 33 41 701 - 080. 33 41 707 - 080. 33 41 622 fax 080. 33 52 682
e-mail: semregpuglia@tin.it
Rettore: LADISA Mons. Antonio

SITO INTERNET: PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE PUGLIESE

 

Beata Vergine Maria "Regina Apuliae" - Seminario Regionale (Molfetta )
Il dipinto, dono del Santo Padre Pio XII al Pontificio Seminario Regionale Pugliese e qui venerato col titolo di "Regina Apuliae", raffigura la Vergine in trono col Bambino. Si tratta di un autentico affresco riportato su tela, risalente al secolo XIV e presumibilmente di Scuola Romana, ancora sotto l'influsso bizantino. La sacra immagine, restaurata nel 1925 nei laboratori della Pinacoteca Vaticana, dopo essere appartenuta al Convento delle monache di San Cosimato in Trastevere, poi alla Sagrestia della Cappella Paolina e alla Floreria Apostolica, fu destinata alla Chiesa del Seminario e intronizzata nella sua Cappella l'8 dicembre 1942.

 

 

ANNO PROPEDEUTICO

CASTRIGNANO' Gianluca        (Copertino)

GALATI Giacomo                       (Melissano)

TARANTINO Davide                (Copertino)

 

1° ANNO

BIANCO Luigi -                     Parrocchia S.Agata (Gallipoli)

CORTESE Gabriele -             Parrocchia S.Agata (Gallipoli)

DE GIORGI Giovanni -          Parrocchia San Michele Arcangelo (Neviano)

DONATEO Dario -               Parrocchia San Giovanni Battista (Parabita)

SANTO Pierluigi -                 Fraternità Francescana (Casarano)

 

2° ANNO

TOMA Fabio -                      Parrocchia B.V. Maria Addolorata (Alezio)

 

3° ANNO

FERRARI  Tony -                 Parrocchia Maria Ss. Annunziata (Casarano)

 

4° ANNO

CALO’ Giuseppe -               Parrocchia Sacro Cuore di Gesù (Matino)

 

5° ANNO

PRASTARO Francesco  -   Parrocchia S. Nicola v. (Aradeo)



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6° ANNO - TIROCINO PASTORALE IN DIOCESI

FILONI Giovanni -                  Parrocchia B. V. Maria delle Grazie (Seclì)
MONTENEGRO Giuseppe - Parrocchia S. Giorgio (Matino)
TARANTINO Francesco  -      Parrocchia S. Maria degli Angeli (Nardò)

MUSCA Rocco Antonio -          Parrocchia B. V. Maria delle Grazie (Seclì)

 

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Pontificio Seminario Romano Maggiore
PIAZZA S. Giovanni in Laterano, 4 00184 ROMA
tel. 06. 69 886 464 - fax 06. 69 886 159
e-mail: segpsrm@tin.it
Rettore: TANI Mons. Giovanni

La Madonna della Fiducia è la patrona del Pontificio Seminario Romano Maggiore. La sua immagine (pittura su un piccolo ovale di rame) è venerata nella cappella-santuario situata nell'ala antica del Seminario, cappella già dedicata a San Nicola, una volta luogo di preghiera dei penitenzieri della Basilica Lateranense.

SITO INTERNET:  PONTIFICIO SEMINARIO ROMANO MAGGIORE

4° ANNO

VENNERI Quintino  -             Parrocchia Trasfigurazione di N. S. Gesù Cristo (Alliste)

 

 

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Almo Collegio Capranica
Piazza Capranica, 98 00186 ROMA
tel. 06. 69 20 541 - fax 06. 67 92 903
e-mail: almocoll@libero.it
Rettore: MANICARDI Mons. Gildo

                          SITO INTERNET:      ALMO COLLEGIO CAPRANICA

 


Antico e pregiato affresco di Antoniazzo Romano - sec. XV
- che raffigura la Vergine con il Bambino Gesù, Sant'Agnese, figura di vescovo (San Nicola da Bari?), i Cardinali fondatori Angelo e Domenico Capranica. L'affresco è custodito nella Cappella dell'Almo Collegio Capranica in Roma.


