San Gregorio Armeno - Sant'Agata

San Gregorio Armeno, vescovo, patrono della diocesi (indice)

Nacque nell'Armenia Maggiore tra il 250 e il 260 da nobile famiglia. Dopo una felice esperienza di vita matrimoniale, abbracciò il sacerdozio e subì per quindici anni crudeli supplizi a causa della sua fede cristiana. In seguito alla conversione del re Tiridate, da san Leonzio di Cesarea di Cappadocia fu consacrato primo vescovo e patriarca d'Armenia. In questa veste promosse l'evangelizzazione della sua patria e l'organizzazione gerarchica della giovane Chiesa, per cui fu chiamato "l'Illuminatore dell'Armenia". Visse gli ultimi anni da eremita tra i monti Sepuh, dove morì tra il 328 e il 332. Già venerato fin dal secolo IX come patrono della città e del distretto ecclesiastico di Nardò, attualmente è patrono della nuova diocesi di Nardò-Gallipoli. Alla sua intercessione fu attribuita la protezione dei cittadini di Nardò, che nel terremoto del 20 febbraio 1743 ebbero quasi del tutto distrutta la loro città.

Il culto di San Gregorio a Nardò (indice)

Nel VIII secolo, durante il periodo iconoclasta in Oriente, alcuni gruppi di monaci greci, lasciando la patria, approdarono anche sulla costa jonico-salentina, portando con sé icone insigni e la venerazione di diversi santi dell'Oriente. Uno di tali gruppi arrivò anche nell'antica città di Nardò, portando in dono un avambraccio di San Gregorio e la prodigiosa immagine del Crocifisso "nero", mentre un altro gruppo condusse a Napoli altre reliquie del santo vescovo, tra le quali anche il suo capo. La festa di San Gregorio ricorre il 20 febbraio a ricordo del 20 febbraio 1743, quando intorno alla mezzanotte tutto il Salento fu scosso da un terribile terremoto, con probabile epicentro a Nardò. Caddero moltissime case e edifici di culto, come parte del Convento di San Domenico, la Chiesa del Carmine, la Chiesa dei Paolotti, parte del convento di Santa Teresa, un quarto della chiesa di Santa Chiara, il palazzo comunale dell'epoca (oggi sede della Pretura), la Chiesa dell'Incoronata, il Campanile della Cattedrale. Nonostante la violenza del sisma i morti furono relativamente pochi e ciò fu attribuito all'intercessione di San Gregorio, anche per altri prodigiosi fatti verificatisi in quell'occasione. Da allora la festa annuale del patrocinio fu fissata al 20 febbraio.

L'insigne reliquia dell'avambraccio, custodita gelosamente per secoli, fu trafugata la notte del 5 marzo 1975, durante un periodo di restauri in Cattedrale. Sua Eminenza il Cardinale Corrado Ursi, già benemerito vescovo di Nardò, poi arcivescovo di Napoli, volle offrire nel 1981 in occasione della riapertura della Cattedrale la reliquia del metacarpo di san Gregorio, insieme con il reliquiario che il Cardinale aveva fatto realizzare a sue spese. Nella Cattedrale si conserva inoltre il pregevole simulacro in argento di San Gregorio, dono di un altro celebre presule della sede neritina, Mons. Antonio Sanfelice, che lo fece realizzare a sue spese nel 1717.

Sant'Agata, vergine e martire, patrona della diocesi (indice)

Agata subì il martirio a Catania, probabilmente durante la persecuzione di Decio (251). Già nel sec. V il suo culto era notevolmente diffuso in Oriente e in Occidente, come testimoniano l'inserimento del suo nome nei canoni romano e ambrosiano e le innumerevoli chiese erette ovunque in suo onore. Verso il sec. V sorse una chiesa in suo onore a Roma e papa Simmaco le dedicò una basilica. Venerata come patrona dell'antica diocesi di Gallipoli, a lei fu dedicata la cattedrale di quella città riedificata nel 1126. Attualmente è celebrata come patrona della neova diocesi di Nardò-Gallipoli il 5 febbraio.

Il culto di Sant'Agata a Gallipoli (indice)

Le festività in onore della Patrona della Città di Gallipoli e della Diocesi si svolgono nel rispetto di una viva devozione, divenute tradizioni religiose profondamente sentite e seguite non solo dalla popolazione di Gallipoli, ma anche da quelle dei paesi circostanti. Le sacre funzioni in onore di Sant'Agata iniziano con il novenario che si svolge dal 26 gennaio al 4 febbraio, durante il quale i sacerdoti officianti all'altare della Santa ne rievocano la vita, il martirio e la santificazione; funzioni religiose che si concludono con il canto del responsorio e con la benedizione impartita con una preziosa reliquia della Martire.

Il 4 febbraio è dedicato alla processione che, partendo dalla Chiesa Cattedrale, si snoda per le vie del centro storico. Come per la processione di S. Sebastiano, compatrono della città di Gallipoli, vi partecipano le rappresentanze delle Confraternite con i rispettivi gonfaloni e insegne, il clero, il Capitolo, l'Ordinario Diocesano; tutti per l'occasione indossano i singolari piviali intessuti di oro del Settecento, poi il busto argenteo di S. Sebastiano che in questa processione precede quello di S. Agata, nel rispetto di uno scambio di precedenze che affonda le sue radici in una antica religiosità popolare. Seguono le Autorità civili e militari, le rappresentanze delle FF.AA. di stanza a Gallipoli ed un grandissimo numero di fedeli che cantano l'inno con il quale s'invoca la Santa a proteggere la Città che l'ha voluta Patrona.
Il giorno successivo, 5 febbraio, è interamente dedicato a venerare la Santa Martire. Per tutta la mattinata la Basilica Cattedrale è meta di devoto pellegrinaggio sino all'altare dedicato alla Santa, presso il quale vengono celebrate diverse S. Messe. Segue, poi, il Pontificale solenne presieduto dal Vescovo.
Per la ricorrenza il Vangelo viene declamato nell'antica melodia del canto in lingua greca, così come viene fatto per le "letture", e ciò a ricordo della liturgia greca osservata per secoli nei riti sacri dalla Chiesa gallipolitana: ne sono fedeli interpreti alcuni canonici e cantori del Capitolo Cattedrale.
La sera, infine, si svolge la funzione conclusiva con la celebrazione dell'Eucaristia all'altare della Santa, seguita dalla processione all'interno della Basilica Cattedrale con il busto argenteo della Martire Agata portato a spalla e con la benedizione ed il bacio della reliquia.
A partire dagli anni della seconda metà del Seicento, allo scopo di onorare in termini di maggiore solennità la Martire S. Agata, hanno avuto luogo delle rappresentazioni sceniche e musicali che riscuotevano grande plauso e commossa partecipazione di fedeli. (estratto da: A. Barbino, La Chiesa Cattedrale di Gallipoli, Galatina 1997).