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Due città, una diocesi (breve storia)
di Marina Manieri
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Il trenta settembre 1986, con il Decreto della Congregazione di Vescovi, veniva stabilita la piena unione delle due Diocesi "Neritonensis et Gallipolitanae". Il che, di fatto, ha rappresentato la unificazione di due realtà le cui vicende storiche si sono svolte parallelamente nei secoli, talora incrociandosi. Quale tra le due sia la più antica è stata materia di dibattito tra gli studiosi i quali, in maggioranza, propendono per la fondazione della Diocesi gallipolipolitana come anteriore rispetto a quella neretina: l'una sarebbe sorta nel VII sec., l'altra nell'VIII. Nel
suo scritto intorno alla Sede Vescovile di Nardò, invece, don
Emilio Mazzarella accenna alla esistenza della Diocesi neretina
prima dell'VIII sec., periodo nel quale giunsero sulle nostre coste i
monaci basiliani. La nostra documentazione non è tale da smentire o avvalorare
l'una o l'altra tesi, si può, tuttavia, azzardare l'ipotesi di una nascita
pressocché coeva delle due sedi nelle quali si suppone lo svolgimento
di un'opera di evangelizzazione vicina nel tempo. Da tenere in conto è,
inoltre, la forte personalità di entrambi i centri salentini, la cui storia
racconta di studi umanistici e scientifici, di edifici architettonicamente
significativi, di una grande civiltà, insomma, che dagli indigeni Iapigi-Messapi
in poi, si è arricchita, pur soffrendole, attraverso le dominazioni greca,
romana, bizantina, longobarda, normanna, sveva, francese, spagnola. La
documentazione relativa alla Diocesi di Nardò comincia, per noi,
con l'arrivo dei monaci greci-bizantini in fuga dall'Oriente iconoclasta,
nella seconda metà del VII sec.. Nel 726 era stato emanato l'Editto per
iconoclastia da parte dell'imperatore Leone III Isaurico, che consisteva
nella distruzione di tutte le immagini sacre le quali, a suo avviso, avevavno
fatto degenerare la religione cristiana in idolatria. I
monaci basiliani che avevano fatto rotta verso Occidente, trovarono
in Papa Paolo
I un generoso
protettore il quale, in una lettera apostolica "Clero et Populi Neritoni",
nel 761, decretò che, resasi vacante la Sede Vescovile neretina, si procedesse
alla elezione dell'Archimandrita (Padre Superiore) dei monaci greci. Ebbe
inizio, così, la serie dei priori che ressero la Diocesi
di Nardò fino al 1090 quando, Goffredo il Normanno, conte della città
salentina, ottenne da Papa Urbano II che la Diocesi e il monastero concessi
ai basiliani, fossero affidati ai benedettini. Essi, a loro volta, furono
estromessi dalla guida
della giurisdizione ecclesiastica nel 1413. Ma i monaci bizantini che
ressero la Sede Vescovile neretina per tre secoli, avrebbero fatto dono
alla città di reliquie sacre il cui culto e la cui venerazione durano
fino ai nostri giorni: il
braccio di San Gregorio Armeno e il
Crocifisso ligneo detto Nero,
le cui doti prodigiose sono note a tutti. La lettera del Pontefice lascia,
dunque, supporre lo svolgimento di una attività pastorale da parte del
Vescovo e del capitolo cattedrale in un periodo anteriore all'VIII sec. Quando
poi, per volere di Goffredo il Normanno i benedettini subentrarono ai
basiliani nella reggenza della Diocesi neretina assumendo il titolo di
Abati, Urbano II insignì il monastero del privilegio della protezione
della Santa Sede con indipendenza e della esenzione. A questo, nel corso
dei secoli, molti altri privilegi e donazioni si sono aggiunti per disposizioni
ecclesiastiche e governative.
All'interessamento del conte Goffredo si deve anche la costruzione di
una chiesa cristiana intitolata a S. Maria di Neritonio o Nerito ove,
pare, sorgesse un tempio pagano e dove oggi si trova la
Cattedrale dedicata alla S. Vergine Assunta, divenuta basilica
nel 1948. Il capitolo,
composto nel XII sec. da monaci e sacerdoti secolari. ebbe un regolamento
più tardi quando, salito al Soglio Pontificio Clemente
IV, questi invio nel 1265 a Nardò un Legato Apostolico che
riformò lo stato del monastero. Dopo l'oscuro periodo della cattività
Avignonese, durante il turbolento momento degli scismi, Nardò ebbe come
vescovo un frate che era stato nominato dall'Antipapa
Clemente
VII. E'
nel 1413 che Nardò, con Bolla Pontificia emessa da Giovanni
XXIII, diviene, definitivamente, Cattedra Vescovile ed il periodo
Abbaziale termina con l'elezione di Giovanni de Epifanis. Seguendo
le direttive del Concilio di Trento (1545-1563), Nardò divenne sede di
un Seminario
vescovile (oggi diocesano) tra il 1600 e il 1620. Appare
meno sofferta e travagliata, invece, le genesi della Diocesi di Gallipoli
che, iniziata in un periodo più remoto, giunse a conclusione attorno al
VII sec. Primo Vescovo ne fu San
Pancrazio che resse la città per alcuni anni; passato successivamente
in Sicilia, subì il martirio. Da San Pancrazio in poi, sono documentati
tutti i prelati che ressero la diocesi di Gallipoli che era dotata - come
Nardò - di una Cattedrale (dedicata a Sant'Agata) elevata anch'essa a
basilica nel 1946. Negli
archivi della Diocesi neretina è conservata la registrazione della serie
cronologica dei presuli tra i
quali va fatta menzione di Fabio Chigi - a Nardò dal 1635 al 1652 - che
rivestì la dignità del sommo grado divenendo Papa con il nome Alessandro
VII. Il
punto di svolta nella storia delle due sedi vescovili è arrivato, come
si diceva dall'inizio, nel 1986 con l'unificazione. Da
allora la unica Cattedrale è quella neretina mentre la chiesa di Gallipoli
è Concattedrale
e la sede della Diocesi è, appunto, presso l'unico palazzo Vescovile,
sempre a Nardò. Il
primo a rivestire il ruolo di Vescovo della neonata Diocesi è stato Mons.
Aldo Garzia al quale è subentrato, nel luglio del 1995, il
compianto Mons.
Vittorio Fusco venuto a mancare nel luglio dello scorso anno. Attualmente
la Diocesi è retta da S.E.Mons.
Domenico Caliandro, che ha iniziato il suo ministero come terzo
pastore della chiesa di Nardò-Gallipoli il 3 Luglio 2000. (Marina
Manieri) |