 

 

La Diocesi di Nardò-Gallipoli ha istituito presso l'Almo Collegio Capranica in Roma, due borse di studio (comprendenti la retta parziale per vitto e alloggio) intitolate alla memoria di "S.E. Mons. Vittorio Fusco, Vescovo di Nardò-Gallipoli". Attualmente le due borse di studio non sono assegnate.

 

Alunni diocesani presso l'Almo Collegio Capranica:

2°ANNO DI LICENZA

ALBANESE Don Luca, sacerdote
Licenza in Diritto Canonico (PUL)


PERSONE' Don Riccardo, sacerdote
Licenza in Teologia pastorale sanitaria (Camillianum)

 

 

Il Seminario Regionale (cenni storici) (Torna all'indice)

CENNI STORICI DEL PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE DI MOLFETTA

 
Il nostro Seminario regionale fu fondato dal Sommo Pontefice San Pio X. La sua attività ebbe inizio l'11 Ottobre 1908 a Lecce, presso l'Istituto "Argento", sotto la direzione dei padri Gesuiti, accogliendo i chierici dell'intera regione per la frequenza dei soli corsi teologici.
Con lo scoppio della I Guerra Mondiale, l'Istituto Argento fu requisito come ospedale militare e il seminario regionale, nel novembre 1915 si trasferì a Molfetta nei locali del seminario vescovile. Requisito anche quello vescovile, il regionale si trasferì temporaneamente nella vicina Terlizzi per il periodo 1917-1918.
Cessata la guerra, il Regionale si stabilì definitivamente a Molfetta e, oltre ai chierici della Puglia, cominciò ad accogliere anche quelli della Basilicata, divenendo così Appulo-Lucano.
L'accresciuto numero degli alunni spinse il Sommo Pontefice Pio XI ad avviare la costruzione del nuovo seminario, di cui si pose la prima pietra il 7 giugno 1925.
Dopo appena un anno, il 4 novembre 1926, l'edificio fu solennemente inaugurato dal Legato Pontificio, Card. Gaetano Bisleti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Seminari.
Inaugurate poi le nuove sedi dei Pontifici seminari regionali della Basilicata a Salerno nel 1932 e della Capitanata a Benevento nel 1934, quella di Molfetta rimase la sede del Seminario per le diocesi della Puglia centro - meridionale.
Dal I luglio 1968, per disposizione della Sacra Congregazione per l'Educazione Cattolica, il seminario passò sotto la legislazione della Conferenza Episcopale Pugliese.
Dal I ottobre 1969, per decisione della stessa Conferenza Episcopale, il liceo fu trasferito a Taranto presso il Seminario Arcivescovile di Poggio Galeso, mentre la sede di Molfetta fu riservata agli studi filosofici e teologici.

Il 12 settembre 1976, la Sacra Congregazione dei Vescovi, nell'ambito della ristrutturazione delle regioni ecclesiastiche d'Italia, stabilì che le diocesi della Capitanata facessero parte della Regine conciliare pugliese.
Attualmente nel seminario ha sede l'Istituto Teologico Pugliese che, aggregato dal 1992 alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale in Napoli, rilascia i gradi accademici del Baccellierato e della Licenza in Antropologia Teologica.

Francesco Marulli

Tappe della nostra formazione (Torna all'indice)

CURRICULUM RELATIVO ALLA NOSTRA FORMAZIONE PRESBITERALE

La vita formativa del Seminario si articola in due tappe fondamentali: il biennio filosofico - teologico e il quadriennio teologico-pastorale.

Biennio filosofico-teologico: Primo Anno - Secondo Anno

Quadriennio teologico-pastorale: Terzo Anno - Quarto Anno - Quinto Anno - Sesto Anno


BIENNIO FILOSOFICO - TEOLOGICO

Primo anno

Formazione della persona
La prima attenzione del giovane al suo ingresso in Seminario sarà dedicata al perfezionamento della propria indole. Il seminarista si formerà alla fortezza d'animo e a quelle virtù umane che sono tenute in gran conto tra gli uomini, quali la sincerità d'animo, il rispetto costante della giustizia, la fedeltà alla parola data, la gentilezza nel tratto, la discrezione e la carità nel conversare.
Particolare cura sarà dedicata al metodo e all'esperienza della meditazione, e alla pratica frequente della riconciliazione sacramentale.

