VADEMECUM PER LA VISITA PASTORALE
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1. La Visita Pastorale
Cosa è la Visita Pastorale?
La Visita Pastorale è «un segno della presenza del Signore che visita il suo popolo nella pace» (Pastores gregis, 46). Con tale segno il Vescovo esercita il suo ministero, quello cioè di essere immagine viva di Gesù Buon Pastore che cura il gregge che gli è stato affidato con l’insegnamento, la santificazione e il governo, animato da vera carità pastorale al fine di perpetuare l’opera di Cristo, Pastore eterno. La Visita Pastorale è quindi «una delle forme, collaudate dall’esperienza dei secoli, con cui il Vescovo mantiene contatti personali con il clero e con gli altri membri del Popolo di Dio. E’ occasione per ravvivare le energie degli operai evangelici, lodarli, incoraggiarli e consolarli, è anche l’occasione per richiamare tutti i fedeli al rinnovamento della propria vita cristiana e ad un’azione apostolica più intensa» (Apostolorum successores, 221).
La Visita Pastorale costituisce inoltre, a norma del Codice di Diritto canonico, uno dei doveri più espressivi del Vescovo che ha l’obbligo di visitare tutta la diocesi almeno ogni cinque anni con la debita diligenza (cfr. CJC, c. 396 §1, c. 398), spinto dallo stesso entusiasmo evangelico degli Apostoli e dall’esempio dei pastori della Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi. La nostra realtà diocesana consente al Vescovo di avere già ordinariamente un rapporto piuttosto stretto e personale con tutti i presbiteri, le comunità religiose e le parrocchie, tuttavia è proprio la Visita pastorale che intensifica e rende visibile in modo eminente tale stretto legame del pastore con il suo gregge, presentandosi a tutti come principio e fondamento dell’unità nella Chiesa diocesana (cfr. LG, 23).
Perché una Visita Pastorale?
La Visita Pastorale risponde per sua natura ad una duplice finalità:
a) consentire al Vescovo una conoscenza diretta e più approfondita della sua diocesi, ravvivando il contatto personale col clero e con tutti gli altri membri del Popolo di Dio, informandosi con diligenza sulle situazioni e circostanze delle comunità ecclesiali, nonché vedere con i propri occhi le opere e le istituzioni che sono presenti sul territorio diocesano, affinchè ne tragga vantaggio il senso pastorale del suo governo;
b) in secondo luogo, la Visita Pastorale intende «ravvivare le energie degli operai evangelici», ossia incoraggiare, sostenere e richiamare tutti i fedeli al rinnovamento della propria coscienza e ad una più intensa attività apostolica, per verificare e determinare meglio le priorità del lavoro di evangelizzazione e i mezzi della pastorale organica.
A queste finalità generali delineate dal Magistero della Chiesa, il nostro Vescovo ha aggiunto nel Decreto di indizione alcuni obiettivi più particolari: la Visita Pastorale vuole, infatti:
a) incoraggiare un rinnovato incontro con Cristo, per ripartire sempre e nuovamente dalla presenza viva di Cristo nella Chiesa, affinché le comunità ecclesiali si interroghino sulla loro capacità di essere in vero ascolto della Parola di Dio e dei segni dei tempi per testimoniare con più slancio e coerenza il Vangelo di Cristo in un mondo che cambia;
b) valorizzare il senso di corresponsabilità nel Popolo di Dio, per verificare e incoraggiare il funzionamento degli organismi di partecipazione (Consigli pastorali) e la ministerialità di tutti i fedeli nei vari settori della vita pastorale, secondo gli auspici del rinnovamento conciliare (Concilio Vaticano II);
c) promuovere la comunione ecclesiale, incoraggiando a tutti i livelli il dialogo, il discernimento comunitario e la collaborazione per riscoprire la dimensione comunionale della diocesi e il valore della condivisione, specialmente nell’aiuto reciproco e nel servizio ai più lontani.
A chi è diretta la Visita Pastorale?
