Pastorale della salute e Parrocchia

Agata De Donatis

 

Introduzione

La parrocchia, pur fra le tante difficoltà, ha costituito nei secoli il vero punto di forza della vita cristiana, e ancora oggi continua ad essere la forma principale di presenza nel territorio e nella vita della gente.

Dice la Christifideles  Laici al n. 26 che la parrocchia “è l’ultima localizzazione della Chiesa, e in un certo senso la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie”.

Proprio perché vive in mezzo alle case della gente è il luogo ordinario dell’esperienza cristiana che cerca di cogliere alla luce del Vangelo tutti gli aspetti della vita delle persone, nelle sue diverse fasi. E’ come “la  fontana del villaggio alla quale tutti accorrono per la loro sete”.  Deve essere perciò aperta a tutti, sani o malati, ponendosi al servizio di ognuno, specialmente dei più deboli.

Il Papa Giovanni Paolo II in un discorso così si esprime:

“La vitalità e lo spirito evangelico di una comunità parrocchiale si misurano dall’attenzione che essa offre agli infermi della parrocchia stessa; la sollecitudine per i sofferenti costituisce per una comunità cristiana una delle credenziali più convincenti per essere una vera comunità di fede, di carità e di fedeltà a Cristo”.

 

1. La presenza della persona disabile

La presenza della persona disabile e sofferente prima  di essere pre-occupante è pro-vocante, come provocante è la presenza di fronte a ogni uomo e ogni donna dell’altro/altra da sé: provocante è la presenza della persona disabile non solo perché richiama attenzione e rispetto, ma perché spinge ciascuno di noi a mettersi in discussione:

 

2. La comunità cristiana e i disabili-sofferenti

Possiamo dire che di una maggiore sensibilità nei confronti delle persone disabili si è fatta interprete non solo la società civile, ma la stessa comunità ecclesiale, anche come effetto di un cambiamento della lettura socio-culturale circa l’handicap. Anche nella nostra diocesi di Nardò-Gallipoli non sono mancate, e non mancano tuttora, Associazioni e Movimenti cristiani che accompagnano, in forme diverse, fratelli e sorelle con deficit fisici, sensoriali, psichici in percorsi di integrazione umana, di evangelizzazione, di sostegno alla vita di fede e di coinvolgimento attivo nella testimonianza cristiana. Tuttavia va notato come gli sforzi di tali iniziative e gruppi di non essere puramente auto-referenziali, ma di radicarsi dentro il tessuto ordinario della vita parrocchiale, non siano ancora pienamente corrisposti dai pastori e dalle comunità, nonostante la piena disponibilità di gruppi specifici a lavorare in questa direzione.

A riguardo del mondo della disabilità e sofferenza, e in senso più ampio della testimonianza della carità e dell’azione della marginalità umana e sociale, può valere quella logica di “delega in bianco” a quanti, per carisma o doti personali, continuano con passione e tenacia a perseguire progetti e traguardi possibili.

E’ importante ricordare che la presenza nella comunità di persone disabili e sofferenti comporta, più che la messa in opera di attività specifiche, un fecondo ripensamento di quello che la parrocchia, “Chiesa che vive fra le case degli uomini”, è a partire dalle sue radici evangeliche. Nell’attenzione ai sofferenti emerge la necessità di dare maggiore visibilità a ciò che sostanzia la vita di quel tessuto relazionale e di vita comune “nel Signore” e di fedeltà “al Signore” che è la comunità.

La comunità parrocchiale deve essere il luogo privilegiato dove dar vita a:

3. Oltre …la Giornata Mondiale del Malato

Il dinamismo della vita cristiana e l’impegno missionario che appartiene ad ogni battezzato ci suggeriscono di trovare nuove strade per continuare il cammino di condivisione con i fratelli e sorelle sofferenti, anche dopo la Giornata Mondiale del Malato. Limitarsi allo spazio di un giorno festoso e celebrativo, vorrebbe dire arrendersi ad un buonismo di circostanza, davvero irriverente nei confronti di questi fratelli e delle loro famiglie.

“Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”: la domanda della folla al termine del discorso di Pietro (cfr. At 2, 37), ci richiama ad una concretezza davvero necessaria. Si tratta di trovare idee e proposte, che rendano operativo il cammino accolto nell’ascolto della Parola e celebrato nell’Eucaristia; si tratta di far nascere dai segni della Chiesa – Parola, Sacramento e Ministero i segni del Regno, come nuova qualità nella storia degli uomini, come liberazione da ogni alienazione e sviluppo integrale della persona. La capacità di amare e servire l’altro, che si radica nell’Eucaristia, non esclude il protagonismo positivo della persona ammalata o disabile, in un’opera di evangelizzazione che non fa sconti rispetto all’operosità di coloro comunemente chiamati “sani”.

 

4. Proposte operative

Conclusione

L’attenzione ecclesiale ed evangelica per le persone disabili e sofferenti ha come traguardo quello di aiutare ogni persona a non essere impedita, sia nella sua capacità di libertà che nel suo desiderio di felicità; altro traguardo è quello di compiere i propri personali passi, non solo nella vita quotidiana familiare e sociale, ma anche nel cammino spirituale e di fede, comunicando e vivendo questo, in sincerità, nella comunità cristiana dei fratelli e delle sorelle di Gesù.

Chiudo queste riflessioni con uno scritto di una sorella gravemente ammalata, molto vicina a noi: Maria Antonietta Resta, di Neviano, morta nell’aprile 1999:

 

"La mia vita di sofferente trova pace e pienezza quando esce dall’egoismo per farsi

Dono d’Amore a Dio per il bene di ogni uomo, per la santità della Chiesa,

per la conversione del mondo. E il mio dolore si cambia in Beatitudine e gioia!

Sulle ginocchia della Madre, Maria, la mia vita di sofferente impara la lezione

più alta dell’Amore,e si fa capace di donarsi per la redenzione dell’umanità.

Prendimi sulle tue ginocchia,

o Madre!

Là imparerò l’Amore!A fare della mia vita di sofferenza un “Dono” da offrire a Dio

per la riconciliazione e la pace del mondo."


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