Formazione alla vita comune
Si curerà che il giovane sviluppi i propri doni originali e irripetibili e si educhi " a vivere insieme".
In particolare apprenda ad ascoltare l'altro con attenzione e rispetto per comprendere difficoltà e problemi, ad accettare i limiti che l'orario e le condizioni della vita comune impongono, senza passività ma con disponibilità attiva e generosa.

Formazione culturale
La persona e la comunità si incontrano nell'impegno di educare al lavoro. Quello intellettuale, in particolare, educa il giovane alla comprensione delle molteplici dimensioni della realtà, attraverso un corretto metodo, e lo rende concreto e oggettivo.

Dimensione pastorale
L'iniziazione pastorale va condotta per gradi. Per questo il giovane di primo corso sarà praticamente impegnato solo nelle venti lezioni integrative delle scuole elementari o nella animazione dell'Oratorio interno festivo, con l'obbiettivo primario della conoscenza di alcune realtà pastorali e non dell'azione diretta.

Secondo anno

Formazione della persona
Il segno della maturità umana è la capacità di giudizio equilibrato e sereno sulle persone e sugli eventi. Su questo fondamento il giovane giungerà alla certezza morale della propria scelta vocazionale in un dialogo aperto e sincero con gli educatori.

Formazione della vita comune
Il cammino del precedente anno, centrato sulla progressiva comprensione e accettazione di sé, si aprirà ora alla collaborazione autentica in un clima di reale condivisione.

Formazione culturale
Perfezionando il proprio metodo di lavoro intellettuale, il giovane, impegnato nello studio delle scienze umane e introdotto al mistero della salvezza, mirerà all'acquisizione di una prima sintesi culturale incentrata sull'uomo.

Formazione pastorale
Obbiettivo di questa formazione in questo anno sarà la capacità di ascolto attento dell'uomo e dei suoi bisogni profondi, attraverso l'accostamento episodico e programmato di ambienti e situazioni umane, accostamento realizzato insieme con l'educatore.

Annotazioni conclusive
Questo cammino formativo disporrà il giovane a chiedere responsabilmente l'ammissione tra i candidati al Diaconato e al Presbiterato.

QUADRIENNIO TEOLOGICO-PASTORALE.

Terzo anno

Formazione della persona
Dopo aver lavorato alla scoperta della propria identità in rapporto agli altri e al disegno di Dio, in quest'anno il giovane si impegnerà a vivere un'esperienza soprannaturale, in sintonia con il proprio Battesimo; e, nell'ascolto della Parola di Dio della quale sarà ufficialmente proclamatore e testimone, giungerà a vivere di fede, speranza e amore.

Formazione alla vita comune
Il giovane vivrà i suoi rapporti con gli altri nel pieno superamento di un'ottica orizzontale, accogliendo la comunità come "dono che va continuamente chiesto al Signore e che si rivela nell'azione dello Spirito che libera dall'egoismo ed educa alla comunione".

Formazione culturale
Gli studi propri del terzo anno esigono una compenetrazione tra esistenza e mistero di Dio che si rivela. Il "Dio che parla" domanda di entrare come Parola viva nel cuore del giovane.

Formazione pastorale
Il futuro presbitero darà un'anima nuova alla propria esperienza pastorale, a misura della sua crescita umana e spirituale. Gli si propone, come specifica iniziativa dell'anno, di creare luoghi e strumenti di ascolto e di proclamazione della Parola.

Quarto anno

Formazione della persona
In continuità con la tappa precedente, il giovane riscoprirà il sacramento della Cresima, curando di testimoniare visibilmente le realtà vissute nel proprio cuore, e, lasciandosi guidare dallo Spirito, si introdurrà in una visione Eucaristica della sua vita personale e comunitaria, vivendo la spiritualità dell'accolitato.

Formazione alla vita comune
L'Eucaristia diventerà scuola di comunità nella misura in cui sarà vissuta come centro e forma dei rapporti quotidiani. In questa luce il giovane si educherà a vivere nel piccolo gruppo e nella grande comunità del Seminario, il Mistero Pasquale di Cristo.