La Visita Pastorale non deve essere concepita come un semplice istituto giuridico, un adempimento burocratico del Vescovo o uno strumento d’indagine sulle parrocchie. Essa è piuttosto un’occasione preziosa per una conoscenza mutua tra Pastore e porzione del popolo di Dio a lui affidata: «un autentico tempo di grazia e momento speciale, anzi unico, in ordine all’incontro e al dialogo del Vescovo con i fedeli» (Pastores gregis, 46). La prospettiva più peculiare della Visita Pastorale è proprio quella dell’incontro con le persone: il primo posto spetta quindi alle persone, sia individualmente che a livello di gruppi e istituzioni, specialmente a coloro che prendono parte a vario titolo all’apostolato. Avranno ovviamente priorità i contatti con gli organismi pastorali, con i gruppi e le associazioni per verificare e incoraggiare il buon andamento delle comunità. Secondariamente la Visita Pastorale interessa anche le cose e i luoghi: per questo motivo il Vescovo delega ad alcuni Convisitatori il compito di esaminare le questioni di carattere più amministrativo, riservando a sé l’incontro con le persone. Nella visita al Popolo di Dio nessuno poi si senta escluso, credente o non-credente, trovando l’occasione di incontrare il Vescovo nelle forme e appuntamenti che vengono proposti: in particolare lo sguardo del Vescovo è chiamato a cercare «il diretto contatto con le persone più povere, con gli anziani e gli ammalati» (Pastores gregis, 46).
Quali altri incontri prevede la Visita Pastorale oltre le comunità parrocchiali?
Sono soggette alla Visita Pastorale tutte le realtà ecclesiali nell’ambito del territorio diocesano, anzitutto quindi le comunità parrocchiali, con le persone, le istituzioni cattoliche, le cose e i luoghi sacri presenti (cfr. CJC, c. 397, §1), incluse le chiese e gli oratori cui accedono abitualmente i fedeli, le scuole cattoliche e le altre opere ecclesiastiche affidate ai religiosi (cfr. CJC, c. 683, §§ 1-2, c. 806, §1), nonché le associazioni dei fedeli (cfr. CJC, c. 305). Il Vescovo potrà inoltre visitare i monasteri e le case religiose nei termini e nelle limitazioni poste però dalla norma canonica (cfr. CJC, c. 397, §2). Le diverse categorie dei fedeli potranno essere incontrati in alcuni ambiti emblematici della vita sociale (mondo del lavoro, della scuola, della sanità, del tempo libero) in misura ovviamente ragionevole per non snaturare il carattere prettamente ecclesiale della Visita pastorale e comunque solo su espresso invito delle autorità competenti o dei responsabili di tali ambiti civili. Anche se la Visita Pastorale non prevede di per sé speciali incontri con le Autorità civili, con i Consigli comunali o le Forze dell’Ordine è tuttavia possibile accogliere tali inviti che consentono una migliore conoscenza del territorio e uno scambio di idee, a condizione però che siano realmente desiderati, debitamente preparati e comunque mai imposti.
Qual è lo stile della Visita Pastorale?
La Visita Pastorale assume tutte le caratteristiche di un evento profondamente relazionale e comunionale: il suo stile pertanto è quello dell’ascolto, del dialogo e della comunione. Il primo ascolto è quello della Parola di Dio e del Cristo stesso, vivo ed operante nella Chiesa e nella storia, attraverso il dono dello Spirito Santo. E’ a lui anzitutto che occorre prestare il nostro orecchio, affinché lo riconosciamo sempre presente mentre ci avverte: «Ecco, sto alla porta e busso» (Ap 3,20). E’ con lui che occorre cercare nuovamente il dialogo e la comunione, nel discernimento spirituale e in una spiritualità che scava dentro al cuore delle persone e delle comunità. Da questo rinnovato incontro con il Cristo vivente scaturisce il bisogno di coltivare l’ascolto, il dialogo e la comunione a tutti gli altri livelli della Visita Pastorale. Tutti i fedeli, ciascuno secondo il proprio carisma, sono sollecitati dall’evento della visita a riscoprirsi non solo oggetti, ma soggetti dell’azione pastorale. Lo stile dell’ascolto, del dialogo e della comunione responsabilizza Vescovo, presbiteri, consacrati e laici a lasciarsi interrogare dagli altri, ad ascoltare i fratelli con attenzione e pazienza, per fare della Chiesa «la casa e la scuola della comunione» (Novo millennio ineunte, 43). Occorre quindi far nostra l’antica sapienza della Chiesa che incoraggia al più ampio ascolto di tutto il popolo di Dio, senza portare alcun pregiudizio al ruolo autorevole dei Pastori: «Significativo ciò che san Benedetto ricorda all’Abate del monastero, nell’invito a consultare anche i più giovani: “Spesso ad uno più giovane il Signore ispira un parere migliore”. E san Paolino di Nola esorta: “Pendiamo dalla bocca di tutti i fedeli, perché in ogni fedele soffia lo Spirito di Dio” (Novo millennio ineunte, 43).
Quanto tempo impiegherà la Visita Pastorale e da dove partirà?
Il territorio della nostra Chiesa diocesana in Nardò-Gallipoli è suddiviso in sei foranie che raccolgono in totale 72 parrocchie, presenti in ben 18 comuni. Tali foranie sono individuate per la condivisione di una certa area geografica, oppure per motivi storici. In linea generale è previsto che la visita si svolgerà per foranie e per singoli comuni, per aiutare il Vescovo ad uno sguardo d’insieme più omogeneo e per facilitare le parrocchie nella programmazione. Vi potranno tuttavia essere eccezioni motivate da particolari situazioni pastorali. Volendo il Vescovo trattenersi nelle singole parrocchie per circa 5/6 giorni (ca. 3 giorni nelle parrocchie più piccole) e dovendo programmare un sufficiente tempo per le attività ordinarie che ovviamente dovranno pur continuare, occorre prevedere, con la grazia di Dio, la durata di tre anni pastorali per lo svolgimento completo della visita (2006-2007, 2007-2008, 2008-2009). Essa avrà inizio alla fine di Settembre del 2006, partendo dalla comunità parrocchiale più giovane della diocesi, la Parrocchia dei SS. Giuseppe da Copertino e Pio da Pietrelcina, istituita in Casarano l’8 dicembre 2001. Per quella occasione in tutte le parrocchie e luoghi di culto della diocesi si abbia una speciale intenzione di preghiera durante le SS. Messe per l’apertura della Visita Pastorale. Un calendario presenterà le tappe seguenti e la previsione delle visite negli altri comuni e foranie; esso sarà sempre aggiornato sul sito Internet della diocesi, nonché attraverso le comunicazioni in occasione dei principali raduni diocesani. Essendo il tempo della Visita Pastorale sufficientemente dilatato per l’estensione della diocesi, non è necessario che tutte le parrocchie si preparino contemporaneamente alla visita del Vescovo, ma lo possono fare piuttosto in modo scaglionato secondo la prossimità del proprio turno. Rimane invece l’impegno di ricordare periodicamente nella preghiera individuale e comunitaria lo svolgimento della Visita Pastorale, affinché porti frutti di grazia.
Qual è la funzione dei Convisitatori?
Nella Visita Pastorale non si dovrà tralasciare l’esame dell’amministrazione e conservazione della parrocchia. Per tali aspetti il Vescovo ha nominato due chierici nella persona del Vicario generale e in quella del Vicario per gli affari amministrativi che lo aiuteranno in questo compito per verificare lo stato della parrocchia in relazione al decoro e all’efficienza dei luoghi sacri e delle suppellettili, alla conservazione del patrimonio artistico e liturgico, alla situazione economica e amministrativa, nonché in relazione all’ordine dei vari registri e libri parrocchiali (cfr. Apostolorum successores, 222). Gli aspetti organizzativi sono affidati invece al Segretario Generale della Visita Pastorale, il quale ha il compito di predisporre i sussidi per la preparazione e lo svolgimento della visita, di interloquire con i parroci per agevolare l’organizzazione del programma parrocchiale, di assicurare l’attuazione delle linee-guida e di accompagnare il Vescovo durante la visita (cfr. CJC, c. 396, § 2).