Formazione culturale
Organizzando il suo impegno culturale attorno all'Eucaristia, il giovane imparerà, nelle situazioni e negli eventi della vita e del mondo intero, a giudicare secondo una mentalità di fede e di vita sacramentale.

Formazione pastorale
In quest'anno l'esperienza pastorale sarà caratterizzata da una particolare attenzione verso gli ultimi come espressione di una liturgia che continua nella vita. A tal fine si suggerisce l'iniziazione ai vari settori della pastorale della sofferenza.

Quinto anno

Formazione della persona
È il momento del passaggio dal "pedagogico" al "definitivo": si entra nel mistero ricevendo il dono di Dio che modifica la struttura profonda del giovane. Il diaconato configura specificatamente a Cristo che non venne per essere servito ma per servire, introduce nella comunione sacramentale con il Vescovo e con i Presbiteri e lo aiuta a cogliere la stretta relazione fra il servizio all'altare e il servizio ai poveri.

Formazione alla vita comune
Il primo dovere dell'ordinando è quello di plasmarsi "una personalità che, per quanto è possibile sia ponte e non diaframma per gli altri nell'incontro con Cristo.

Formazione culturale
Avviandosi verso il completamento degli studi, il giovane si adopererà per raggiungere una sintesi globale e personale, nella quale studio, preghiera e vita si ritrovino armonicamente e significativamente intrecciati.

Formazione pastorale
Ciò che caratterizza l'esperienza di quest'anno è la "carità pastorale", cioè quella "sempre più intensa partecipazione all'amore di Cristo per la sua Chiesa" dalla quale "deriva la decisione di dedicarsi alla missione, così da avere mani e piedi legati dallo Spirito, a servizio e a vantaggio di ciò che è utile a molti, in modo che siano salvi".

Sesto anno

Formazione della persona
La definitività del dono del Sacramento dell'Ordine, già ricevuto nel suo primo grado con l'Ordinazione Diaconale, chiama il candidato al Presbiterato ad assumere sempre più quella disposizione a servire il popolo di Dio con la Parola e i sacramenti, lavorando per la costruzione del Regno di Dio nel cuore degli uomini, in modo da poter guadagnare il maggior numero di fratelli a Cristo.

Formazione alla vita comune
La vocazione, sperimentale e approfondita attraverso il cammino formativo degli anni precedenti e sigillata dal dono dell'Ordine, deve ormai esprimersi in una fraternità sacramentale, che rende i futuri presbiteri già promotori di comunione all'interno del Seminario e, al tempo stesso, li inserisce progressivamente in quella "stretta unità che amalgama il presbiterio con il suo Vescovo e fa della loro comunione il segno di Cristo capo".

Formazione culturale
Il sesto anno deve assumere un particolare carattere di "sintesi", stimolando il giovane ad un "raccordo vitale tra i dati assimilati nello studio teologico e la diretta esperienza pastorale".
In particolare i giovani avranno cura di sviluppare temi più propriamente e direttamente riguardanti la situazione sociale della diocesi di provenienza, e soprattutto tenderanno ad acquisire un metodo di approccio che il futuro riserva sempre in modo imprevedibile e nuovo e un criterio di "giudizio", che sia aperto ad un continuo e permanente approfondimento.

Formazione pastorale
È un tempo di vero "tirocinio pastorale". Quest'anno, immediatamente precedente al presbiterato, deve favorire il passaggio graduale dalla vita di Seminario a quella del ministero pastorale a tempo pieno; il futuro pastore si introdurrà gradualmente "nelle esperienze e nelle responsabilità personali, a contatto con la situazione concreta e in verifica sempre più accurata delle proprie doti e attitudini".

A tal fine si propongono:
Incontri periodici pastorali con i singoli Vescovi degli alunni;
Conoscenze e studio dei piani pastorali delle proprie diocesi;
Iniziazione alle strutture pastorali e comunitarie a livello diocesano, regionale, nazionale;
Conoscenza delle pratiche giuridico-amministrative della parrocchia;
Accostamento teorico e pratico delle diverse forme di volontariato oggi emergenti nella Chiesa e nella società.