Quali sussidi saranno messi a disposizione?
Oltre al presente “Vademecum” che intende offrire una prima informazione sulla Visita Pastorale e alcune linee-guida per la sua attuazione, saranno consegnati alle parrocchie alcuni altri sussidi in occasione della preparazione remota:
1) un sussidio di approfondimento teologico e storico utile per la catechesi;
2) un sussidio liturgico utile per la preparazione della visita e il suo svolgimento celebrativo;
3) un questionario con traccia di riflessione per agevolare la redazione della “Relazione sulla situazione della parrocchia”. In prossimità della visita la diocesi metterà inoltre a disposizione delle parrocchie: 1) una “Lettera del Vescovo alle famiglie”; 2) manifesti ed eventuali altri supporti per l’informazione ecclesiale.
Saranno inoltre diffusi la “Preghiera per la Visita Pastorale”, redatta dal Vescovo e il Calendario della visita: quest’ultimo sarà sempre aggiornato sul sito Internet della diocesi e completato nel dettaglio nel corso della Visita Pastorale. Le singole parrocchie potranno aggiungere altri sussidi utili sia per la preparazione che per lo svolgimento della visita (ad esempio il calendario degli appuntamenti durante la Visita Pastorale in parrocchia, dispense catechetiche, libretti liturgici, pieghevoli o ricordini etc.); in questo caso si raccomanda di utilizzare il logo predisposto per la Visita Pastorale.
Cosa indica il logo scelto per la Visita Pastorale?
Il logo della Visita Pastorale intende riassumere lo spirito e lo stile di tale evento che costituisce «un autentico tempo di grazia e momento speciale, anzi unico, in ordine all'incontro e al dialogo del Vescovo con i fedeli» (Pastrores gregis, 46).
Pertanto gli elementi che costituiscono il logo sono : un vortice di movimento che rappresenta il dono dello Spirito che viene fatto alla comunità. Cristo, vivo e presente nella sua Chiesa, viene a visitare il suo popolo. Il Vescovo con il suo Pastorale, simbolo dell'autorità ricevuta da Cristo Buon Pastore, esercita il suo ministero grazie al dono dello Spirito Santo per vivificare la comunità ecclesiale in tutte le sue articolazioni.
In che modo il Vescovo viene tra di noi?
Il Concilio Vaticano II ha ricordato come «Gesù Cristo, Pastore eterno, ha edificato la santa Chiesa e ha mandato gli Apostoli come egli stesso era stato mandato dal Padre (cfr. Gv 20, 21), e ha voluto che i loro successori, cioè i Vescovi, fossero fino alla fine dei tempi pastori della sua Chiesa» (Lumen gentium, 18).
Questa dottrina dell’istituzione e della perpetuità dei Vescovi ci aiuta a riconoscere meglio il modo in cui il Vescovo intende venire a noi nella Visita Pastorale. Egli viene, infatti, come successore degli Apostoli e Pastore delle anime che desidera incontrare il suo gregge, porzione di Popolo di Dio individuata in un territorio, ossia la diocesi e in perfetta comunione con il Papa, vescovo di Roma e successore di Pietro, che presiede la Chiesa nella carità. Il Vescovo in Visita Pastorale deve essere quindi riconosciuto da tutti i fedeli come l’evangelizzatore, il maestro, il pastore e il grande sacerdote della Chiesa particolare (Cærimoniale Episcoporum, 1177). Come principio visibile e fondamento di unità della Chiesa diocesana (cfr. Lumen gentium, 23), il Vescovo compie la sua visita con i sentimenti di Cristo e con il cuore di padre che incontra i figli per illuminarli e incoraggiarli, confermandoli nella fede. Durante la Visita Pastorale e tramite essa, il Vescovo compie quindi il suo ufficio di insegnare, santificare e governare (munus docendi, santificandi, regendi).
Con quali atti il Vescovo compie il suo ufficio durante la Visita Pastorale?
La Visita Pastorale offre al Vescovo l’occasione di «perpetuare l’opera di Cristo, Pastore eterno» (Christus Dominus, 2). E’ questo infatti uno dei momenti privilegiati in cui «egli esercita più da vicino per il suo popolo il ministero della parola, della santificazione e della guida pastorale, entrando a più diretto contatto con le ansie e le preoccupazioni, le gioie e le attese della gente e potendo rivolgere a tutti un invito alla speranza» (Pastores gregis, 46).
Nel concreto il Vescovo predicherà la Parola di Dio e come maestro autentico, rivestito dell’autorità di Cristo, esorterà tutti a cercare e a custodire la verità nelle cose che riguardano Dio e la Chiesa, sapendo che il vero annuncio esige anche l’ascolto, il dialogo e la riflessione per essere fedeli a Dio e agli uomini del nostro tempo (cfr. Gaudium et spes, 40-45); egli celebrerà i Sacramenti e presiederà la preghiera comunitaria, consapevole che la Chiesa non ci appartiene, ma ci è donata dallo Spirito e da lui riceve sempre vita e alimento per condurre tutti i credenti alla santificazione personale; in fine il Vescovo eserciterà il suo ufficio di governo nella carità pastorale verso tutti i fedeli senza distinzione, facendosi prossimo soprattutto a chi è debole o scoraggiato, favorendo e sollecitando le diverse forme e opere di apostolato, nonché difendendo l’unità della Chiesa attraverso la vigilanza sulla disciplina comune e sull’osservanza delle leggi ecclesiastiche per prevenire e correggere eventuali abusi.
Come attendere il Vescovo?
Lo sguardo dei fedeli sul Vescovo e sulla sua visita deve essere quello della fede. Come successore degli Apostoli ed immagine di Gesù Buon Pastore, il Vescovo viene per rendere presente il Cristo vivente in mezzo al suo popolo. Per le comunità ed istituzioni che ricevono la visita del Vescovo, essa «è un evento di grazia che riflette in qualche misura quella specialissima visita con la quale il “supremo pastore” (1 Pt 5,4) e “guardiano delle nostre anime” (cfr. 1 Pt 2,25), Gesù Cristo, ha visitato e redento il suo popolo (cfr. Lc 1, 68)» (Apostolorum successores, 221). Occorre quindi rendere docile il cuore a lasciarsi incontrare ed interrogare da Cristo stesso nel discernimento pastorale, affinché la visita non cada nel vuoto delle formalità. Dedicando il giusto tempo alla preghiera e alla riflessione sul significato della visita, è necessario aprirsi a veri percorsi di dialogo e di verifica nelle comunità, specialmente in riferimento al cammino pastorale post-conciliare per vedere in che modo la nostra Chiesa di Nardò-Gallipoli risponde alla chiamata di Cristo, agli auspici del Concilio Vaticano II e alle indicazioni pastorali più recenti della Chiesa in Italia. I sussidi e i suggerimenti operativi in prossimità della Visita Pastorale potranno aiutare questo compito.
Quali atteggiamenti suggerisce la Visita Pastorale?
Durante la Visita Pastorale il Vescovo intende comportarsi con semplicità e amabilità, essendo preoccupato unicamente di incontrare il suo gregge, di saperlo ascoltare e di farsi comprendere da tutti nell’esercizio delle sue funzioni di maestro, pastore e padre (cfr. Apostolorum successores, 224). Le forme degli incontri e delle celebrazioni dovranno essere pertanto sobrie e familiari, evitando spese superflue e ostentazioni mondane (cfr. CJC, c. 398). Ciò non impedisce, tuttavia, «le semplici manifestazioni festive, che sono la naturale conseguenza della gioia cristiana ed espressione di affetto e venerazione per il Pastore» (cfr. Apostolorum successores, 224). I fedeli da parte loro sapranno accogliere il Vescovo con autenticità ed affetto, esercitando uno sguardo di fede e di speranza sulle proprie comunità per evidenziare soprattutto il bene e i doni di Dio, ma anche i problemi reali e gli obiettivi che ancora devono essere raggiunti nell’azione pastorale. In tutti quindi l’atteggiamento di fondo deve essere quello della reale disponibilità al rinnovamento, della riconciliazione e della comunione vera, della creatività nella fedeltà al Vangelo senza cedere alla tentazione della critica generica, del vittimismo e del rifugio nei luoghi comuni che spesso conducono al fatalismo sterile e paralizzante.