Conclusione

La configurazione a Cristo Pastore non termina con l'itinerario formativo del Seminario. "La chiamata da Dio, anche dopo l'ordinazione sacramentale, esige uno sviluppo sotto la guida dello Spirito, un continuo lavoro: è la formazione permanente".

Il progressivo itinerario di formazione umana, cristiana, e sacerdotale, verso la piena conformazione a Cristo, è facilitato dalla quotidiana e familiare attenzione alla Madre di Gesù, Maria".

Una testimonianza (Torna all'indice)

IO, TUO DONO
"Chi ama dimora nell'amore"

Scrivere la storia della propria vocazione e cercare di spiegare i motivi che mi hanno spinto ad un "Si" incondizionato e totale a Dio, è assai difficile, complesso, se non addirittura arduo.
Ci si accorge infatti che ognuno di noi nel corso dei suoi anni costruisce, giorno per giorno, una scala che conduce a Dio. Un giorno, poi Dio stesso ti chiama a percorrere quella scala in Cristo Gesù e tu allora sarai chiamato a rispondere…
Sin da bambino, spinto dai miei, imparai a svolgere con entusiasmo e passione il mio servizio all'altare partecipando alla vita parrocchiale e cercando di vedere anche le cose più nascoste.
La preghiera era un ripetere continuo le parole "Gesù" e "Dio" nelle quali racchiudevo un concetto che io stesso avevo elaborato di Dio. Arrivava l'adolescenza e con essa i primi sbandamenti, le prime vere delusioni ma anche piccole e grandi gioie che accompagnavano i miei progetti o la conquista di una ragazza.
Si cambiava scuola e nell'Istituto Professionale, ho conosciuto persone nuove, e con loro nuovi modi di fare e di pensare. L'amicizia profonda con i compagni è stata uno dei punti più forti della mia esperienza scolastica e gli impegni di rappresentanza mi hanno fatto vivere in modo più stretto e leale il rapporto con tutti.
Le difficoltà dei miei 16 anni hanno cercato di rompere quegli schemi nei quali racchiudevo il concetto di Dio, imparando ad accostarmi alla preghiera e ai sacramenti in modo più spontaneo, conoscendo la bellezza di un Dio che è infinito e immenso amore.
L'arrivo del nuovo parroco porta con sé tutto l'amore e la voglia di fare di un giovane, ed io fui subito contagiato dal suo entusiasmo. La mia voglia di dare trova il suo modo di esplodere nel servizio agli altri presso i gruppi che iniziavano a crescere, riscoprendo ogni volta una nuova gioia e una nuova carica.
La sua amicizia, la sua fiducia e il suo esempio erano ogni giorno una novità indimenticabile come se Dio scrivesse ogni cosa in un grande libro che è il mio cuore.
La mia preghiera diventava ora un bellissimo dialogo con Lui che ringraziavo per ogni cosa che nel suo amore in ogni cosa mi donava.
La responsabilità del gruppo ministranti mi ha fatto conoscere la realtà dei ragazzi imparando ad amarli per quello che sono e sanno dare.

Le esperienze con i giovani della mia parrocchia sono state ogni anno spunto di riflessione personale sulla situazione vocazionale da quando, tre anni fa in un campo scuola, mentre elevava l'Ostia al cielo, negli occhi del mio parroco scoprii tutto l'amore e la fiducia che egli riponeva in Cristo. E in quello stupendo spettacolo d'amore trovai la risposta a tutte le mie speranze, le mie richieste, le mie ansie e imparai ad attingere da Gesù Eucarestia forza, coraggio e costanza per andare incontro a Lui negli altri.
Pian piano ho scoperto che il sacerdozio era il progetto di Dio su di me perché in esso ho visto il mistero del donarsi a Dio e agli altri.
Proprio in contemporanea con la mia scelta di vita Dio mi ha fatto dono di amicizie vere, aperte e spontanee, attraverso le quali Egli stesso si è rivelato come bontà e grazia, forza e saggezza, aiutandoci a porre in Lui gioie e tristezze nel mentre ci sforziamo di vivere in un rapporto intimo con Lui.
Il ricordo costante e reciproco nella preghiera di ogni giorno è uno dei pilastri più sicuri della nostra amicizia e ognuno di noi si impegna "non per essere il primo, ma per permettere all'altro di esserlo" (San Gregorio Nazianzieno).