3. Lo svolgimento della Visita Pastorale
In che modo le comunità si prepareranno alla Visita Pastorale?
Affinché la Visita Pastorale non scivoli nel vuoto di un fatto meramente burocratico o celebrativo, o si risolva in un’accozzaglia di incontri e appuntamenti superficiali, è necessario curare bene tutte le tappe di questo evento di grazia: la preparazione remota, la programmazione immediata, lo svolgimento in parrocchia e la verifica finale. Durante queste quattro tappe dovrà essere sempre presente e fondante il primato della dimensione spirituale: a tutti viene chiesto il dono della preghiera, in modo speciale sarà chiesto alle singole suore claustrali dei quattro monasteri della diocesi di «adottare una parrocchia» per la quale pregare in modo speciale nell’anno in cui arriverà la visita del Vescovo, il quale viene per cercare le sue pecore, averne cura e radunarle in unità (cfr. Ez 34, 11ss). Non sarà inoltre necessario che tutte le parrocchie si preparino contemporaneamente alla Visita Pastorale. Essendo essa, infatti, dilatata nel tempo per ovvie ragioni organizzative, le singole parrocchie potranno avviare la preparazione remota nel tempo più opportuno.
In cosa consiste la preparazione remota?
La Visita Pastorale richiede un’adeguata preparazione delle singole comunità. La preparazione remota può avere inizio circa cinque o sei mesi prima del suo effettivo svolgimento, attraverso le seguenti iniziative:
1) Incontro dei presbiteri della forania (o di un Comune) con il Segretario della Visita Pastorale per consegnare e per illustrare i sussidi che accompagno lo svolgimento della Visita Pastorale e per concordare eventuali appuntamenti da condividere sul territorio della forania (o del Comune);
2) Incontro dei parroci e dei presbiteri con i propri Consigli Pastorali, per leggere e commentare il Decreto di indizione della Visita Pastorale e conoscere gli altri sussidi. Nei Consigli Pastorali Parrocchiali si programmeranno quindi specifiche iniziative (anche inter-parrocchiali) per consentire ai fedeli di comprendere il significato della visita e alcuni temi dottrinali collegati ad essa (ad esempio mediante qualche ciclo di conferenze o predicazioni sulla natura della Chiesa, sulla comunione gerarchica, sul servizio episcopale, sull’azione pastorale della parrocchia, sui documenti del Concilio Vaticano II e del Magistero ecclesiologico più recente). La Visita Pastorale sia quindi l’occasione per una buona catechesi ecclesiologica, alla luce dei principali documenti del Concilio Vaticano II e del Magistero più recente: solo un’adeguata ecclesiologia potrà aiutare il discernimento pastorale e la valutazione delle singole questioni.
3) Per mettere in risalto l’aspetto spirituale e apostolico della Visita Pastorale si può anche programmare un corso di missioni popolari che raggiunga un numero più esteso di persone, specialmente quelle lontane dalla pratica religiosa, oppure un Triduo di predicazione nell’imminenza della Visita (cfr. Apostolorum successores, 223);
4) Coinvolgimento della comunità parrocchiale non solo a livello catechetico, ma anche spirituale, servendosi delle indicazioni del sussidio liturgico;
5) Compilazione della “Relazione sulla situazione della parrocchia” attraverso le risposte obiettive all’apposito questionario che viene consegnato nella riunione con i parroci. Direttamente il questionario è rivolto al parroco, ma per poter dare risposte adeguate è indispensabile coinvolgere la responsabilità del Consiglio Pastorale Parrocchiale, o laddove non esiste almeno di alcuni laici più sensibili e preparati, in modo che la relazione rispecchi non solo l’opinione pur autorevole del parroco, ma risulti da un serio lavoro di riflessione e di verifica condivisa. La relazione è quindi una preziosa occasione di vero studio della realtà parrocchiale, di dialogo e di verifica pastorale, alla quale si dovrebbero dedicare diverse riunioni, sempre in un clima di preghiera e di confronto costruttivo. La sua stesura finale sia fatta conoscere al Consiglio Pastorale Parrocchiale (o meglio ad un'Assemblea Parrocchiale più allargata). Si eviti inoltre di presentare una situazione non aderente alla realtà, o di scadere in forme di sterili lamentele che non vedono anche i risultati positivi raggiunti e i segni di bene nella comunità. Non si intenda inoltre la Relazione come un semplice fatto burocratico, ma come uno strumento che servirà anzitutto la stessa parrocchia a rifocalizzare alcuni punti-chiave della programmazione pastorale. La relazione verrà quindi consegnata al Vescovo almeno due settimane prima della Visita, secondo le modalità che saranno indicate nel questionario. In via riservata, il parroco potrà aggiungere sue personali osservazioni su particolari problemi.
In cosa consiste la programmazione immediata?
In prossimità dell’inizio effettivo della Visita Pastorale, ossia circa due settimane prima, è bene programmare i seguenti appuntamenti:
1) Consegna al Vescovo della “Relazione sulla situazione della Parrocchia”;
2) Distribuzione a tutti i nuclei familiari della parrocchia della “Lettera alle famiglie” preparata dal Vescovo, alla quale si allega il programma dettagliato della Visita;
3) Proposta di qualche iniziativa catechetica e spirituale in preparazione alla Visita ed intensificazione della preghiera per disporre la comunità ad un vero atteggiamento di fede che riconosce nel ministero del Vescovo lo stesso Signore Gesù che viene a visitare il suo popolo (Lc 1, 68; 7, 16);
4) Circa una settimana prima della visita si stabilirà l’incontro in parrocchia con i due Convisitatori che hanno il compito di esaminare diligentemente le cose e le strutture. Alla presenza del Parroco e possibilmente del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, si esamineranno in particolare: registri che riguardano l’attività amministrativa della parrocchia e di altri eventuali enti ecclesiastici soggetti alla visita; registri anagrafici e dei Sacramenti; registri delle SS. Messe; archivi storici; stato di conservazione della Chiesa e dei locali annessi e di altri luoghi di culto o cappelle esistenti; verifica dell’Inventario e stato di conservazione di suppellettili e arredi sacri. Una relazione redatta dai due Convisitatori sarà data al Vescovo in modo che già durante la Visita possa eventualmente indicare soluzioni adeguate ai problemi più seri.
Come si svolgerà la Visita Pastorale in parrocchia?
La Visita Pastorale si svolgerà secondo il programma presentato al Segretario della visita e concordato con il Vescovo almeno un mese prima dalla data d’inizio. Di per sé non c'è uno schema uguale per tutte le parrocchie, ma si intende lasciare spazio alla sensibilità delle singole comunità. La Visita Pastorale si avvia generalmente la domenica in una celebrazione festiva (oppure il sabato sera). Il Cærimoniale Episcoporum prevede un sobrio ma solenne Rito di accoglienza come segno di amore e di devozione del popolo di Dio verso il proprio Pastore (cfr. CE 1179). Il sussidio liturgico offrirà tutte le indicazioni necessarie anche per le eventuali altre celebrazioni che si possono programmare durante la visita. Si tenga inoltre presente:
1) La Visita ha una durata di ca. 5/6 giorni (3 per le comunità più piccole).
2) E’ auspicabile che il Vescovo amministri il sacramento della Cresima durante la visita.
3) Nel corso della settimana sono previsti incontri prolungati e individuali con ciascun presbitero della parrocchia ed eventuali diaconi, con i membri delle comunità religiose presenti in parrocchia.