Un seminarista.

Esperienze e ricordi (Torna all'indice)

LA MISSIONE NELLA DEBOLEZZA.
45° CONVEGNO MISSIONARIO NAZIONALE DEI SEMINARISTI.

Dal 4 al 7 Maggio 2000 si è tenuto a Sacrofano a Roma il 45° Convegno nazionale missionario dei seminaristi. In più di 200 provenienti da tutta Italia, in 24 dal nostro seminario regionale, abbiamo preso parte a questa intensa esperienza formativa.
Il tema del convegno, "La missione nella debolezza" , è stato sviluppato attraverso diversi interventi e soprattutto da quelli di S.E Mons. Henri Theissier, arcivescovo di Algeri, di S.E. Mons. Corti, vescovo di Novara e di don Aldo Farina, prete Fidei Donum in Ciad.
Mons. Teissier ci ha portato la testimonianza diretta di una Chiesa che vive nella debolezza, una Chiesa ridotta ad una minoranza impercettibile in un Paese praticamente tutto mussulmano, dopo una storia fatta di limitazioni e persecuzioni, ma soprattutto segnata dal sangue di sacerdoti, religiose, religiosi e laici assassinati dagli estremisti islamici per il solo fatto di essere cristiani.
Per noi che viviamo in un contesto molto differente, questa testimonianza è soprattutto un richiamo a "non dimenticare che c'è, fuori dalle nostre chiese e dalle nostre assemblee liturgiche, un intero popolo da raggiungere, da incontrare nel nome del Signore Gesù, da servire e amare".
È proprio riguardo a cosa significhi "missione nella debolezza" nella nostra situazione italiana che è intervenuto Mons. Corti, Presidente della Commissione Episcopale per la collaborazione missionaria tra le Chiese. Egli ci ha ricordato come sia necessario considerare anche l'Italia una terra di missione e che, citando le parole del Papa al Convegno Ecclesiale di Palermo (1995), "la crisi del nostro paese non è superficiale, ma raggiunge livelli profondi della cultura e dell'ethos collettivo".
Una diretta testimonianza dalla terra di missione ci è stata offerta, a tal proposito, da Don Aldo Farina, sacerdote diocesano di Milano partito Fidei Donum a 62 anni a N'Djamena, in Ciad, insieme ad una coppia di giovani sposi. Questo modello di "fraternità missionaria" (un sacerdote e una famiglia) è improntato da Don Aldo secondo uno stile di sobrietà essenziale e di responsabilizzazione della comunità locale in terra di missione, coinvolgendola direttamente nell'attività pastorale e contrastando la mentalità di assistenzialismo dall'Italia, per far crescere una comunità della quale tutti i membri si sentano direttamente responsabili, anche economicamente.

Tutte testimonianze, quelle di questo convegno, ricche e intense che hanno sollecitato noi seminaristi ad approfondire la dimensione missionaria della nostra vocazione, ma che sicuramente interpellano ogni cristiano, chiamato a ripensare e a rimotivare la sua missione, non facendo affidamento solo sui propri mezzi e le proprie forze, ma prendendo coscienza della propria "debolezza", comprendendo, come ha detto in conclusione del suo intervento Mons. Corti, "di essere solo un piccolo frammento nel cammino del Regno di Dio che Dio ha voluto e che Dio realizza". Come diceva Paolo di se stesso scrivendo ai Corinti: Che cos'è mai Apollo? Che cos'è Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede. Io ho impiantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irriga è qualcosa, ma Dio che fa crescere. Noi siamo collaboratori di Dio (cfr. 1 Cor.3,5-9)".

Luigi Sandalo

 

Facoltà Teologica Pugliese (Torna all'indice)

SITO INTERNET: PONTIFICIA FACOLTA' TEOLOGICA PUGLIESE