4) Sono previsti gli incontri con il Consiglio Pastorale Parrocchiale e gli altri principali organismi pastorali (Consiglio Affari Economici, Catechisti, Caritas parrocchiale, Azione Cattolica, Confraternite, altre associazioni ecclesiali). Nei momenti di incontro con i gruppi è auspicabile consegnare al Vescovo il testo scritto delle relazioni a cura dei laici responsabili.
5) Si dovranno prevedere inoltre alcuni momenti in cui il Vescovo riceverà nel colloquio individuale i fedeli che desiderano liberamente incontrarlo; importante sarà anche l'incontro del Vescovo con alcuni ammalati.
6) Secondo la sensibilità di ciascuna parrocchia si possono programmare inoltre le seguenti iniziative: incontro con i ragazzi/giovani/nubendi; incontro con i genitori; incontri con alcuni ambienti emblematici della vita sociale (mondo del lavoro, della scuola, della sanità, del tempo libero); incontro con il Sindaco o il Consiglio Comunale/Autorità civili, con le Forze dell’ordine (ma sempre e solo su esplicito invito dei soggetti o enti interessati).
7) A livello celebrativo è possibile programmare iniziative per anziani e ammalati (Sacramento dell’unzione), per le vocazioni e i giovani, per i defunti (al Cimitero) o altre proposte che la sensibilità delle parrocchie suggerisce.
8) Si curi la dimensione comunicativa con il territorio, servendosi dei sussidi per la comunicazione sociale preparati dalla diocesi (manifesti e altro) che segnalano lo svolgimento della Visita Pastorale (cfr. Apostolorum successores, 223), individuando però anche forme proprie e originali della parrocchia che sensibilizzino i fedeli sullo svolgimento della visita (ad esempio locandine con programma dettagliato, allestimento di una mostra da parte dei giovani, concorso artistico per ragazzi, contatti con la stampa locale, altre forme di comunicazione…)
9) Lo stile degli incontri sia sempre quello già richiamato in questo sussidio, ossia la semplicità, la familiarità e la sobrietà; non si escludano tuttavia «le semplici manifestazioni festive, che sono la naturale conseguenza della gioia cristiana ed espressione di affetto e venerazione per il Pastore» (Apostolorum successores, 224).
Cosa fare dopo la visita?
Conclusa la Visita Pastorale il Vescovo redige un documento che testimonia l’avvenuta visita in parrocchia. In esso si ricorda lo svolgimento della visita e si stabiliscono quei punti utili per l’ulteriore cammino pastorale della comunità (cfr. Apostolorum successores, 225). E’ auspicabile che il Consiglio Pastorale Parrocchiale si confronti su tale documento e proceda ad una verifica finale che faccia emergere gli obiettivi prossimi dell’azione pastorale parrocchiale. Si conservino inoltre nell’archivio parrocchiale tutti i documenti, le relazioni, la cronaca e alcuni ricordi fotografici relativi all’evento. La visita non sia pertanto considerata un punto d’arrivo, né tanto meno un punto di partenza assoluto: essa è una sosta, un tempo di grazia e un momento speciale per riprendere il cammino ordinario della vita parrocchiale in modo però più consapevole e più aderente al Vangelo, con rinnovato slancio apostolico per rendere testimonianza veramente credibile di Cristo Signore in mezzo agli uomini del nostro tempo.
TESTI CITATI
Codex Juris Canonici [= CJC, Codice di Diritto canonico] (1983).
CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione Lumen gentium (1964).
CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione Gaudium et spes (1965).
CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto Christus Dominus (1965).
CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto Apostolicam actuositatem (1965).
CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Decreto Ad gentes (1965).
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Orientamenti pastorali Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (2001).
CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (2004).
CONGREGAZIONE PER I VESCOVI, Direttorio per il Ministero Pastorale dei Vescovi Apostolorum successores (2004).
GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Christifideles laici (1988).
GIOVANNI PAOLO II, Lettera apostolica Novo millennio ineunte (2001).
GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica Pastores gregis (2003).